Storia e cultura scoprendo le Prealpi Carniche: visita a castello Ceconi

Il castello si erge nella frazione di Pielungo del comune di Vito d'Asio (Pn), oggi circa 700 residenti sparsi in varie frazioni, in Val d'Arzino, vallata delle Prealpi Carniche, a nord di Spilimbergo

Margherita Reguitti
Castello Ceconi
Castello Ceconi

Un castello che racconta la storia di un uomo nato povero che divenne uno dei costruttori fra i più importanti dell’Impero austro-ungarico. Giovane muratore analfabeta, grazie allo studio, alla vivace intelligenza e caparbia volontà, divenne un importante imprenditore, venne insignito del titolo di conte e volle affidare all’architettura di una dimora che ancor’oggi affascina e vive una dinamicità imprenditoriale, la memoria della sua straordinaria vita a cavallo fra due secoli.

Castello Ceconi si erge nella frazione di Pielungo del comune di Vito d'Asio (Pn), oggi circa 700 residenti sparsi in varie frazioni, in Val d'Arzino, vallata delle Prealpi Carniche, a nord di Spilimbergo.

Come raggiungerlo 

In auto lungo la A23 uscita di Gemona, via A28 uscita Pordenone. Giacomo Ceconi (1833–1910) nacque a Pielungo e proprio nei luoghi delle sue umili origini volle, nell’arco di 18 anni dal 1890 al 1908, trasformare un edificio preesistente in una magione. Simbolo che a tutt’oggi rappresenta il testimone del suo prestigio sociale ed economico, perpetua memoria del legame con il territorio.

Il palazzo-maniero è una straordinaria mappa architettonica di stili e omaggi a geni di ogni tempo e in settori diversi oltre a una rappresentazione plastica della storia di un uomo, del suo legamene con le radici, in un periodo storico di cambiamenti epocali.

Una grande storia che Giacomo Ceconi seppe percorrere con forza, capacità imprenditoriali e diplomazia. La residenza è un esempio da manuale di stile neogotico ed eclettico, con elementi liberty, medioevali e rinascimentali, con merlature ghibelline e balconi gotici accanto a finestre rettangolari.

Un complesso reso caldo e morbido dalla policromia dei materiali, arricchita da affreschi e statue, inseriti in lunette rappresentanti soggetti diversi sovrastanti finestroni gotici. Un palcoscenico di valore simbolico sul quale spiccano le figure di George Stephenson, inventore della locomotiva, Alessandro Volta, ideatore della pila, due protagonisti della Rivoluzione industriale, accanto la Madonna con bambino, sopra il portale principale della facciata.

La storia 

Nell'ordine superiore sono rappresentate due poetesse e donne di cultura del rinascimento: Irene di Spilimbergo (1538-1559) e Vittoria Colonna (1490-1547) fra loro Leonardo da Vinci. Una mappa di geniali intellettuali fra i quali anche Alessandro Manzoni, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Nello spazio prospicente la residenza fiabesca una fontana in cemento e una torre che è galleria di ritratti fra i quali dello stesso committente realizzato dal pittore Francesco Barazzutti (1847-1918).

Ceconi partecipò alla realizzazione di importanti opere pubbliche fra le quali la galleria ferroviaria dell’Arlberg nelle Alpi austriache che gli valse nel 1885 il titolo di nobile di Montececon concesso dall’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria. Nel 1893 il re Umberto I di Savoia gli conferì il titolo di conte per meriti imprenditoriali fra i quali la realizzazione a sue spese di opere pubbliche.

Infatti finanziò e realizzò la strada intitolata alla Regina Margherita, oltre 10 chilometri di collegamento da Pielungo verso la pedemontana, attraverso la forra dell’Arzino che significò la fine dell’isolamento della valle. Filantropo e imprenditore sostenne scuole e acquedotti, fece piantare quasi due milioni di alberi, larici, pini e abeti, creando una foresta percorribile a piedi in vari percorsi partendo dal parcheggio del Castello.

La dimora veniva riscaldata a legna attraverso enormi stufe di maiolica, che si trovavano in ogni stanza. L'illuminazione era elettrica, ricavata dalla centrale da lui fatta costruire.

In una stanza erano conservati gelosamente molti oggetti legati alla sua gioventù e al suo lavoro da imprenditore. Tra i tanti cimeli vi erano gli arnesi da muratore usati in gioventù, i disegni dei lavori eseguiti, dediche, medaglie, pergamene, i diplomi ricevuti e anche molti ritratti di maestranze e di ingegneri con i quali aveva collaborato durante la sua lunga carriera.

Così il maniero divenne simbolo di una straordinaria parabola del ragazzo povero e senza istruzione che costruì ferrovie e grandi opere in tutta Europa e alla fine tornò “a casa” per erigere il proprio castello e dare monumentale vita al legame con le sue origini umili orgogliosamente mai dimenticate.

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