A passeggio per Trieste nella Storia

Da metà ’800 il giardino pubblico de’ Tommasini di Trieste regala pace tra alberi monumentali e busti di nomi illustri. Girovagando tra i viali si incontrano Anita Pittoni, Letizia Fonda Savio e lui, il celebre botanico che ha dato il nome a quest’oasi

Margherita ReguittiMargherita Reguitti
Giochi d’acqua e piante rigogliose all’interno del giardino pubblico di Trieste intitolato a Muzio de’ Tommasini
Giochi d’acqua e piante rigogliose all’interno del giardino pubblico di Trieste intitolato a Muzio de’ Tommasini

“Vardo’na strada de la mia zità/cha ghe sarò passado mile volte, /e no’me par de averla vista mai”. Una cattedrale gotica di architetture arboree tese verso il cielo, una tavolozza di colori di foliage, cespugli, fiori e arbusti, un salotto dove incontrarsi, perdersi, giocare, leggere, prendersi una pausa cogliendo ciò che spesso solo si guarda, come il poeta triestino Virgilio Giotti mette in versi ne La strada.

Il giardino pubblico Muzio de’ Tommasini di Trieste si sviluppa nella sua forma triangolare abbracciato dalle vie Giulia e Marconi ai lati, alla cui convergenza si trova l’ingresso principale, mentre via Volta è la base. Ma le entrate oltre la cancellata del suo perimetro sono varie.

 

Giardino storico di 30 mila metri quadrati, dove le essenze hanno occhi attenti sulla storia di quasi due secoli, dalla sua realizzazione fra il 1854 e 1864 a oggi.

I grandi vecchi 

Gli alberi sono monumentali per età, classificati tali per la Regione e per il ministero dell’Agricoltura. Grandi vecchi di oltre 170 anni, gagliardi, messi a dimora sin dalla nascita del giardino, testimoni di grandi cambiamenti fra tragedie storiche e vicende personali e letterarie.

Un primo incontro con il venerabile platanus per acerifolia, comunemente chiamato platano, davanti al villino oggi sede della polizia municipale, che svetta verso l’alto con i suoi 32 metri e una circonferenza di 4, 40.

Nel percorso si incontrano altri compagni coevi, di cui utili e dettagliate tabelle offrono notizie. Lievemente più bassi i colleghi aesculum hippocastanum, per brevità ippocastani, che arrivano a 23/24 metri di statura con diametro di 3, 30. Dimensioni minori compensate dal privilegio di splendide fioriture. L’equino nome deriva dalle proprietà dei frutti, utili in medicina veterinaria per cavalli.

Tante, lungo i viali, le essenze autoctone ed esotiche dai cinque continenti, come era l’uso per i giardini romantici dell’epoca, poi arricchite da piantumazioni successive fino a creare la vivace e sorprendente tavolozza di colori, corona di profumi e fogge di fogliame.

Percorrendo i vialetti in ghiaino

Scenografici e sonori i vialetti in ghiaino, crocchiante al passo e il coup de théâtre fra quinte curvilinee del laghetto dei cigni dove, superato il ponticello, spunta fra i giochi d’acqua, la piccola statua di Leda.

Colorati e curati i giochi per bambini, adagiati su un tappeto morbido che trasforma una caduta in avventura. Per gli adulti a terra una scacchiera gigante, il gioco dell’oca, tavoli da ping pong e campo di pattinaggio. Verso via Volta l’elegante costruzione dell’ARAC, l’Associazione culturale comunale, un tempo luogo di feste e mostre, dai decori lapidei con l‘alabarda, simbolo della città.

La galleria dei busti

Ma il giardino è anche una galleria di oltre trenta busti degli intelletti più illustri di Trieste, i cui volti, raffigurati in bronzo, sono l’eclettica, multiculturale e multilinguistica trama di racconti di vita fascinosi e unici.

La statua di Letizia Fonda Savio nel giardino De' Tommasini di Trieste
La statua di Letizia Fonda Savio nel giardino De' Tommasini di Trieste

Sono poeti, attori, scrittori, politici, educatori, scalatori, storici, musicisti, giornalisti, menti di polifonica creatività fra le quali solo due le donne: Anita Pittoni e Letizia Fonda Savio mentre all’attrice Ave Ninchi, legata alla città dove morì nel 1997, è intitolata la piazza principale del giardino. E naturalmente lui: Muzio de’Tommasini (1794-1879), il creatore di tanta bellezza viva, botanico e politico, esperto della flora delle Alpi Giulie, Istria e Dalmazia e podestà della città giuliana.

Italo Svevo ben conosceva e frequentava queste panchine, tanto da inserirle nella sua Coscienza di Zeno come luogo di segreti di appuntamenti e fughe: passeggiare con il romanzo appresso e leggerne alcune pagine sono un’emozione impagabile.

Il cinema all’aperto nelle serate estive

Il Giardino Muzio de’ Tommasini di Trieste è di proprietà comunale e l’ingresso è libero dai diversi accessi che si affacciano sulle vie Giulia, Marconi e Volta.

Gli orari di apertura sono in inverno dalle 7 alle 19 e in estate fino alle 20. Nel periodo estivo l’oasi verde ospita serate di cinema all’aperto organizzate dalla Casa del Cinema di Trieste. È accessibile a persone con disabilità e l’uso di tutte le attrezzature ludiche è gratuito.

Dagli ippocastani all’esotica koelreuteria

Sono oltre 360 le specie arboree del giardino, debitamente segnalate. Spiccano i monumentali platani, olmi, ippocastani e querce in alternanza con esotiche: cedri, araucaria, gynkgo e koelreuteria.

Non è da meno il patrimonio arbustivo con aiuole di bosso, alloro, ligustro, viburno, pittosporo, aucuba, tasso e agrifoglio. Un tripudio di colori in ogni stagione animato dagli spadroneggianti gabbiani e altri piccoli mammiferi.

 

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