Alla scoperta del Lago della Stua nella Val Canzoi: sentieri, boschi e casolari
L’itinerario ad anello parte dalla zona di Case Guarda e si inoltra nel bosco, alternando tratti vicini all’acqua ad altri leggermente più alti, dai quali il lago torna a comparire tra gli alberi

Da Cesiomaggiore bastano pochi chilometri perché il paesaggio aperto della Valbelluna cominci a stringersi. La strada entra nella Val Canzoi seguendo il corso del Caorame, tra prati, boschi e pareti che si fanno via via più vicine, fino a raggiungere uno dei principali accessi al Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
È una valle raccolta, fresca anche d’estate, dove l’acqua continua a comparire tra le rocce e il bosco attenua rumori e calore. Poco più avanti, a circa 700 metri di quota, compare il Lago della Stua, disteso tra le pendici boscose e le montagne che chiudono la valle.
Non è un lago naturale, anche se il paesaggio sembra averlo assorbito da tempo: il bacino è nato con la diga costruita all’inizio degli anni Cinquanta per alimentare le centrali idroelettriche di Arson e La Guarda, lungo il Caorame, affluente del Piave.
Anche il nome ne ricorda l’origine, perché “stua”, nel dialetto locale, indica uno sbarramento; ma oggi a imporsi è soprattutto la superficie dell’acqua, che riflette il profilo dei versanti e cambia aspetto con la luce e con il livello del lago.
Il modo più semplice per conoscere questo ambiente è seguirne il perimetro a piedi. L’anello parte dalla zona di Case Guarda e si inoltra nel bosco, alternando tratti vicini all’acqua ad altri leggermente più alti, dai quali il lago torna a comparire tra gli alberi. Il paesaggio si scopre per scorci successivi: la diga intravista da lontano, le sponde che cambiano forma, i tronchi affioranti, le pareti che sembrano avvicinarsi. Anche nelle giornate più calde, l’ombra degli alberi e il Caorame, che ricompare più volte tra rocce, pozze e piccoli salti d’acqua, accompagnano buona parte del cammino.
Seguendo il sentiero affiorano anche le tracce di chi ha abitato e lavorato la valle: i ruderi della Casera Casole e della maiolera del Col de la Stua, legati alla vita pastorale e contadina, e le calchere, fornaci un tempo molto diffuse in Val Canzoi, nelle quali il calcare veniva cotto per ricavarne calce. La stessa roccia, poco più avanti, racconta una storia diversa nel Bus del Caoron, una cavità carsica modellata dall’acqua.
Qui il rapporto tra acqua e montagna si fa più evidente. Il massiccio calcareo, dominato dagli affioramenti di Dolomia Principale, porta i segni dei corsi d’acqua, dei ghiacciai quaternari e dei fenomeni carsici.
L’acqua scompare nel sottosuolo, filtra attraverso la pietra e torna ad affiorare più in basso, alimentando il Caorame, che nel suo corso incide il fondo roccioso e continua a modellare la valle. Anche la vegetazione cambia in poco spazio: ai boschi di faggio e carpino nero si alternano versanti più aridi segnati dal pino silvestre, prati, affioramenti rocciosi e canaloni franosi.
Tutto questo si legge direttamente nel paesaggio e fa dell’anello qualcosa di più di una passeggiata attorno al bacino. Mentre il percorso resta accessibile, le forme delle pareti, la natura del terreno e i segni lasciati dall’acqua fanno percepire la complessità della montagna circostante. Perché il Lago della Stua può essere una meta in sé, adatta a una giornata senza fretta, ma anche il punto da cui lo sguardo sale verso il gruppo del Cimonega e le Vette Feltrine.
Da qui partono infatti itinerari più impegnativi diretti ai Piani Eterni, alla conca di Erera-Brendòl, ai rifugi e ai passi del Parco: ambienti più lontani, selvaggi e severi, ma già annunciati nel paesaggio del fondovalle. Oltre il lago e le pendici boscose, la valle continua verso montagne più alte e isolate, rivelando un paesaggio spettacolare, ben più vasto e ancora meno noto di quanto meriterebbe.
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