Tra rose e labirinti il Castello di San Pelagio racconta le orme di D’Annunzio

Nel Novecento, la villa nobiliare di Due Carrare, in provincia di Padova, accolse Gabriele D’Annunzio. Il 9 agosto 1918 partì proprio da San Pelagio con l’87ª Squadriglia “La Serenissima” per il Volo su Vienna

Marina Grasso
Veduta aerea del Castello di San Pelagio
Veduta aerea del Castello di San Pelagio

Un aereo tra le rose non è esattamente ciò che ci si aspetta entrando nel parco di una villa veneta. E sorprende anche che, sotto i carpini centenari, compaiano un missile, una pala eolica e la coda di un F-104. Ma al Castello di San Pelagio, a Due Carrare, gli aerei non sono un complemento ma parte della storia del luogo, che dal 1980 ospita il Museo del Volo.

Tutto comincia da una torre merlata dei Da Carrara, costruita nella prima metà del Trecento, trasformata in residenza nel Cinquecento e poi inglobata dai conti Zaborra nella villa, di cui sono proprietari da oltre due secoli, completata con l’ala padronale e le barchesse ad uso agricolo.

Il Vate

Nel Novecento, poi, la bella villa nobiliare accolse un ospite che la legò per sempre alla storia del volo: Gabriele d’Annunzio, che vi visse per alcuni mesi e che il 9 agosto 1918 partì proprio da San Pelagio con l’87ª Squadriglia “La Serenissima” per il Volo su Vienna.

Se il lancio sulla capitale austro-ungarica di migliaia di volantini fu un gesto politico e militare, fu anche una dimostrazione della forza dell’aereo come nuovo mezzo di comunicazione. Oggi quei mesi di soggiorno sono raccontate nelle “Stanze dannunziane” del castello: il guardaroba, le camere da letto, la sala da pranzo, i salotti e lo studiolo sono stati riallestiti sulla base di documenti d’archivio, e nella quadreria è ricostruita l’alba di quel 9 agosto, quando gli aviatori furono riuniti prima della partenza. Una sala che, tra gli arredi e i cimeli di famiglia, restituisce il peso di una storia che vi entrò quasi all’improvviso.

Altre meraviglie

Ma il Museo del Volo guarda ben oltre d’Annunzio. Dalle macchine progettate da Leonardo osservando la natura si passa ad alianti, mongolfiere, dirigibili, idrovolanti, elicotteri e aeroplani. Le guerre accelerano la tecnica e ne mostrano il volto più drammatico; seguono i voli transatlantici, l’aviazione civile, il Concorde e lo spazio, da Gagarin alla Stazione Spaziale Internazionale.

La sala “Volo&Arte” indaga il volo nelle arti figurative, nella letteratura, nella musica e nell’artigianato. E sotto la volta affrescata della sala da ballo, tre grandi mongolfiere in gesso stanno sospese sul pavimento in palladiana.

A dare vita al percorso sono soprattutto profili e oggetti di persone: Corradino D’Ascanio, progettista di elicotteri prima che della Vespa; Maria Concetta Micheli, prima donna italiana elicotterista, e le aviatrici del Novecento fino a Samantha Cristoforetti.

Restano la tuta di Gaby Angelini, le divise delle hostess LAI e Alitalia e quella riscaldante usata da Umberto Nobile nelle spedizioni polari. E, ancora, nella barchessa trovano posto alcuni alianti e ultraleggeri, mentre nell’androne sono raccolti motori ed eliche storiche.

Una storia verde

Nel parco, esteso per circa tre ettari, il racconto continua fra collezioni di rose e glicini, alberi secolari e macchine volanti. Nel giardino di rappresentanza emergono dal verde un Texan T6 e due elicotteri Agusta-Bell, mentre la lunga carpinata, un tempo collegamento tra la residenza e la campagna, conduce a ben due labirinti.

Quello del Minotauro, tra siepi di lauro, richiama i giochi delle ville venete e il mito di Dedalo e Icaro; “Forse che sì forse che no” riprende invece il titolo del romanzo dannunziano e il disegno di un soffitto del Palazzo Ducale di Mantova.

Più appartato, davanti all’oratorio privato, il giardino segreto cambia atmosfera: vialetti e spazi erbosi circondano una vasca termale settecentesca; intorno resistono statue, cipressi, tassi ed essenze profumate. e, oltre l’alto muro, la campagna. Perché, ali ed eliche a parte, il castello è anzitutto un’elegante villa veneta ancor oggi abitata.

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