La culla verde del fiume gentile: ecco dove nasce il Sile

Dalle risorgive di Casacorba all’Oasi Cervara, un viaggio nel paesaggio del Sile. Tra fontanassi, boschi, torbiere e passerelle sull’acqua, il fiume prende forma in uno degli ambienti più suggestivi del Veneto

Marina GrassoMarina Grasso
La Grande Quercia alle Sorgenti del Sile (foto Elisabetta Perrone)
La Grande Quercia alle Sorgenti del Sile (foto Elisabetta Perrone)

Alla sorgente, non sembra nemmeno un fiume: acqua bassa e trasparente, ombra di alberi, rive morbide, piccoli movimenti che si riconoscono solo fermandosi a guardare. A Casacorba di Vedelago, quasi al confine tra le province di Treviso e Padova, il Sile affiora quasi di nascosto dal sottosuolo e comincia lentamente a prendere direzione.

Qui non ha ancora l’immagine larga e placida che assumerà più avanti, quando entrerà nel paesaggio urbano di Treviso e continuerà poi verso la laguna. È piuttosto un sistema minuto di risorgive, polle, fossi e rami d’acqua che si raccolgono poco alla volta.

I fontanassi, come vengono chiamati nel territorio, sono il segno più evidente di questa nascita diffusa: punti in cui l’acqua di falda riaffiora incontrando terreni meno permeabili.

L’acqua di risorgiva

A Casacorba l’acqua emerge limpida, a temperatura quasi costante, in un ambiente torboso tra prati umidi, laghetti e vegetazione palustre: una geografia discreta e ramificata da cui nasce il Sile, tra i più lunghi fiumi di risorgiva d’Europa.

È una quiete verde che si può attraversare partendo dalla Porta dell’Acqua e seguendo percorsi pedonali e passerelle in legno verso il Gran Bosco dei Fontanassi.

Da qui passa anche il GiraSile, la greenway ciclopedonale che segue il fiume fino alla foce di Portegrandi. Ma alle sorgenti conviene rallentare per lasciarsi stupire dalle polle, dal fondo che si muove sotto l’acqua limpida all’ombra degli alberi.

Prima del bosco

Prima del bosco, la campagna resta vicina: strade bianche, pioppeti e campi chiusi ricordano un paesaggio agricolo protetto da cortine vegetali. Poi si entra in un’area più appartata, tra boscaglia, torbiere e vegetazione palustre, fino al Fontanasso dea Coa Longa, al Fontanasso del Prete e ad altre polle minori, tra vegetazione e suolo umido.

La Grande Quercia, farnia secolare isolata nella radura, conserva la memoria dell’antico querceto e segna uno degli snodi del percorso; poco distante, la torbiera raccoglie prati umidi e giuncheti, mentre il fitto Bosco del Prete conserva farnie e carpini bianchi.

L’Oasi Cervara

Per un’esperienza più strutturata, senza uscire dal paesaggio del Sile, c’è la vicina Oasi Cervara, a Santa Cristina di Quinto di Treviso: poco più di una decina di chilometri, in auto o in bicicletta lungo il GiraSile. Qui il fiume ha già preso corpo e l’acqua disegna una zona palustre visitabile, tra passerelle, punti di osservazione e l’antico mulino all’ingresso: una sorta di isola verde, memoria selvatica di una zona paludosa nota già nel Medioevo.

Nonostante secoli di prosciugamenti e bonifiche, i suoi 25 ettari custodiscono ancora biotopi di palude e torbiera, in un’area inserita nella Rete Natura 2000. Il mulino, documentato dal 1325 e attivo fino al 1965, introduce al percorso aperto al pubblico dopo il recupero ambientale dell’area.

Poco oltre compare anche il casone, costruzione di legno e canniccio legata alla vita nelle zone umide venete. Attorno, la visita procede tra canneti, bosco, canali limpidi, fontanassi che alimentano la palude e sentieri lungo gli argini, dove trovano rifugio cigni reali, aironi cenerini, martin pescatori e, nelle acque più protette, la testuggine palustre.

L’Oasi Cervara è anche un luogo costruito per l’osservazione: capanni per fotografi naturalisti, visite guidate e attività didattiche rendono accessibile un ambiente solo in apparenza riservato agli specialisti. Da questa vocazione nasce anche “La Selva dei Gufi”, centro dedicato ai rapaci notturni: a pochi chilometri da Treviso, tra acqua, bosco e silenzio, l’Oasi conserva le condizioni perché anche ciò che di solito resta invisibile possa essere avvicinato.

Come arrivare: la Porta dell’Acqua e l’orto botanico

Per accedere alle sorgenti del Sile c’è la Porta dell’Acqua, centro visite del Parco regionale del fiume Sile (via Santa Brigida, Casacorba di Vedelago; parcheggio gratuito), dove si può visitare anche l’Orto botanico del Sile.

Da qui partono percorsi di diversa lunghezza: un giro breve di circa 3 km nel Bosco dei Fontanassi, anelli intermedi sui 5 km e l’Anello delle Risorgive di circa 10. La Porta dell’Acqua è anche uno degli accessi alla greenway ciclopedonale GiraSile. I tracciati sono pianeggianti ma umidi: necessarie le scarpe antiscivolo. www.parcosile.it.

L’Oasi è aperta fino a novembre

L’Oasi Cervara si trova a Santa Cristina di Quinto di Treviso: si accede dalla Strada Provinciale 17 che porta a Badoere di Morgano (via Cornarotta 50).

È aperta da marzo a fine novembre il sabato (14–17.30), la domenica e i festivi (10–17.30, ultimo ingresso 16.30); chiusa in caso di maltempo. Biglietti: 6 euro, gratuito fino a 5 anni e per persone con disabilità.

Molte le animazioni proposte, con biglietto dedicato. Sono anche presenti un punto di ristoro e area picnic; consigliata la prenotazione per visite guidate e gli incontri con i gufi. www.oasicervara.it.

 

 

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