Mare e campagna: scoprire Eraclea Mare oltre la spiaggia
A Eraclea Mare la spiaggia racconta soltanto metà della storia. L’altra comincia appena dietro l’arenile, nella lunga pineta che corre parallela al mare e separa la sabbia dal centro abitato

A Eraclea Mare la spiaggia racconta soltanto metà della storia. L’altra comincia appena dietro l’arenile, nella lunga pineta che corre parallela al mare e separa la sabbia dal centro abitato. Oggi è il tratto più riconoscibile di Eraclea Mare, la frazione balneare del comune di Eraclea, un’ombra profumata di resina tra le dune e le case.
Ma quel verde, che sembra appartenere da sempre al paesaggio, è in gran parte il risultato di un’opera umana. Come quasi tutta la terra che si incontra lasciandosi il mare alle spalle. Per capirne il carattere bisogna risalire molto più indietro, a quando qui il confine fra acqua e terra era assai meno netto e gran parte dell’attuale territorio comunale era occupata da paludi, canneti e acquitrini.
Ancora nella seconda metà dell’Ottocento circa il 70 per cento del territorio era sommerso e il centro si chiamava Grisolera, dalle grisole, le canne palustri dal pennacchio grigiastro che crescevano tutt’intorno.
Le prime bonifiche private cominciarono alla fine dell’Ottocento, ma furono decenni di lavori, interruzioni e nuovi allagamenti a dare forma alla pianura di oggi. Nel 1913 la famiglia Pasti acquistò Valle Livenzuola, dove in epoca romana sfociava la Livenza: i lavori furono fermati dalla Grande Guerra e ripresero dopo il conflitto, fino a recuperare circa 750 ettari. Nel 1925 quelle terre cominciavano già a essere produttive.
Fu allora che Marco Aurelio Pasti fece seminare migliaia di pinoli raccolti nella pineta di Ravenna: non per offrire ombra ai futuri villeggianti, che ancora non c’erano, ma per consolidare il cordone dunoso e proteggere dal vento e dalle mareggiate i terreni appena sottratti all’acqua.
È forse questo il dettaglio che meglio racconta Eraclea Mare: la sua pineta, oggi simbolo di una vacanza quieta e verde, nasce come parte della bonifica. E la bonifica continua a leggersi nell’entroterra, dove il paesaggio conserva scoline, argini, canali artificiali, idrovore, filari e case agricole.
Una geometria orizzontale che si presta a essere scoperta lentamente, anche in bicicletta, seguendo strade secondarie e tratti ciclabili fra i corsi d’acqua. Qui si comprende quanto il mare non sia mai stato l’unico protagonista: il territorio è stato modellato anche dal Piave, dalla Livenza e dalla rete di canali costruita per governare un’acqua che per secoli ha deciso dove si poteva vivere e coltivare.
Anche il nome racconta una trasformazione. Nel 1950 Grisolera divenne Eraclea, recuperando la memoria dell’antica Heraclia lagunare senza però coincidere con il luogo in cui sorgeva. Pochi anni dopo arrivò un’altra svolta: all’inizio degli anni Sessanta, lungo il “Lido di Santa Croce” che sarebbe diventato Eraclea Mare, nacquero i primi piccoli villaggi turistici, con bungalow ispirati ai casoni lagunari.
Il turismo trovava così spazio in un territorio che per generazioni aveva misurato il proprio futuro sulla capacità di prosciugare, coltivare e difendere la terra. Poi tutto si è evoluto rapidamente, e dal 2007 Eraclea Mare ottiene senza interruzioni la Bandiera Blu per la qualità delle acque, la gestione ambientale e i servizi.
Oggi quella lunga storia quasi scompare nella semplicità di una giornata di mare. Si passa dalla sabbia alla pineta in pochi passi e il paese è a pochi chilometri, mentre tutt’intorno si ritrovano campi, canali e argini. È il modo migliore per conoscere Eraclea: non scegliere fra spiaggia e campagna, ma accorgersi che appartengono alla stessa storia. Che la quiete di questo tratto di costa non viene da un paesaggio rimasto immobile, ma trasformato così a lungo da sembrare naturale. www.eracleamare.it.
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