A Chiusaforte i tredici incantesimi con l’acqua che cade

Le cascate di Chiusaforte, in provincia di Udine, tra le Alpi Carniche e Giulie. Anfiteatri di roccia e arcobaleni di gocce, oasi di refrigerio in estate: nel verde si ammira un paesaggio dell’anima, dove il silenzio è uno spartito

Margherita ReguittiMargherita Reguitti
Le meravigliose cascate di Chiusaforte
Le meravigliose cascate di Chiusaforte

 

L’acqua viaggia e fa viaggiare creature e piante. Scava, colora, plasma e trasforma, dà vita e crea bellezza. Il suo moto continuo genera energia al servizio dell’uomo, è forza per l’industria e nutrimento per l’agricoltura. È il tesoro della terra, la ricopre e rende viva.

Chiusaforte in provincia di Udine, in friulano Scluse e in sloveno Kluže, con le sue tredici cascate ha un rapporto speciale e di abbagliante bellezza con questo elemento.

Probabile stazione romana sulla strada che da Aquileia conduceva nel Norico, attuali Austria e Slovenia, era luogo di pedaggi per la conformazione geografica a strozzatura, “chiusa”, fra i monti della valle del fiume Fella, nel cuore del Canal del Ferro, allo sbocco della Val Raccolana, ai piedi del maestoso massiccio del Montasio.

Un territorio per secoli strategico, di confine tra le Alpi Carniche e Giulie. Dista circa 50 chilometri da Udine via A23, in treno stazione di Carnia/Pontebba, quindi autobus, prossima a località turistiche fra cui Sella Nevea.

La bellezza dei salti d’acqua

Dai monti scaturiscono sorgenti e cascate che, lungo le alte pareti verticali di roccia calcarea e dolomitica, raggiungono i fiumi di fondovalle con spettacolari scenografie. Luoghi che hanno conservato l’originaria bellezza, nella maggior parte dei casi facili da raggiungere rispetto all’abitato e alle fazioni.

Anfiteatri di roccia e arcobaleni di gocce, giocose e spumeggianti verzure in primavera, oasi di refrigerio dall’afosa arsura estiva, tavolozza autunnale di colori dai rossi ai gialli e candido mantello di ghiaccio invernale.

Un paesaggio dell’anima per Pierluigi Cappello, poeta di luminosa semplicità e profondo sguardo, originario di Chiusaforte (un estratto di una sua lirica nel box a latere). Chiari e di facile consultazione gli strumenti messi a disposizione dal Comune https://comunedellecascate.it/ , compresa anche una mappa interattiva del percorso.

I monumenti della natura

Questi i nomi dei monumenti di acqua: Rio Belepeit, Rio Animis, Rio Simon, della Regina, Macile, Cadramazzo, Rio Repepeit, di Chiout Cali, Rio Pliz, Rio Montasio, Fontanone di Goriuda e Bassa di Goriuda e del Cjalderon.

A disposizione anche qr code indicato per leggere le coordinate GPS e inserirle nel navigatore dell’automobile.

Il sito del Comune permette di avere una panoramica documentata da video e fotografie della natura tra anfiteatri di roccia, scalini di dolomia, boschi di faggio, dove la protagonista assoluta è l’acqua che disegna visioni incantevoli dove il silenzio è lo spartito su cui vengono interpretate soavi melodie.

Quale il più bello?

Impresa ardua assegnare il pomo della più bella fra le tredici. Il torrente Brezzi forma la cascata della Regina la cui acqua si getta in un anfiteatro di travertino con reggipoggio da un’altezza di 10 metri. Luogo di leggenda che racconta l’esistenza di resti di una piscina e di portoni di bronzo costruiti per dare rinfresco alla regina che talvolta passava di li.

Una forra breve e una cascata da 70 metri; questo offre il Rio Belepeit, che scorre limpido e turchese tra rocce calcaree e pinete rigogliose.

Si scende verso il greto del torrente Aminis e, voilà, ci si trova proprio sotto la cascata. Spettacolare! Ci si può tuffare e fare canyoning nel Rio Simon mentre di fronte all’abitato di Chiusaforte gli appassionati incontrano una serie di situazioni diverse, dai tuffi alle calate tecniche sotto la cascata del Macile.

Si scorge dalla Ciclovia Alpe Adria la cascata Cadramazzo, un tuffo da 85 metri in due salti. Sono circa 5 minuti a piedi di facile cammino per giungere, superato il ponte romano, al Rio Repepeit.

Dal paese di Saletto si sale verso l'abitato di Chiout Cali e si arriva all’omonima cascata, salti d'acqua immersi nella natura della Val Raccolana.

Poco distante quella del Rio Pliz che si getta in una pozza azzurra, a portata di sguardo le trincee della Prima guerra mondiale e a sorpresa i camosci e il salto di 70 metri del Rio Montasio.

Del Fontanone e della cascata Bassa di Goriuda, dettagli nel box a latere mentre a circa 150 metri dal Fontanone parte il sentiero per la cascata del Cjalderon, un percorso forse più impegnativo dei precedenti con anche una ferratina.

Utile consultare www.turismofvg.it/fvglivexperience/il-sentiero-delle-cascate-a-chiusaforte. Ma non è tutto, c’è ancora molto da scoprire lungo questo percorso di monumenti di acqua, colori e natura.

Il Fontanon di Goriuda e la sua leggenda

La cascata del Sole o Fontanon di Goriuda ovvero dell'orco e dei nani. La leggenda narra che nelle grotte da cui sgorga vivesse Goriuda, essere temuto che terrorizzava gli abitanti della Valle.

Insieme a lui abitavano i Goriuz, nani dispettosi che vivevano e si nascondevano negli anfratti, grotte e caverne sui fianchi della montagna. La cascata fa un salto di circa 8 metri e si getta in un laghetto color smeraldo che poi diventa fiumiciattolo dal letto irregolare. Dal Fontanon lungo un sentiero, oppure dalla strada, si arriva alla cascata Bassa.

“La luce toccata”: i versi ispirati di Cappello

Un estratto di “La luce toccata” dalla raccolta “Azzurro elementare” del poeta friulano Pierluigi Cappello: “A Chiusaforte Silvio intrecciava canestri/con mezzo cuore e il cuore dei bambini intorno/io dico ti ho visto nella mia veglia/respiro acceso dell’alba/tra il fischio e il silenzio/e le dita andavano di vinco in vinco/come un’acqua nervosa, una spiegazione raccolta/nel tempo dietro questo tempo a mezza veglia/siamo venuti, io con le pupille di bimbo/e allora trattieniti adesso che torno/dentro il tuo odore di povero/nei boschi dove andiamo si dice con lo sguardo….”

 

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