Forsenighe tra pietra, legno e comunità

La località nella Val di Zoldo, alle porte del Parco delle Dolomiti Bellunesi, viene da secoli di autogoverno ed è stata sede di  metallurgia ed edilizia spontanea. Conserva un tessuto edilizio continuo, nato da risorse locali e responsabilità condivise

 

Marina GrassoMarina Grasso
Uno scorcio di Forsenighe in Val di Zoldo
Uno scorcio di Forsenighe in Val di Zoldo

Il legno, la pietra, la necessità : le spettacolari architetture spontanee di Fornesighe raccontano una lunga storia di vita alpina, segnata dal lavoro, dal ferro e dalla comunità. Lungo la strada che risale la Val di Zoldo, alle soglie del Parco delle Dolomiti Bellunesi, si confronta all'improvviso come un nucleo compatto, raccolto su un pendio soleggiato all'imbocco della valle del Cervegana: un paese che pare stringersi su se stesso, circondato da panorami grandiosi.

Fornesighe sorprende per la densità del suo tessuto edilizio continuo, frutto di una crescita per aggregazioni successive, guidata da necessità concreta e da uno spazio limitato: un disordine sorprendentemente armonico, privo di allineamenti regolari, in cui le case si addossano fino a rendere indistinti i confini.

Condomini ante litteram

Ne risultano volumi contigui, fino a quattro piani: una sorta di grandi condomini ante litteram, con una verticalità sorprendente per un borgo alpino. Una compattezza che si è sviluppata in un contesto economico segnato anche dalla presenza di forni e fusine – cui il nome stesso del paese rimanda – legati alla lavorazione del ferro proveniente dalle miniere della vicina Val Inferna.

Un'attività che, dopo il suo tramonto, ha dato origine, tra Otto e Novecento, a una grande emigrazione – soprattutto di gelatieri zoldani verso l'Austria – che ha svuotato il paese, passato da circa 800 abitanti agli attuali 200.

Gli impianti di base degli edifici più antichi sono di difficile datazione, ma sicuramente di molti secoli fa: porzioni di muratura su cui, nel tempo, si sono innestate sopraelevazioni e ampliamenti, così che piano terra e tetto possono appartenere a secoli lontani tra loro.

Una stratificazione leggibile anche nella parrocchiale di San Vito, ampliata tra Sei e Settecento su un edificio di origine tardo-medievale.

Gli stretti vicoli acciottolati si addentrano tra spazi imprevedibili dove legno e pietra si alternano senza gerarchie: scale esterne addossate alle facciate, ballatoi in larice scuriti dal tempo, parapetti traforati, travi a vista, porte consumate, immagini votive, piccole finestre ravvicinate, cataste di legna sotto le gronde, tetti che quasi si toccano lasciando filtrare lame di cielo.

Le attività connesse al fuoco

La presenza di attività connesse al fuoco in prossimità dell'abitato rende ancora più significativa la continuità del costruito: la memoria locale racconta che il borgo non abbia mai conosciuto incendi distruttivi, a differenza di molti insediamenti alpini più volte ricostruiti nel corso dei secoli.

Una tenuta che può forse essere letta anche alla luce di una gestione comunitaria attenta, capace di incidere non solo sull'uso delle risorse, ma sulla cura stessa dell'abitato. A governare a lungo la vita del paese fu la Regola di Fornesighe, antico sistema di autogoverno delle risorse naturali nel Capitaniato di Zoldo, esteso anche alle aree di Levazono e della Pieve.

Il piodech

A questo assetto era strettamente legato il piodech, il lavoro prestato per la comunità come responsabilità condivisa e servizio dovuto, attraverso cui si provvedeva alla manutenzione delle infrastrutture, degli edifici collettivi, dei boschi e dei percorsi di collegamento.

Di quella pratica comunitaria fa memoria l'Associazione culturale Piodech Zoldan, che ha sede nell'ex latteria.

 

L'edificio, riconoscibile per la facciata affrescata nel 1996 da Vico Calabrò con il ciclo del latte, dalla fienagione al formaggio, ospita un museo etnografico dedicato alla lavorazione casearia, una raccolta di maschere tradizionali in legno legato ai riti carnevaleschi della valle e una sezione sull'arte dell'intarsio. Ed è qui che si svolgono e nascono le numerose attività culturali che, negli ultimi anni, hanno restituito a Fornesighe una nuova vitalità e una vocazione turistica misurata, naturale prosecuzione di una storia che continua ad abitare i suoi spazi. 

La Rassegna dei Volti Lignei

Nello Zoldano il legno non è solo materiale da costruzione, ma materia identitaria: dalle travature dei tabià ai ballatoi, fino agli oggetti d’uso, l’intaglio accompagna da secoli la vita quotidiana. A Fornesighe questa competenza si fa anche volto nelle maschere scolpite a mano della Rassegna dei Volti Lignei che accompagna il carnevale della Gnaga. Per ulteriori informazioni, consultare il sito internet www.valdizoldo.net.

 

 

La vecchietta e il giovane dietro di lei 

A Fornesighe carnevale si traduce con Gnaga, maschera lignea che dà anche il nome alla festa: un’anziana ingobbita con zoccoli in legno e una gerla sulle spalle, dentro la quale sorride un giovanecheevocailpassaggiodall’invernoalla stagione nuova. Ogni primo fine settimana difebbraio la Gnaga sfila nel borgo storico, tra altri antichi volti lignei, in mezzo a riti e antichi

copioni, custoditi e rinnovati dal Piodech Zoldan.

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