La guerra e il presente al MeVe di Montebelluna

Trincee, gallerie, sequenze immersive e campi di battaglia  al Memoriale Veneto della Grande Guerra a Villa Correr Pisani di Montebelluna. L’itinerario espositivo si concentra anche sulle persone:  su quei soldati considerati solo come corpi sostituibili

Marina GrassoMarina Grasso
Il Memoriale Veneto della Grande Guerra a Montebelluna
Il Memoriale Veneto della Grande Guerra a Montebelluna

Una villa veneta seicentesca ai piedi del Montello, nata per amministrarne i boschi e i commerci, oggi accoglie il racconto del conflitto più cruento del Novecento e suggerisce una consapevolezza più profonda del presente.

Il MeVe – Memoriale Veneto della Grande Guerra, a Villa Correr Pisani di Montebelluna, è allestito tra le sale riccamente affrescate di quella che fu una dimora patrizia circondata da un grande parco.

Dopo diverse trasformazioni, nel Novecento divenne anche ospedale militare, entrando direttamente nella storia che insanguinò i vicini fronti del Montello e del Piave.

Negli anni successivi fu destinata ad altri usi pubblici e subì anche un incendio che la svilì ulteriormente, fino a quando un lungo restauro concluso nel 2018 le ha restituito integrità architettonica ed affreschi.

E ha aperto i 2.300 metri quadrati di uno sguardo diverso sulla guerra in relazione all’ambiente, ai paesaggi, agli apparati e agli uomini.

Il percorso

Un percorso che muove dalle tensioni che precedettero il conflitto, partendo dagli ultimi anni della Belle Époque, e una sequenza immersiva sull’attentato di Sarajevo riporta alla causa scatenante di una guerra raccontata attraverso una cronologia che non procede in linea retta ma su più livelli – europeo, nazionale, locale – rendendo leggibili simultaneità e scarti. Immagini e dispositivi si organizzano in ambienti che si fanno più teatrali tra pannelli, tavoli interattivi, sistemi di consultazione, video e suoni che accompagnano il passaggio dalla guerra lungamente annunciata alla retorica dei primi mesi, quando l’idea di un conflitto breve si impone nei discorsi pubblici e nella stampa.

Al primo piano la guerra entra nella dimensione reale, di posizione, e prende forma negli spazi costruiti e negli ambienti estremi.

Una sala del Memoriale Veneto della Grande Guerra a Montebelluna
Una sala del Memoriale Veneto della Grande Guerra a Montebelluna

Le trincee, le gallerie, la guerra bianca e i paesaggi della Marmolada restituiscono una condizione fatta di permanenza, adattamento e resistenza, mentre il conflitto si estende in mare e in cielo, anticipando forme di conflitto che si ritroveranno nei decenni successivi.

Accanto a questa dimensione, strumenti e saperi – geografia, geologia, osservazione del territorio – entrano nella dinamica bellica, e un’installazione multimediale permette di entrare nei campi di battaglia della zona, da Cima Grappa all’Altopiano di Asiago, con un’eclatante panoramica a 360 gradi.

Il percorso si concentra anche sulle persone: su quei soldati considerati solo corpi sostituibili; sulle decisioni dei comandi prese su tavoli dove le sorti del conflitto si giocano in movimenti minimi; sulla distanza tra propaganda e realtà, tra narrazione ufficiale e testimonianza diretta. Ed è lì che la guerra si misura anche attraverso oggetti essenziali come il badile, presenza minima e necessaria che rimanda allo scavo scavo continuo per conquistare spazio, per garantire la sopravvivenza nelle trincee.

Le sezioni successive riportano verso una lettura più ampia: il dominio della tecnica, la trasformazione delle industrie, lo sviluppo della medicina, della fotografia, delle comunicazioni. Un’imponente spinta innovativa orientata all’uso bellico e solo dopo trasferita nella vita quotidiana. Poi, la distruzione lascia spazio alla ricostruzione: territori devastati, città da rifare, scelte che ridisegnano il paesaggio, mentre lungo il percorso di uscita la memoria prende forma in monumenti e luoghi che attraversano il secolo.

Una sequenza di immagini e video accompagna fino al presente, dove il conflitto non resta episodio concluso ma continua a riverberarsi nelle tensioni contemporanee e nella pervasività della tecnica, fino a ricondurre il visitatore a una responsabilità che non riguarda più solo ciò che è stato, ma il modo in cui quel passato continua a orientare scelte ed equilibri. E, non da ultimo, possibilità di pace. 

Un percorso negli otto musei storici

“ Comunicare in guerra” è una mostra inserita nel progetto regionale “La Grande Guerra infinita” e punto di partenza di un percorso diffuso negli otto musei storici del Veneto, che fino alla fine del 2026 approfondiscono alcune tematiche specifiche: dalla propaganda al volo, dalle telecomunicazioni ai sistemi difensivi.

Le mostre sono collegate e si possono visitare con un unico pass disponibile sul sito internet venetomycard.it.

Comunicazione bellica: la mostra

Fino a martedì 28 giugno la mostra “Comunicare in guerra” si innesta nel percorso del MeVe con installazioni e oltre 150 reperti – dal telegrafo alla macchina Enigma, fino ai primi radioricevitori a valvole – per mostrare come segnali, codici e propaganda abbiano inciso sull’organizzazione dei conflitti, tra intercettazioni, crittografia e costruzione del consenso. (per ulteriori informazioni visitare il sito memorialegrandeguerra.it).

Riproduzione riservata © il Nord Est