Arrampica, pedala, esplora: i migliori itinerari per godersi la montagna da sportivi
Per chi arrampica o preferisce la bicicletta, i percorsi in Trentino offrono panorami mozzafiato. Dalla Valsugana alle Dolomiti, la montagna vive di slancio l’incrocio tra la fine estate e l’autunno

Settembre restituisce allo sport all’aria aperta una misura particolarmente felice. E in Trentino trova un territorio che sembra fatto apposta per approfittarne, con falesie ancora perfettamente praticabili, salite ciclistiche che portano in quota senza caldo opprimente, strade bianche e sterrati che attraversano boschi, vigneti e pascoli già pronti a cambiare colore.
L’emozione di arrampicarsi
Tra i luoghi che meglio raccontano questa vocazione sportiva c’è il Garda Trentino, punto di riferimento internazionale per l’arrampicata. Ad Arco, poco sopra l’abitato di Massone, il Policromuro è una delle falesie più conosciute, con una grande parete calcarea tra gli ulivi e vie che spaziano dai percorsi più accessibili ai tiri tecnici e strapiombanti. Siamo alle pendici del Monte Stivo, in un ambiente nel quale la vegetazione mediterranea accompagna ancora la roccia. Il settore centrale richiede soprattutto tecnica e resistenza.
Più alpina, per quota e paesaggio, è l’esperienza sulla Paganella. Da Andalo si sale con gli impianti fino a Cima Paganella e da qui si prosegue a piedi lungo un tratto del Sentiero delle Aquile per raggiungere la falesia, a circa 2.100 metri. Le 18 vie si affacciano sulla Valle dell’Adige, sui laghi di Lamar, sulle Dolomiti orientali e sul Lagorai.
Nelle Giudicarie, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, la Falesia Dimenticata si raggiunge invece con una facile passeggiata dalla località Promeghin, a San Lorenzo in Banale. La particolare roccia di conglomerato, ricca di buchi, offre vie di diversa difficoltà, mentre alla base un prato attraversato da una sorgente invita anche alla sosta.
E ora, pedala
Per la bici da strada uno dei territori più generosi è la Valsugana, dove il fondovalle lascia presto spazio a salite capaci di cambiare paesaggio nel giro di pochi chilometri. Da Levico Terme la strada verso Vetriolo guadagna quota con pendenze generalmente attorno al 7-8 per cento e alcuni tratti oltre il 10, mentre la vista si apre progressivamente sulla valle. Il percorso arriva alla località termale, immersa nei boschi alle pendici del Monte Fravort.
Più lunga e severa è l’ascesa al Passo Manghen, nel Lagorai. Da Borgo Valsugana sono circa 23 chilometri e oltre 1.600 metri di dislivello, attraverso la Val Calamento tra boschi, pascoli e malghe. Negli ultimi sette chilometri la vegetazione si dirada e lascia spazio al paesaggio d’alta quota, fino al valico che collega la Valsugana alla Val di Fiemme.
Per una giornata meno impegnativa, sempre da Borgo una strada secondaria entra invece nei boschi della Val di Sella e permette di raggiungere Arte Sella, aggiungendo alla pedalata la visita al parco di arte contemporanea. Tra Primiero e Pale di San Martino il richiamo è quello di uno dei paesaggi dolomitici più riconoscibili.
La strada che da San Martino di Castrozza sale al Passo Rolle corre sotto il profilo del Cimon della Pala e può proseguire verso Paneveggio e la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.
Gravel, il mix tra asfalto e sterrato
Proprio la Val Venegia è anche uno dei luoghi più spettacolari per la gravel, la bici pensata per alternare asfalto e sterrato.
Il tracciato sale prevalentemente su fondo sterrato fino a Baita Segantini, a circa 2.200 metri di altezza, davanti alle pareti settentrionali delle Pale.
Il fondovalle dell’Avisio è invece il punto di partenza per un altro itinerario gravel: da Pozza si segue inizialmente la ciclopedonale, poi si sale verso Mazzin e Muncion, alternando asfalto e strade forestali. Qui accade che le pareti dolomitiche diventino via via più vicine, fino alla conca di Gardeccia, dove il percorso si chiude nel cuore di uno dei paesaggi più spettacolari della Val di Fassa.
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