I giardini di Venezia: l’itinerario completo alla scoperta dei polmoni verdi della città

Sestiere per sestiere, viaggio verde negli scorci ambientali della città più bella, fondamentali presìdi contro l’infittirsi urbano

Marina Grasso
Uno dei giardini di Venezia
Uno dei giardini di Venezia

A Venezia il verde è quasi sempre una sorpresa: una fronda che supera un muro, un cancello socchiuso, un affaccio improvviso sull’acqua. Sono circa cinquecento i giardini che punteggiano la città storica: fazzoletti di terra difesi dall’acqua e dall’infittirsi urbano, spesso privati e inaccessibili, capaci di interrompere la sequenza dei palazzi e rivelare una città meno evidente.

I giardini pubblici hanno quindi un valore particolare: aprono a tutti una dimensione verde spesso nascosta e raccontano Venezia nei luoghi d’ombra, di sosta, di uso quotidiano.

A Cannaregio, poco oltre il Ponte delle Guglie, il Parco Savorgnan si raggiunge entrando nel tessuto vivo del sestiere, tra palazzi che fanno da quinta a un’area di quasi 9.500 metri quadrati, nata dall’unione degli antichi giardini dei palazzi Savorgnan e Manfrin.

Oggi resta una rara traccia accessibile dei grandi giardini secenteschi: prati appena mossi, vialetti alberati, panchine, fontanelle e giochi per bambini ne fanno un luogo quotidiano, ombroso, frequentato da chi abita la città prima ancora che da chi la visita.

Più a nord, verso Sant’Alvise, il parco di Villa Groggia ha un verde più raccolto. Appartenuto alla famiglia Donà fin dal Quattrocento, cambiò forma e funzioni fino al restauro del 2004, che lo ha sottratto all’abbandono e restituito all’uso pubblico.

Tra colline, alberi, rocce e resti decorativi, conserva anche un piccolo teatro liberty, oggi legato alle attività pubbliche della Villa.

Tutt’altra atmosfera, a pochi passi da Piazza San Marco, è quella dei Giardini Reali. Alle spalle della Biblioteca Marciana, tra le Procuratie Nuove, il Museo Correr e il Bacino, si trovano là dove il passaggio dei visitatori è più intenso e lo spazio sembra concedere meno alla sosta.

Voluti da Napoleone come giardino del Palazzo Reale, nacquero all’inizio dell’Ottocento nel quadro della riforma dell’area marciana. Dopo anni di impoverimento, un prodigioso restauro promosso dalla Venice Gardens Foundation ha ricreato un eclatante episodio verde ai piedi del Palazzo Reale.

Pergolati, aiuole, rampicanti, arbusti, alberi ad alto fusto e fioriture accompagnano i viali, mentre il Kaffeehaus neoclassico, la Serra-Belvedere, il pergolato in ghisa, il prezioso cancello e il leggendario ponte levatoio rimettono in dialogo natura e architettura nel cuore della Venezia monumentale.

Oltre San Marco e la Riva degli Schiavoni, il verde ritorna con la Marinaressa, piccolo giardino pubblico sulla riva, con vialetti ombreggiati e panchine. Da qui si raggiunge via Garibaldi e il suo grande viale alberato: circa centottanta metri di tigli, con chiome alte e fitte che nei mesi caldi offrono una galleria d’ombra e conducono lo sguardo verso la laguna.

Lungo questo tratto sorge la Serra dei Giardini, nata nel 1894 per riparare d’inverno le piante più delicate e sostenere la coltivazione del verde comunale, oggi luogo d’incontro, di piante, fiori e attività culturali.

Nei pressi si apre l’area dei Giardini Napoleonici, la più estesa area verde della città storica, dal 1895 sede della Biennale e accessibile secondo i tempi e le modalità delle esposizioni: non più solo un parco, ma un paesaggio culturale unico. Padiglioni, viali e alberi.

Da qui si può proseguire verso l’isola di Sant’Elena, estremità orientale di Castello nata anche dagli ampliamenti e dalle bonifiche di fine Ottocento.

Qui il verde prende una misura più distesa: il Parco delle Rimembranze e la pineta accompagnano il margine della città con viali ombrosi, aree per bambini, panchine e spazi aperti verso la laguna e il Lido. E Venezia rivela una delle sue forme più inedite e concrete.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est