Serravalle, una storia urbana

A Vittorio Veneto il fiume, il centro, il Monte Cucco, i palazzi. Il cuore di ogni vicenda è piazza Marcantonio Flaminio. Una fitta trama di dimore nobiliari, le torri, i merli, i grandi orologi e una serie di archi e di affreschi

Marina GrassoMarina Grasso
Il fiume Meschio a Serravalle
Il fiume Meschio a Serravalle

Tra il Monte Cucco e il colle Marcantone, lungo la via che dalla pianura risale verso il Cadore, la strada e l’acqua del Meschio hanno imposto per secoli una forma all’abitato, trasformando un punto di transito in una città murata medievale e in un fiorente centro rinascimentale: Serravalle di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso.

Un centro che per secoli ha avuto proprie istituzioni e spazi civici, mentre poco più a sud Ceneda si organizzava come sede vescovile. Solo nel 1866 le due città vengono unite nella nuova Vittorio, che nel 1923 diventa Vittorio Veneto, universale memoria della battaglia conclusiva della Grande Guerra. L’unione non cancella però le differenze: Serravalle continua a raccontare una storia urbana propria. E smagliante.

Piazza Flaminio, il cuore

Il cuore di questa storia è piazza Marcantonio Flaminio, intitolata all’umanista e poeta nato qui nel 1498: una spianata in pietra d’Istria contornata da palazzi, esito della risistemazione cinquecentesca in gusto veneziano del centro medievale.

La piazza si allunga verso il Meschio, che ne lambisce il margine orientale con i canali dei Meschietti – raffinata ingegneria idraulica del XVI secolo – mentre nella scena urbana entra anche il Monte Cucco, che scende quasi a ridosso dell’abitato, rendendola densa e “montana”, pur a soli 138 metri d’altitudine.

Sul lato occidentale domina il quattrocentesco Palazzo della Comunità, oggi sede del Museo del Cenedese, dedicato alla storia e all’arte del territorio: una loggia veneziana di terraferma con tre archi al piano terreno, trifore gotiche e balcone centrale al piano superiore, e la facciata interamente decorata da una tappezzeria pittorica quattrocentesca attribuita a Dario da Treviso. Accanto si innalza la torre civica, impreziosita da due orologi: quello inferiore, risalente agli anni Trenta del Trecento, è ritenuto tra i più antichi d’Europa.

Intorno, la piazza è una somma di architetture, tra cui Palazzo Todesco, sorto tra il XV e il XVI secolo e oggi spazio espositivo. Di fronte alla sua facciata si apre via Martiri della Libertà, l’antica Cal Granda, dove Serravalle mostra il suo volto più compatto e rappresentativo. La successione di facciate porticate, bifore e trifore restituisce l’immagine di un centro mercantile ricco e colto tra Quattro e Cinquecento.

Nella fitta trama di dimore nobiliari spiccano il poderoso Racola De Fontanellis Troyer, uno dei più alti esempi di gotico civile veneziano in terraferma, e il fronte cinquecentesco di Palazzo Minucci-De Carlo, oggi sede di una singolare collezione d’arte, di fronte al quale si apre piazza Minucci, chiusa sul fondo dall’ottocentesca Loggia dei Grani, già mercato coperto, e dal coevo Teatro Lorenzo Da Ponte.

L’infilata di archi e affreschi accompagna lo sguardo fino alla soglia orientale dominata dalla torre merlata dell’Orologio, costruita nell’Ottocento sul sito di uno degli accessi fortificati alla città. Accanto si apre un altro episodio urbano e storico: l’Oratorio dei Santi Lorenzo e Marco dei Battuti, riccamente affrescato e parte dell’esteso complesso dell’ex ospedale della confraternita, con il lungo porticato che conduce fino al Meschio; lì il ponte sul fiume offre una visione d’insieme dell’acqua e delle facciate dei palazzi.

La sequenza si chiude con la sobria imponenza del Duomo di Santa Maria Nuova, che all’interno custodisce, tra le altre opere, una pala di Tiziano Vecellio.

La scalinata verso Sant’Augusta

Se di fronte si riapre lo spettacolo di piazza Flaminio, non è da meno quello che inizia sul retro, dove prende avvio la scalinata che sale al santuario di Santa Augusta, patrona di Serravalle.

Per chi non teme un po’ di fatica, c’è un percorso nel bosco scandito da cappelle seicentesche che conduce sul colle Marcantone, tra resti del sistema fortificato medievale, fino al santuario custode delle reliquie della martire, che domina la valle e offre una veduta che spazia fino alla laguna di Venezia.

Il Meschio e l’operosità durante i secoli

Accanto ai fiorenti commerci, l’economia di Serravalle è stata legata al fiume Meschio attraverso un percorso durato secoli. Lungo le sue rive si incontrano ancora significative testimonianze di officine, mulini e segherie legate al legname dell’area del Cansiglio; di officine fabbrili che forgiavano lame molto celebri e qualificate; di cartiere e lanifici sorti nel Seicento e di filande e manifatture seriche di Ottocento e Novecento.

Sport Emozione, mostra al Todesco

A partire da domenica 15 febbraio Palazzo Todesco di Serravalle ospita la rassegna “Sport Emozione”, mostra a cura di Fabio Cavessago, con consulenza storica di Massimo Cettolin, dedicata alla storia dei Giochi Olimpici Invernali. Lì fotografie provenienti dal Museo Olimpico di Losanna e dal Comitato Italiano Paralimpico, materiali d’archivio, riviste storiche e oggetti d’epoca raccontano discipline, atleti e imprese sportive.

 

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