Il genio di Horst P. Horst. Da Le Corbusier a Vogue: è la geometria della grazia
Le Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio inaugurano la retrospettiva. Oltre 400 immagini: estetica, moda e la Venezia del 1947

È stato il primo fotografo a dare una dignità artistica agli scatti di moda, inventandosi pose, particolari, soluzioni estetiche ampiamente citate e copiate da generazioni intere di colleghi e di magazine, dal “suo” Vogue, a scendere: “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” è di scena alle Stanze della Fotografia, a San Giorgio, dal 21 febbraio e fino al 5 luglio, in una retrospettiva di oltre 400 immagini, alcune delle quali riprodotte per l’occasione, molte altre esposte in stampe vintage originali, curata da Anne Morin con la collaborazione di Denis Curti.
Horst P. Horst: la biografia
Horst (1906-1999) nasce Bohrmann, in Turingia, e negli anni Venti si avvicina al Bauhaus e a Gropius. Studia carpenteria, e per quella casualità che fa grande le vite degli uomini comuni, un giorno scrive a Le Corbusier, proponendosi come assistente… e viene accettato.

Così, nel 1929, si trasferisce a Parigi, ma, avvicinandosi agli ambienti artistici della capitale, capisce che è la fotografia a interessarlo più della architettura, galeotto l’incontro – e il coup de foudre – con George Hoyningen-Huene, capo fotografo di Vogue France: Horst diviene il suo pupillo, assistente, modello e amante. Ma sarà Mehemed Agha, il direttore artistico della casa madre di Vogue, negli Stati Uniti, a offrirgli di collaborare per il magazine, iniziando una collaborazione che lo accompagnerà per tutta la vita.
Horst e Vogue
È grazie soprattutto a Horst, nel frattempo diventato cittadino americano con il nome di Horst P. Horst, che Vogue si evolve e, da rivista di moda, si trasforma in laboratorio estetico, perché gli scatti della sua Rolleiflex non sono mai estemporanei specchio di haute couture, ma riflettono la sua formazione.

Negli anni Sessanta poi, l’abilità di una capo redattrice come Diana Vreeland, passata a Vogue da Harper’s Bazaar, riesce a mescolare le visioni di Horst con quelle di altri interpreti come Irving Penn o Richard Avedon. In particolare nelle foto di Horst l’ambientazione è minimalista, con un bianco e nero fortemente contrastato che mette in risalto la tensione scultorea del corpo su cui, oltre i capi di Balenciaga o di Coco Chanel, si stagliano i gioielli di Boucheron o un vaso di Alberto Giacometti. Le sue donne hanno il fascino delle femme fatale del cinema dark di quegli anni, perfidamente affascinanti.
L’estetica della precisione
Questa estetica della precisione richiama gli ideali del Bauhaus, così come le sue frequentazioni architettoniche si riflettono nelle scenografie neoclassiche, con citazioni da Canova a David, modulate secondo la lezione di Le Corbusier che mette l’uomo al centro dello spazio, misurato e proporzionato al corpo umano.

Ma anche esaltate dalle statue fasciste dell’Acqua Acetosa e dei fori imperiali. Altro grande filone della carriera di Horst sono i ritratti, scaturiti dalle frequentazioni celebri della Parigi anni Trenta, personaggi fissati negli scatti di altri colleghi, che in Horst tuttavia esprimono una valenza psicologica, sapiente mediazione tra aspetto e interiorità. E poi la natura e i fiori, soggetto preferito nell’ultima fase della sua carriera, nature morte che sono meditazioni silenziose sul tempo e la caducità.
Horst e Venezia
Chiude la bella mostra di Marsilio Arte un capitolo veneziano: Horst fu in laguna nell’estate del 1947, seguendo le rinate Biennale e Mostra del Cinema, fotografando tra l’altro Maria Callas, Jean Cocteau e Jean Marais, in città per presentare la loro opera teatrale “L’aquila a due teste”.

Come sempre Le stanze della fotografia uniscono un’altra piccola esposizione: questa volta è il turno del turco Ahmet Ertuğ, che con “Beyond the vanishing point” curata da Denis Curti (fino al 6 aprile), celebra oltre cinquant’anni di attività, 29 fotografie di grande formato incentrate sul patrimonio architettonico italiano in dialogo con il mondo mediterraneo. Anche quest’anno, infine, si è svolto il concorso dedicato a fotografi under 30, ispirato a Horst. I finalisti sono Davide Monego, Giada Lavinia Cuzzocrea, Gian Marco Pulerà, Giorgia Armario, Giorgia Pevere, e Giulia Passaseo
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