Un angolo di poesia nel Ghetto di Trieste
Qui Saba trovava l’essenza della vita, oggi ci si perde tra botteghe antiquarie e storie senza tempo.Dai quadri fiamminghi ai libri antichi: nei piccoli negozi, spesso gestiti da generazioni della stessa famiglia, si trova di tutto

Nel Ghetto di Trieste il poeta Umberto Saba trovava l’autenticità e la profondità della vita: “Qui tra la gente che viene che va/ dall’osteria alla casa o al lupanare,/ dove son merci ed uomini il detrito/ di un gran porto di mare,/ io ritrovo, passando, l’infinito” (da “Città vecchia”, raccolta “Trieste e una donna”).
Questa porzione della città vecchia è una bolla di poesia che permane nelle vie profonde fra le alte case del quartiere ebraico istituito nel 1697, stretto fra il Teatro Romano e la luminosità del mare irradiata sulle facciate dei palazzi di piazza Unità.
Una mappa di strade pedonali, di avventurosi incontri e sguardi, sorpresi dalla bellezza di oggetti offerti senza alterigia, dal pezzo antico agli “strafanici” per dirla alla triestina. Da piazza della Borsa attraverso un portale decorato da un panduro dalla doppia sembianza, umana e felina, immette in un buio corridoio che conduce a via delle Beccherie.
Le botteghe
Nel Ghetto oggi sono cinque le botteghe di rigattieri-antiquari, spesso gestite da generazioni della stessa famiglia. Sono storie di passione, di amore per un mestiere che fa delle relazioni personali l’essenza ma non rifiuta la tecnologia che permette di avere un affaccio sul mondo.
Al 6b La Clessidra di Lulu Jacini, antiquaria cremonese approdata a Trieste per amore. Con lei, esperta di pittura e oggetti antichi, Guido Rumiz, collezionista ed esperto di arte e design del ‘900. Si entra nel locale mignon attraverso un arco di gelsomino plumbago che in maggio si colora di azzurro-lilla. All’interno dai quadri fiamminghi ai vetri di Venini, lampadari degli anni ’40 prodotti da de Rupel a pezzi di design di Mazza e Gismondi per Artemide.
Pochi passi e si incontra all’8a la bottega di Paolo Pison, antica famiglia di commercianti del Ghetto e della firma de Il Piccolo, Giorgio Pison, decano dei giornalisti recentemente scomparso. Graziose statuine, vetri colorati e oggetti in argento lanciano dalle vetrine i loro richiami.
Al civico 10 Michele Tagliente, radici pugliesi trapiantate in città negli anni ’60, specializzato nella vendita e acquisto di mobili, quadri, oggetti e curiosità varie. Francesco, cugino di Michele, ha la sua attività nella vicina via del Ponte 7/a. Sono antri zeppi di tante vite queste botteghe e accade che con la bella stagione il contenuto tracimi allegramente in strada.

Il signore del Ghetto
Toio è il signore del Ghetto, all’anagrafe Vittorio Di Pinto. La sua storia è tanto vera quando incredibile. Dal 1952 vende libri antichi e vecchi all’aperto, seduto a ridosso delle 4 bancarelle di fianco alla chiesa della Beata Vergine del Rosario. Con il sole o con la bora sempre al suo posto. I suoi clienti rappresentano l’umanità tutta, dal ricco allo studente, dal giovane all’uomo maturo, signore comprese.
Nacque nel 1934 in Crimea ma con sangue anche lui pugliese. Arrivò profugo, fuggito dall’assimilazione russa nel 1938. Il nonno Giovanni avviò il commercio oggi alla terza generazione. La moglie Adele, i figli e i nipoti infatti gestiscono La Rigatteria di via Malcanton 12. Un labirinto ordinatissimo con milioni di oggetti, dagli ingombranti armadi ai ninnoli minuscoli. In piazza Vecchia la storica libreria Achille aperta da Nicola Misan negli anni '30. All’interno un mondo di carta e di sapere ma anche meravigliose stampe antiche.
Nel Ghetto di vende e si compra, un fluire continuo di oggetti che passano di mano e continuano a vivere. Non si tratta solo di commercio, si ascoltano storie, si condividono i patrimoni culturali di chi conosce ogni pezzo che espone. Si instaura un rapporto intimo fra chi offre e chi cerca, che può diventare duratura amicizia. Oggi nel Ghetto sono arrivati anche altri protagonisti, una panetteria, una deliziosa gastronomia, ristorantini e enoteche. Ma questa è un’altra storia tutta da scoprire.

Il mercatino della terza domenica
Ogni terza domenica del mese, dal mattino presto fino al tramonto, si svolge in largo Granatieri e nelle vie limitrofe del Ghetto lo storico mercatino dell’antiquariato e dell’usato d’epoca. Una vera caverna di Alì Babà per appassionati e curiosi a caccia eleganti di mobili Biedermeier, stilosi cristalli di Boemia, porcellane viennesi ed un’infinità di cimeli dell’Impero asburgico, libri, cartoline e i più fantasiosi e disparati oggetti.
Dodici imprenditori con le loro storie
Dino Faraguna, pediatra-scrittore, nel suo delizioso volume “Òmini e loghi” (Battello stampatore) ci fa entrare nella vita di 12 imprenditori triestini andando alla scoperta del puzzle di luoghi, storie e lingue che sono l’unicità di questo porto di mare e culture. Il primo protagonista è Vittorio Di Pinto, Toio del Ghetto per tutti. Regalatevi il piacere di un viaggio attraverso esistenze avventurose e sorprendenti come le favole.
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