Caso Venezi, FdI torna a difenderla, la Rsu: «Noi minacciati sui social»

La “Maestra” sta definendo la strategia difensiva con gli avvocati. Ma il terremoto scuote la politica

Camilla Gargioni
La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi
La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi

Battaglie legali, su più fronti. Mentre la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi che ha visto stralciato il suo rapporto con la Fenice e tuona di essere stata «offesa e bullizzata» sta definendo con un pool di avvocati la sua strategia, i lavoratori del teatro fanno i conti con commenti d’odio e minacce.

La Rsu di campo San Fantin, infatti, si è rivolta a legali perché «lavoratrici e lavoratori del Gran Teatro la Fenice in questi giorni stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e minacce, anche di morte». La Rsu risponde anche a Venezi, visto che i lavoratori l’avrebbero «costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata», le parole della direttrice d’orchestra. «I rappresentanti dei lavoratori mai e, sottolineiamo, mai hanno offeso o calunniato né la Maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione», replicano.

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Arriva la solidarietà del sovrintendente Nicola Colabianchi. «Tali episodi sono inaccettabili e profondamente lesivi», sottolinea, «confido che si possa ristabilire in tempi rapidi un clima sereno e costruttivo, che consenta a ciascuno di svolgere il proprio lavoro con la necessaria tranquillità e dedizione», parlando di «dialogo e rispetto reciproco».

Ma le acque in Laguna sono tutt’altro che calme. Intanto, la guerra con Venezi è aperta: il nodo su cui punta la direttrice d’orchestra, ricostruito dall’Adnkronos, sarebbe il precontratto firmato dalla direttrice d’orchestra ma non controfirmato da Colabianchi per il suo ruolo di direttrice musicale da ottobre. Poi, come era evidente tra le righe della nota di fuoco diffusa nella serata di lunedì, nel mirino ci sarebbero tutti i responsabili di affermazioni offensive, false e diffamatorie.

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Su quest’ultimo punto, è da ricordare che Venezi si era mossa già a ottobre 2025 con l’avvocato Giulia Bongiorno. Ma il terremoto veneziano resta legato a doppio filo con il subbuglio della politica romana e le elezioni del sindaco di Venezia. Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, dalla sua, auspica un ritorno alla serenità. «Le polemiche non fanno bene a nessuno», afferma Stefani, «detto questo, le questioni Biennale e Fenice non c’entrano con le elezioni amministrative. Lì i candidati sindaci si presenteranno con dei programmi, e verranno votati per questo: sulla base delle loro proposte».

Giovanni Manildo, capogruppo del Pd e portavoce dell’opposizione in consiglio regionale, insiste invece sull’affaire venezi come ago della bilancia: «Avrà un impatto nelle elezioni, il tema Venezi non è stato gestito nel modo migliore dall’amministrazione Brugnaro». Sulla questione, si sono espressi sia Simone Venturini, candidato sindaco per la coalizione di centrodestra, sia Andrea Martella per il centrosinistra, parlando di «Ripartenza». Intanto, però, c’è anche da ricordare che orchestra e coro non hanno abbassato la guardia: resta lo stato d’agitazione, in attesa di un’assemblea.

Da Roma, Fratelli d’Italia difende Venezi. «Reputavo arrogante la sinistra quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Beatrice Venezi, non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare che con la solita autonomia ha scelto diversamente. Beatrice è brava e giovane. Fino ad oggi ha pagato non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra», ha detto il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami.

Il ministro alla Cultura Alessandro Giuli, finora, ha invece sostenuto in due occasioni Colabianchi, ribadendo la sua autonomia e sostenendone la scelta. E i senatori M5S, nel frattempo, hanno indossato la spilletta gialla della protesta a Palazzo Madama. Il sipario non cala. —

 

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