Il magnifico castello Papadopoli Giol a San Polo di Piave
Residenza, giardini all’italiana e alberi ottocenteschi nella pianura trevigiana. La Cantina Granda conserva i segni dei proiettili austriaci incisi nelle botti e quelli di una scheggia di una granata italiana

Lungo la strada, all’improvviso, oltre le chiome fitte del parco, spuntano torrette e pinnacoli; tra le foglie si svelano archi ogivali e mura merlate, in curioso contrasto con il profilo regolare della piazza: il castello Papadopoli Giol di San Polo di Piave, nella pianura trevigiana, si scorge gradualmente, come un’apparizione. E poi si impone con la sua maestosità, come una finestra che si apre su un lessico architettonico inatteso.
A volerlo così fu il conte Nicolò Papadopoli, che alla fine dell’Ottocento rinnovò l’antico edificio, evoluzione del “castello” sorto nel 1192 come fortilizio di difesa, in una residenza scenografica in stile neogotico. Nei secoli il complesso si era trasformato da struttura militare a casa padronale funzionale al governo delle tenute agricole che dal 1814 erano della sua famiglia.
I Papadopoli
I Papadopoli, mercanti di Corfù trasferitisi a Venezia alla fine del Settecento, erano entrati presto nell’aristocrazia lagunare e risiedevano nel palazzo sul Canal Grande che porta ancora il loro nome: in quella villa di campagna Nicolò volle imprimere l’impronta del prestigio familiare, adottando il neogotico allora di gran moda in Europa come linguaggio di rappresentanza.
La trasformazione era iniziata qualche decennio prima: nel 1850 suo cugino Spiridione aveva avviato la sistemazione della residenza e del parco di oltre 12 ettari, affidando il lavoro a Francesco Bagnara, scenografo della Fenice, che traspose nel giardino le logiche del palcoscenico secondo il gusto romantico.
Al rigore dei giardini all’italiana contrappose curve, riflessi e varietà paesaggistiche: radure, boschetti e viali sinuosi che offrono scorci sempre diversi fino al grande lago, il più vasto tra quelli delle ville venete.
Per ampliarlo furono modellate tre collinette, una divenuta ghiacciaia, mentre due isolette punteggiano lo specchio d’acqua. E per creare l’idilliaco paesaggio romantico, accanto a querce, magnolie e carpini furono introdotte essenze esotiche come il cedro del Libano e il monumentale Ginkgo biloba piantato intorno al 1860.

Nel 1888 Nicolò chiamò l’ingegnere torinese Giovanni Battista Ferrante a completare l’assetto della residenza aggiungendo due ali laterali, adattandola al gusto neogotico di ispirazione inglese e orientando la facciata verso il parco e il lago, facendo della villa quinta scenografica del paesaggio disegnato ad arte.
Interni scenografici
Gli interni rifletterono la stessa ambizione scenografica: tre piani collegati da corridoi e scale, con saloni dai soffitti lignei, sale da pranzo ornate da camini e ambienti più raccolti, che furono arricchiti con sontuosi arredi e opere d’arte. Ma di quel corredo rimase presto ben poco: durante la Grande Guerra la villa divenne quartier generale degli austriaci, venne colpita dai bombardamenti e seriamente danneggiata da un incendio.
La guerra
La posizione di San Polo, a pochi chilometri dal fronte del Piave, segnò profondamente la villa e la comunità, come raccontano anche le cantine storiche poco lontano dalla villa, documentate dal 1427 con i loro ambienti voltati e muri spessi destinati all’invecchiamento dei vini: la settecentesca “Cantina Granda” conserva ancora i segni dei proiettili austriaci incisi nelle botti e quelli di una scheggia di una granata italiana che ne sfondò il tetto.
La guerra segnò duramente anche i Papadopoli, che nel 1919 furono costretti a vendere la vasta proprietà sanpolese.
Due anni dopo villa, parco, cantine e decine di case coloniche furono acquistati da Giovanni Giol, imprenditore friulano rientrato dall’Argentina, dove aveva costruito una fortuna nella viticoltura. Il suo primo impegno fu riparare velocemente i danni del conflitto e restituire respiro al complesso, che i suoi discendenti continuano a far vivere, eredi della vocazione vitivinicola del territorio e di una tradizione familiare di cura della bellezza.
In bici o con una romantica barchetta
Il Parco Storico di Villa Papadopoli Giol è visitabile in autonomia, anche con l’uso di biciclette e di un mezzo speciale: una romantica barchetta a remi con cui attraversare il lago raggiungere le isolette e osservare la villa da prospettive insolite.
La durata è libera e il biglietto – utilizzo della barca incluso - costa 8 euro (ridotto 3-6 euro). Prenotazione consigliata dal sito che propone tutte le soluzioni di visita: giolitalia.com.
Percorsi guidati di varia durata
Oltre ad accogliere eventi, Villa Papadopoli Giol è visitabile con percorsi guidati di varia durata, dall’ora e mezza del Gothic Tour alle tre ore e mezza del Grand Tour, con costi che sono compresi tra i 15 e i 25 euro. Le tappe toccano la villa neogotica, il parco romantico e le cantine storiche; alcuni itinerari prevedono anche la degustazione dei vini biologici prodotti dall’azienda. Le visite sono disponibili su prenotazione.
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