Woody Allen, i 90 anni di un maestro

Amato in Europa ma osteggiato negli Stati Uniti dopo le accuse di molestie. L’esordio come battutista, poi l’approdo al cinema: 50 film tra ironia e riflessione

Michele Gottardi
Il regista americano Woody Allen e la moglie Soon Yi
Il regista americano Woody Allen e la moglie Soon Yi

 

Oggi, 30 novembre, Woody Allen compie 90 anni. Una bella età per tutti, soprattutto per un cineasta che ha saputo registrare l’air du temps di là e di qua dell’oceano.

Perché contaminato, Allen lo è dalla nascita: all’anagrafe del Bronx, dove i suoi genitori lo registrano solo il giorno dopo (motivo per cui in molti repertori è segnata la nascita al 1° dicembre) è trascritto come Allan Stewart Königsberg, famiglia ebrea ashkenazita di origine russo-tedesca (prussiana, forse: Königsberg è la città di Kant, oggi nell’exclave russa sul Baltico, ribattezzata Kaliningrad), modeste condizioni economiche, stabilitasi a New York due generazioni prima.

Quindi yiddish e umorismo ebraico costituiscono il suo pane e latte giovanile, e già tra i 15 e i 20 anni esordisce nello spettacolo, scrivendo le battute per comici famosi, e poi davanti a platee riservate e su giornali e rotocalchi, dal “New Yorker» a «Playboy».

Tra Broadway e il cinema sceglie il secondo, anche se “Provaci ancora Sam”, commedia di successo, verrò trasportata sullo schermo nel 1972, terzo film dopo gli esordi di “Prendi i soldi e scappa” (1969), ironica rivisitazione dei film americani di genere, piena di citazioni e di un humour molto cabarettistico. In questi primi film (anche “Il dittatore dello stato libero di Bananas”, “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…”, “Il dormiglione”) i riferimenti sono i fratelli Marx e Chaplin, ma irrorati da una linfa intellettualistica originale.

Con “Amore e guerra”, che contribuisce a lanciare la sua terza compagna Diane Keaton, da poco scomparsa, (consacrata in “Io e Annie”, tre Oscar), si conclude la prima fase: da quel momento Allen si dedica a due grandi temi, Manhattan (grande passione assieme al jazz) e i complessi problemi del rapporto di coppia, filtrati oltre che dalla psicanalisi, anche dal grande debito verso il cinema e la cultura europea: ecco allora le citazioni bergmaniane di “Interiors” e “Hannah e le sue sorelle”, tre Oscar, come quelle felliniane di “Una commedia sexy in una notte di mezza estate” (in cui si unisce a Mia Farrow fino alla violenta rottura del 1993) e di “Stardust memories”, dove l’ironia diventa riflessione esistenziale, sberleffo storico che “ridendo castigat mores”, toccando grandi temi etici. Ecco ancora l’elogio della contaminatio ebraica di “Zelig”, triste e ilare a un tempo come “La rosa purpurea del Cairo”, il nostalgico “Radio days” o “Ombre e nebbia” e su tutti “Manhattan”, appunto.

Il Woody Allen degli ultimi trent’anni, quasi un film all’anno, spesso presentato in anteprima a Venezia, poi a Cannes, che si avvale della collaborazione di un mago della fotografia come Carlo Di Palma, già con Antonioni, converge verso l’Europa, non solo culturalmente, ma anche geograficamente. Dopo New York, Woody dichiara il proprio amore per Parigi (“Midnight in Paris) e Venezia, non disdegnando nemmeno la Spagna.

A Venezia girerà “Tutti dicono I love you”, presentandolo in anteprima al palazzo del cinema del Lido, nel 1997, in una serata di sostegno per la ricostruzione del Teatro La Fenice, da poco bruciata.

A Venezia Allen si è anche sposato con Soon-Yi Previn, il 23 dicembre 1997 a Palazzo Cavalli-Franchetti. La cerimonia civile, celebrata dal sindaco di allora Massimo Cacciari, si svolse in segreto, alla presenza solo dei testimoni.

Dopo un periodo di appannamento, all’inizio degli anni Duemila Allen è tornato a dirigere ancora film fondamentali, tra Londra - da “Matchpoint” a “Scoop” e “Sogni e delitti”, presentato fuori concorso alla 64ª Mostra di Venezia, un ritorno ai toni drammatici dopo la commedia leggera di “Scoop” - e la Spagna di “Vicky Cristina Barcelona”.

Allen continua così a preferire l'Europa dove è più amato, anche perché in America c’è ancora ostracismo nei suoi confronti dopo le accuse di molestie rilanciate dalla figlia adottiva Dylan Farrow, e mai definitivamente provate, e lo scandalo legato alla vicenda con Soon-Yi. Un’attività indefessa, fino al suo cinquantesimo e forse ultimo film, presentato a Venezia 2023, “Un colpo di fortuna - Coup de chance”, per la prima volta in francese, ancora sui temi del fato e della casualità che sembrano ossessionarlo in questa fase matura della sua esistenza, al pari del doppio al centro del suo primo romanzo “Che succede a Baum?” appena edito in Italia dalla Nave di Teseo. 

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