Vicoli, storia e movida: a Cavana batte il cuore di Trieste

Le piazze, i vicoli, le androne sono palcoscenici per musica, incontri e periodici mercatini vintage. Tra le Rive e San Giusto, è diventata attrazione ricca di locali serali 

Margherita Reguitti
Cavana a Trieste
Cavana a Trieste

«Nel 1923, scendere la sera verso Cavana significava immergersi in una folla densa, tumultuosa e schietta, un formicolio di marinai, pescatori e donne del popolo che si accalcavano tra le bettole e i vicoli bui”. Così lo scrittore Giani Stuparich (1891-1961) ricorda le passeggiate al fianco dell’amico poeta Umberto Saba nel quartiere brulicante di umanità varia.

Oggi non è tanto diverso, dopo varie metamorfosi è tornato cuore della movida cittadina, ieri come oggi. Le piazze, i vicoli, le androne (stradine strette a fondo cieco) sono palcoscenici per musica, incontri e periodici mercatini vintage.

Vi si affacciano club, torrefazioni, locali per il “rebechin” spuntino triestino, un calice di vino del Carso, o ristorantini dove gustare un piatto di jota o sardoni in savòr, dipende da stagione e gusti. Ricca è anche l’offerta di ospitalità.

Nel medioevo era racchiuso da mura con una porta d’accesso. Con lo sviluppo commerciale e portuale della città nel ’700 divenne popolare e cosmopolita, animato da mercati, osterie, locande e traffici diversi. Nel dedalo di viuzze nel primo’900 passeggiavano anche James Joyce e Italo Svevo che vi ambientò pagine dei suoi romanzi.

Nella seconda parte il declino ad antro scuro dove veniva anche esercitato il meretricio, favorito dal vicino porto in una linea frastagliata di botteghe dai profumi e colori cupi. Oggi un’ambita area residenziale, non solo “calda vita”, per usare le parole dell’autore dello Zibaldone.

Il rione era allora l’altra faccia della città degli ordinati caffè di sapore viennese, luogo dove cercare la verace umanità fatta di parole schiette e salaci, di osterie e case ricche atmosfere popolari.

Una muta avvenuta grazie a un importante intervento di recupero urbano iniziato circa 40 anni fa. Il quartiere si sviluppa a pochi passi da piazza Unità d’Italia, stretto tra le Rive e San Giusto. Si entra calpestando ciotoli antichi e il primo respiro di spazio ampio è nell’omonima piazza dove cercare le pietre d’inciampo che raccontano storie crudeli della Shoah in particolare della famiglia Vivante deportata nel 1944 nei campi di stermino.

Dalla piazza poi libero arbitrio se imboccare via dei Capitelli e l’androna dell’Olio per arrivare a piazza Hortis cinta da palazzi neoclassici fra i quali la Biblioteca Civica, incontrando Italo Svevo qui immortalato in statua di bronzo, regalandosi una pausa ai graziosi attigui giardinetti.

Oppure scegliere le vie Pescherie e del Sale verso il porto; o salire verso la collina per arrivare nell’acciottolata piazza del Barbacan e ammirare l’arco di Riccardo bizzarramente inserito in un edificio moderno. Era una delle porte monumentali sulle mura di Tergeste nel I secolo a.C. Il nome non è legato ai romani ma una dubbia leggenda popolare che si rifarebbe a una sosta in città di re Riccardo Cuor di Leone di ritorno dalle crociate, suggestiva ma storicamente indimostrabile. In via dei Capitelli e del Sale interventi di Neon Art / Doublin’illuminano il cammino serale citando le parole dell’autore dell’Ulisse.

Cavana è un rione raccolto e circoscritto per circa mezzo chilometro nel cuore della Città Vecchia ma tanta e varia è la sua storia, densa e articolata come la mappa dei suoi vicoli. Il nome rimanda al ricovero per barche prospicienti edifici, viste le origini medievali legati alla pesca e attività marinara. L’espressione “andar in cavàna” sta a indicare la messa in ricovero dell’imbarcazione di lavoro e quindi la fine del lavoro.

Accanto alle gallerie d’arte private due musei da non perdere: il Civico Museo d’Arte orientale in Palazzetto Leo, via San Sebastiano 1, racconta i traffici della città porto franco con l’Oriente ed è a ingresso gratuito e il Civico Museo Revoltella, esempio di mecenatismo del barone Pasquale Revoltella, che donò il palazzo e la sua preziosa collezione d’arte alla città.

Non è tutto, molto altro c’è da scoprire su www.turismofvg.it, www. discover-trieste. it e attraverso il progetto Cavana stories dell’associazione CinemaZero – – che il 10 e17 settembre organizzerà un tour notturno in Cavana, esperienza da vivere seguendo le storie dei personaggi e nei luoghi e nei secoli, prenotazione obbligatoria eventi@cizerouno.it. Nell’attesa ascoltate sul sito www.cizerouno.it/cavanastories/ le voci di poeti e abitanti che raccontano una storia unica e affascinante.

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