Chemio in ritardo, morì a 14 anni: niente sconto di pena per i genitori
La Corte d’Assise di Vicenza respinge il rito abbreviato per i genitori del 14enne morto di osteosarcoma dopo il ritardo nelle cure chemioterapiche

Nessuno sconto di pena per i genitori di Francesco, il ragazzino ucciso a 14 anni da un osteosarcoma nel gennaio del 2024. Martedì mattina la Corte d’Assise di Vicenza ha negato il rito abbreviato ai genitori Martina Binotto e Luigi Gianello di Costabissara, rispettivamente di 51 e 52 anni, accusati di omicidio per aver ritardato le cure chemioterapiche al figlio, seguendo nel frattempo le indicazioni dei seguaci del metodo Hamer.
Metodo secondo cui il tumore è il risultato di un conflitto psichico da rimuovere e contro il quale i farmaci a nulla servono. La difesa aveva chiesto il rito alternativo, l’accusa si è opposta sostenendo che non c’erano elementi per riqualificare il reato (di fatto per derubricarlo). E la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Matteo Mantovani, ha deciso di procedere con il dibattimento.
Mamma e papà in aula
I coniugi, presenti ieri in aula, sono accusati di un reato da ergastolo. Ma a occupare i loro pensieri, più che la sorte giudiziaria, resta la sofferenza insuperabile per la perdita di un figlio: «Chi non è madre non può capire», le parole della donna.
«E ora è una tragedia che rivive», hanno spiegato i coniugi tramite i loro legali, gli avvocati Lino eJacopo Roetta. Martina Binotto racconterà in udienza a primavera, la sua verità.
La coppia comunque ha preso le distanze dalle terapie alternative. Verranno inoltre sentiti i consulenti tecnici: il professor Daniele Rodriguez dell’Università di Padova e l’oncologo Davide Pastorelli del Pederzoli di Peschiera del Garda per la difesa; i professori Andrea Porzionato e Andrea Angelini per l’accusa, rappresentata dal pm Paolo Fietta, titolare delle indagini. Che ieri ha fatto acquisire agli atti nuovi documenti.
La sospensione della potestà
Un piccolo colpo di scena c’è stato in aula quando il pm Fietta ha presentato alla Corte un plico proveniente dal tribunale dei Minori di Venezia. Si tratta della documentazione con la quale i magistrati, nel 2023, decisero la sospensione della patria potestà ai Gianello.
Il provvedimento, scattato a seguito di una segnalazione nella quale si prospettava un ritardo nelle cure al ragazzino, era stato successivamente revocato. Questo avveniva nell’ultimo periodo di vita di Francesco, che tornò a casa.
Ma ci sono altri documenti che la Procura ha appena depositato e che potrebbero determinare ulteriori, futuri, sviluppi del caso che ricorda da vicino quello della padovana Eleonora Bottaro, la studentessa morta a 17 anni nel 2016 per leucemia, dopo il rifiuto della chemio e l’affidamento al metodo Hamer; i genitori furono condannati a 2 anni.
Le telefonate sospette
Lo scorso 9 gennaio il pm Fietta ha presentato un supplemento di indagine che fa riferimento a un vorticoso giro di telefonate da parte di seguaci del metodo Hamer, a partire dal giorno in cui la stampa dà notizia del rinvio a giudizio dei due genitori, nel settembre dello scorso anno. E, in questo ambito, sarebbero stati contattati anche testi della Procura. A quale scopo? La necessità di chiarire tale aspetto potrebbe aprire un nuovo capitolo nell’ambito della vicenda giudiziaria.
In tal caso dovrà essere definito anche il ruolo di Matteo Penzo, il medico del Veneziano vicino alle teorie di Hamer, già finito al centro di accertamenti da parte d ell’Ordine dei Medici. Penzo è stato chiamato in causa dai genitori di Francesco e lui ha escluso qualsiasi responsabilità.
«Non somministro terapie alternative», ha dichiarato al nostro giornale, «Se i genitori hanno deciso di tardare le cure non è per una mia indicazione. Io vado in cerca della causa, lavoro sulle motivazioni, sui fattori che possono avere tolto serenità alla persona». —
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