Zandomeneghi e Degas: Impressionismo tra Firenze e Parigi
A Palazzo Roverella di Rovigo ricostruito per la prima volta il dialogo tra i due grandi artisti, uniti anche da amicizia. Il 27 febbraio l’inaugurazione della mostra

Firenze e Parigi, la tradizione e l’avanguardia, la macchia e l’impressione: è in questa tensione che, nella seconda metà dell’Ottocento, si costruisce uno dei passaggi decisivi verso la modernità. Edgar Degas, parigino di formazione rigorosa, considera l’Italia un passaggio essenziale: studia a lungo il Rinascimento, soggiorna a Firenze, affina il disegno e la struttura della composizione. Federico Zandomeneghi compie il percorso inverso: nato a Venezia nel 1841, cresciuto tra laguna e Toscana, si stabilisce a Parigi nel 1874. È lì che Degas riconosce il talento dell’italiano, che ha qualche anno meno di lui, e nasce un rapporto fatto di stima e di distanza, di confronto più che di adesione. Degas lo chiama ironicamente “le Vénitien” e ne ammira la tenacia; Zandomeneghi ne accoglie l’esempio ma non diventa mai un epigono. Fu un’amicizia intensa e talvolta spigolosa, la loro, raccontata dalla mostra Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi, che si aprirà il 27 febbraio a Palazzo Roverella di Rovigo, mettendo per la prima volta in dialogo in modo organico i due artisti, con la curatela della storica dell’arte Francesca Dini.

Una nuova grande mostra promossa dalla Fondazione Cariparo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e la produzione di Silvana Editoriale. Palazzo Roverella, di cui Fondazione Cariparo cura la programmazione da vent'anni, è ormai riconosciuta come una delle sedi espositive più vivaci del panorama nazionale, capace di attrarre decine di migliaia di visitatori e sostenere progetti internazionali, dalle grandi monografie alle indagini tematiche e alla fotografia d’autore. Nelle sue sale l’Ottocento europeo è tornato più volte come terreno di confronto tra Italia e Francia: nel 2013 indagando Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo e nel 2023 con Renoir. L’alba di un nuovo classicismo, dedicata al rapporto tra il viaggio italiano di Pierre-Auguste Renoir e la maturazione del suo linguaggio. E ora il dialogo tra Zandomeneghi e Degas riporta al centro il nodo dei rapporti di allora tra Firenze e Parigi.

Il racconto della mostra inizia da Firenze: Degas vi soggiorna dal 1858, frequenta i giovani macchiaioli, studia il Rinascimento e matura l’attenzione alla vita contemporanea. Vi dipinge anche il suo capolavoro giovanile La famiglia Bellelli: in mostra sarà presente lo studio preparatorio (Ordrupgaard di Copenaghen), esposto per la prima volta in Italia. Accanto, i ritratti di Thérèse de Gas e Hilaire de Gas (Musée d’Orsay), nonché il confronto con opere di Borrani, Fattori e Boldini restituiranno la concretezza del dialogo tra Degas e l’ambiente fiorentino.
Anche per Zandomeneghi Firenze rappresenta una stagione decisiva. Formatosi all’Accademia veneziana ma insofferente ai vincoli accademici, nel confronto fiorentino con Giuseppe Abbati e Vincenzo Cabianca affina uno sguardo nuovo che porta con sé a Parigi. Nel percorso della mostra, il suo Al Caffé Nouvelle Athènes (1885) lo restituirà pienamente nel mondo degli impressionisti, unico italiano presente alle quattro mostre del gruppo. Opere come A letto e Le Moulin de la Galette mostreranno come il taglio ravvicinato e l’attenzione al gesto sospeso segnino la sua assimilazione del nuovo linguaggio mentre la costruzione dell’immagine conserva un equilibrio misurato, come se la memoria veneziana filtrasse ancora l’esperienza parigina.

Il confronto si farà più serrato nelle sezioni dedicate agli anni successivi. Le scene di interni come Visita in camerino, Donna che si asciuga e A teatro mostreranno come Zandomeneghi guarda la vita femminile con una prossimità raccolta, lasciando che la luce filtri la scena. Accanto, Dans un café (1876, Musée d’Orsay), con la celebre rappresentazione della bevitrice d’assenzio, farà emergere uno sguardo diverso: Degas costruisce lo spazio con tagli netti, isola le figure in posture inattese, sottrae ogni compiacimento narrativo. Il tema della danza, centrale nella sua ricerca, emergerà attraverso Classe de ballet (1880) e Danzatrice che si sistema la scarpetta (1885, Dixon Gallery and Gardens, Memphis). La Piccola danzatrice di quattordici anni (Albertinum di Dresda) e un focus sul suo recente restauro, renderanno tangibile la tensione tra disciplina del corpo e libertà dell’inquadratura. Il percorso si chiude nel 1886, anno dell’ultima mostra impressionista. Opere come Sul divano, Il giubbetto rosso o La tasse de thé mostreranno la ricerca di Zandomeneghi di un equilibrio più raccolto, quasi classico nella compostezza delle figure. Degas, invece, continua a spingere la propria ricerca verso la frammentazione dell’inquadratura e la tensione del movimento. Non una rottura plateale, ma due traiettorie che, pur condividendo una solida disciplina del disegno, si allontanano progressivamente. Per ricongiungersi idealmente in uno spettacolare percorso a Palazzo Roverella, fino al 28 giugno. —
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