Una storia antica a Toppo di Travesio

Una giornata nella località, in provincia di Pordenone. Il borgo è intatto, la pietra e i panorami dominano la scena. Le origini intorno al Mille, le testimonianze medievali e poi

un percorso curato nei secoli, tra palazzi e chiese

Margherita ReguittiMargherita Reguitti
Toppo di Travesio
Toppo di Travesio

 

Toppo di Travesio nella pedemontana pordenonese è un borgo dove il tempo rimbalza sulle pietre delle case, dei masi e dei muri che delimitano il nucleo urbano ancora vissuto. Un riverbero di luce che racconta una storia antica presente nella memoria dei luoghi di questa frazione dove vivono topàns, gli uomini, e topànes le donne, meno di 200.

Un borgo rurale, tra i meglio conservati ai piedi del Monte Ciavoleìt, parte delle Prealpi Carniche.

Dista circa 3 chilometri dal capoluogo Travesio dove invece i travesàns e le travesànes sono meno di duemila. Si raggiunge via A4 fino a Portogruaro, quindi via A28, uscita a Cimpello o Villotta, proseguire poi su SS13 o SP24 in direzione Sequals/Travesio. In treno le stazioni più vicine sono Maniago e San Daniele del Friuli. Quindi sono 15/20 chilometri alla meta.

Terra di masi

Toppo è terra di masi e questa conformazione agraria medievale perfettamente conservata e integra, la bellezza del mosaico di pietre e sassi delle costruzioni e l’originalità del suo complesso urbanistico, lo hanno inserito nel club dei Borghi più belli d’Italia. Risalgono all’anno mille le sue origini ai piedi del castello i cui resti raccontano l’antica possanza.

Fu eretto dai Longobardi e le prime notizie documentate risalgono al 1188. Fino all’avvento della Serenissima passò di mano svariate volte. A metà ‘500 viene definito “castello rovinato” di proprietà della famiglia Toppo che si estingue nel XIX secolo.

Due cinte murarie tuttora visibili, quella più interna alta più di 15 metri mentre il muro superstite del mastio arriva a 10 metri. Accanto l’abitazione, sui muri perimetrali si possono individuare i timpani che sorreggevano la copertura, alcune finestre, due sedi di caminetti, mensole di sostegno delle banchine dei solai.

Costruito seguendo l’inclinazione naturale della montagna si sviluppa in salita. Al primo piano un’apertura quadrangolare e una bifora senz’arco con colonnina nel mezzo. Le uniche finestre sono ad arco, simili all’ingresso di un palazzo e conserva parte della merlatura piatta ed a pilastro.

La visita

Il percorso dei masi inizia da Palazzo Toppo-Wasserman. Le origini sono medievali e si distinguevano in due nuclei, Pino e Toppo, separati dal rio Gleria.

Il sistema dei masi, sorta di piccola azienda agricola a conduzione familiare costituita da abitazioni, attrezzature, orti e appezzamenti di terra coltivabile sparsi nelle vicinanze, era la base per la determinazione del censo e delle tasse.

A Toppo questo sistema curtense appare ben documentato e ha lasciato importanti tracce nell' urbanistica e architettura frutto della continua evoluzione e della frammentazione dei gruppi familiari.

Fondamentale per l'individuazione degli antichi insediamenti è la mappatura toponomastica dei soprannomi familiari risalenti al XV-XVI. Seguendo la dislocazione delle varie famiglie all'interno dell'abitato si è scoperto che alcuni nuclei occupano da molti secoli gli stessi cortili e case.

Compaiono originariamente 8 masi, 4 a Pino e 4 e Toppo numero che crebbe successivamente. L’attuale percorso è lungo le attuali via Verdi e via Castello. Oltrepassare l’arco e accedere ai cortili equivale a fermare il tempo. Nel nucleo di Pino venne eretto il palazzo rinascimentale dei Conti Toppo-Wassermann oggi di proprietà del Comune con accanto la chiesa di San Giacomo. Il nucleo di Toppo, utilizzato anche per identificare la casata signorile che reggeva il castello, si distendeva lungo le attuali via Nazario Sauro e via della Fornace (www.castelloditoppo.com).

Fra gli edifici religiosi la chiesa di San Gerolamo e di San Lorenzo che conservano pregevoli opere d’arte. Nel 1976 Toppo subì gravi danni causati dal terremoto, ferite oggi rimarginate. Molti e interessanti i percorsi a piedi e in bicicletta.

La fornace, segno del Novecento

La fornace della calce è un presidio di archeologia industriale che la proprietà ha ben conservato. Fu costruita nel 1926 e funzionò fino al 1957. Era un’attività frequente nella pedemontana, piccoli forni con il cielo a volta.

Un’alternativa all’emigrazione. Le pietre calcaree, estratte dalle cave vicine, venivano cotte nel forno alimentato giorno e notte e ridotte polvere, la malta poi venduta nei cantieri edili della regione e di Venezia.

Volare con parapendio e deltaplano

Numerosi sono i sentieri per camminate ma anche il volo ha i suoi spazi. E questo è il luogo giusto. Un campo sotto il castello di Toppo è attrezzato per l’atterraggio di parapendio e deltaplano, con le partenze dal monte Valìnis, un trampolino naturale e spettacolare. In quota vi sono vari percorsi: degli Alpini, Monte Valìnis e Monte Cereis.

Lungo la strada che da Travesio porta al poligono militare si trova la palestra di roccia praticabile tutto l’anno.

 

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