L’atlante del futuro al Museo di Geografia di Padova

Nel museo dell’Università di Padova globi, mappe e interattività per raccontare clima, esplorazioni e Antropocene. Nel percorso  anche il plastico della Marmolada, un mondo con il sud  in alto e...  il Paradiso terrestre

Marina GrassoMarina Grasso
Il Museo di Geografia dell'Università di Padova
Il Museo di Geografia dell'Università di Padova

 

Esplora, misura, racconta: sono le parole guida del Museo di Geografia dell’Università di Padova, che ne organizzano gli spazi e suggeriscono un modo di guardare il mondo. Il primo museo italiano, e uno dei pochi al mondo dedicati alla geografia, nasce da una tradizione accademica che risale al 1872, quando a Giuseppe Dalla Vedova fu affidata la cattedra di Geografia, tra le prime dell’Italia unita.

La sede è Palazzo Wollemborg, edificio ottocentesco sede del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova: 150 anni di ricerca e didattica vi hanno lasciato in eredità globi celesti e terrestri tra ‘600 e ‘900, plastici, carte murali, strumenti scientifici, documenti e foto: un sapere che intreccia osservazione e rappresentazione del mondo.

Ma anche del mondo che sarà, come suggerisce la mappa dell’Italia dell’Antropocene, che immagina nei secoli futuri una penisola trasformata dall’innalzamento dei mari.

Tre sale per tre geografi

Alle dimensioni dell’esplorare, del misurare e del raccontare corrispondono tre sale dedicate ad altrettante figure della scuola geografica padovana.

Nella prima, intitolata a Giuseppe Morandini, l’esplorazione ritrova la sua dimensione concreta nel Novecento.

Strumenti di campo, taccuini, schizzi, macchine fotografiche di spedizione e le immagini della missione nella Terra del Fuoco degli anni ’‘50 raccontano il lavoro sul terreno dei geografi patavini, che si può approfondire anche attraverso un mosaico interattivo dedicato alle loro ricerche e alle loro storie.

In quella dedicata a Luigi De Marchi, geografo e studioso del clima, presidente della prima Commissione internazionale sui cambiamenti climatici, il percorso entra nella misura. Al centro della sala un grande globo digitale introduce al tema, affiancato da strumenti, manoscritti e dispositivi interattivi che raccontano la storia degli studi climatico-meteorologici. Lo sguardo arriva fino al plastico della Marmolada, realizzato con stampa 3D e rivestito da un’immagine satellitare, che mostra il regresso del ghiacciaio dall’inizio del ‘900 e la previsione della sua scomparsa nel 2030.

La sala intitolata a Giuseppe Dalla Vedova, figura centrale della geografia italiana a cavallo tra Otto e Novecento, affronta la dimensione del racconto attraverso i concetti di luogo, territorio e paesaggio. Luci, immagini, filmati, suoni e profumi punteggiano le forme con cui la geografia ha rappresentato il mondo.

Il mondo con il sud in alto

Il Mappamondo Borgiano – incisione del 1797 da un originale quattrocentesco – mostra un mondo con il sud in alto, le Alpi attraversate dagli elefanti di Annibale, oceani popolati da animali fantastici e persino un angolo dedicato al Paradiso Terrestre; il grande plastico delle Alpi Svizzere di fine ‘800, ispirato al Gran Globe di Élisée Reclus che scelse di non disegnare i confini, invita invece a interrogarsi su come lo spazio si legge e si rappresenta.

Grandi riproduzioni di mappe storiche e antichi globi punteggiano la Sala della Musica, destinata alle mostre temporanee; nella biblioteca a scaffale aperto è conservato il nucleo dei plastici storici, e altre sale ospitano laboratori e incontri pubblici.

Il museo, che continua ad arricchirsi grazie alle donazioni di studiosi e ricercatori che affidano qui le proprie raccolte, nel 2022 ha visto incrementare le già oltre trentamila carte con circa tremila tavolette delle serie dell’Istituto Geografico Militare: alcune hanno completato la collezione scientifica, mentre altre sono diventate la base di MAPPArti, progetto che chiama gli artisti contemporanei a rielaborare le mappe, a reinterpretarne i simboli e a stratificare nuovi segni. Le opere così realizzate entrano nel patrimonio del museo, aggiungendo nuovi livelli di lettura a un archivio che non smette di interrogare le mappe. E, attraverso di esse, il mondo. 

Vicino al Santo e all’Orto Botanico

Il Museo di Geografia si trova in via del Santo a Padova, a pochi passi dalla Basilica e dall’Orto Botanico. È regolarmente aperto la domenica (14.30–18.30) e il martedì (15–18), e su prenotazione anche negli altri giorni o in occasione di incontri, mostre temporanee e laboratori per pubblici di tutte le età. Ingresso: tre euro, gratuito per under12. Ulteriori informazioni sono reperibili su www.geografia.musei.unipd.it.

 

 

 

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