Le memorie del Sacrario militare sul poggio di Oslavia
Il monumento emerge lungo il confine goriziano: architetture severe, silenzi profondi e lo sguardo aperto su Nova Gorica. Custodisce storie della Grande Guerra tra vigne e boschi

Il Sacrario militare di Oslavia svetta, custode di memoria della Grande Guerra, maestoso monumento di pietra bianca, sulla collina a ovest della città di Gorizia lungo la strada che conduce al comune di San Floriano.
Passato il fiume Isonzo sul ponte di Piuma si sale in un percorso a tornanti che offre finestre su panorami di vigne e boschi.
L’arrivo al modesto piazzale che, oltre la possente cancellata, dà l’accesso alla scalinata verso l’Ossario, è una sorpresa dopo l’ultima curva. Uno spazio delimitato da pini marittimi a ricordare la vicinanza con il mare che durante le giornate limpide appare.
L’atmosfera prepara al raccoglimento e alla concentrazione richiesti non solo per lo spirito ma anche per il fisico per avanzare sull’ampia prima scalinata di 5 rampe fiancheggiata da due ali di cipressi. Attorno i colori della campagna, i casolari e le aziende agricole spesso dalla storia antica.
All’inizio degli anni Trenta
Su questa cima, fra gli abitati di Piuma e Oslavia a quota 153, all’inizio degli anni Trenta del ‘900 iniziarono i lavori di costruzione del monumento progettato dall’architetto Ghino Venturi (1884–1970), collaboratore di Marcello Piacentini durante il ventennio.
L’Ossario fu inaugurato dal Duce il 18 settembre 1938, lo stesso giorno della promulgazione delle leggi razziali a Trieste.
Come il Sacrario di Redipuglia, Oslavia rientrava nella pianificazione di costruzione di monumenti atti a raccogliere i resti dei morti durante la Grande Guerra, tombe sparse in vari cimiteri militari delle terre a nordest. Una lapida ricorda i numeri: 57.200 gli italiani 539, gli austroungarici, di questi oltre 34 mila ignoti. La scritta latina a caratteri cubitali “Tot proeliis sacra iuventus” (gioventù consacrata a tante battaglie), ammonisce il visitatore che si appresta a varcare il portale d’accesso e la data fissa il tempo, 1915-1918.
Il complesso
Il complesso di forma triangolare è costituito da un’imponente torre centrale con cripta e tre torri laterali disposte ai vertici di uno spesso basamento, collegate con gallerie sotterranee. Due scale a doppia rampa conducono al torrione centrale e alle tre torri minori.
L’iter dei lavori fu segnato da vari cambiamenti in corso, sia per divergenze di visione rispetto al progetto iniziale, sia per contenere i prezzi. Negli anni non ha subito sostanziali variazioni salvo il collocamento all’esterno nel 1959 della campana votiva “Chiara”, offerta da cittadini e associazioni di mutilati e combattenti, opera dell’artista Paolo Caccia Dominioni e il posizionamento di un tetto in plexiglass a chiusura del torrione centrale. Di fronte a est la collina con il borgo di San Mauro - Štmaver, frazione di Gorizia, una manciata di case in un’atmosfera intima.
L’affaccio
Dall’alto l’affaccio è sulla città di Nova Gorica, oltre il fiume Isonzo, parte di territorio italiano divenuto Jugoslavia dopo la seconda Guerra mondiale. Si arriva attraverso un percorso fra boschi e prati fino all’abitato e alla chiesetta, il cui primo nucleo di cappella privata risale al XIV secolo, vari sono stati gli interventi successivi. Completamente distrutta durante la Grande Guerra l’edificio attuale è del 1930.
La facciata a capanna è rivolta a sudovest, il portale d'ingresso è protetto da un portico, sul retro, con accesso autonomo, il campanile. In una piccola edicola posta lungo il vialetto di accesso vi è un altorilievo rappresentante San Valentino che insegna ai fanciulli. A settimane alterne viene celebrata la santa messa nei giorni festivi e prefestivi.
Fuori dall’abitato partono la strada militare e il sentiero Cai che conduce al Parco della Pace del monte Sabotino e all’eremo di San Valentino, percorso fattibile ma impegnativo, da preparare con cura con abbigliamento adatto; www.turismofvg.it/parco-della-pace-del-monte-sabotino.
95 km sui luoghi della Grande Guerra
Si snoda in un percorso impegnativo ad anello di oltre 95 chilometri la via ciclopedonale transfrontaliera alla scoperta dei luoghi della Grande Guerra.
Il consiglio è di dedicarvi almeno due giorni iniziando da Oslavia –Piedimonte all’area sacra del San Michele in comune di Sagrado passando in Slovenia a Cerje e, dopo la salita al santuario del Monte Santo, approdare a Nova Gorica. www.turismofvg. it/it/bike/go-2025-anelli-della-grande-guerra-r061.
Il percorso delle panchine arancioni
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