Il Diario partecipativo di Kabakov per Venezia: «Un luogo che è sogno»

Una chiamata alla città: oggetti e ricordi da portare con una descrizione. Verranno esposti a Ca’ Tron, sede dello Iuav, in una mappa concettuale

Michela Luce
Emilia Kabakov a Venezia
Emilia Kabakov a Venezia

«Venezia era come un sogno. Mio papà, io ero ancora piccola, mi disse che voleva farmi vivere la città, fuggire dall’Unione Sovietica, portarmi in gondola». Sogno che a distanza di anni Emilia ha realizzato insieme al marito Ilya Kabakov col quale partecipò a nove edizioni della Biennale (memorabile nel 1993 il Red Pavillion col quale rappresentarono la Russia) e oggi vuole proseguire sull’onda di quello cui stavano lavorando e progettando prima della sua scomparsa nel 2023.

Dall’Ucraina agli Usa

Entrambi di origine ucraina, nati a Dnipro, dopo aver studiato a Mosca, nel 1973 emigrarono in Europa stabilendosi a Graz; poi volarono negli Stati Uniti e nel 1992 si trasferirono a New York. Solo nel 2008 tornarono a Mosca per una fugace visita: «Se perdi l’identità e le radici, perdi la vita». Insieme hanno dato vita alle “installazioni totali” immersive che intrecciano memoria personale, utopia e fallimento, sogno e ironia, spingendo a riflettere sulla condizione umana universale e sul tempo, sulla percezione e sull’identità, opere che li pongono tra i maggiori artisti concettuali contemporanei. Sono presenti nei musei internazionali più importanti, dal Pompidou alla Tate, dal Moma al Maxxi, dall’Ermitage alla Collezione Reale di Abu Dhabi. Insieme sono stati insigniti del Premio Imperiale, il più alto riconoscimento artistico in Giappone, di cui Emilia è fiera.

«Cittadina e artista del mondo»

Alla domanda se si senta ucraina o russa, Kabakov, senza esitare, si definisce cittadina e artista del mondo. E non a caso in Laguna intende presentare il suo ultimo progetto, un Diario veneziano che vedrà Venezia al centro, proprio per il suo essere costruito insieme ai veneziani, coinvolti quali co-autori di un racconto collettivo che sarà imperniato attorno a cinquecento storie personali che formeranno un caleidoscopio di oggetti raccolti da veneziani, riferiti ciascuno a un ricordo, memoria di esperienze o di un vissuto. «Una città che rappresenta un’opportunità per tutti, una comunità che vorrei ruotasse e si riunisse in un insieme di storie».

Il progetto

Un mosaico umano stratificato, sospeso tra passato e futuro. Ha così avviato una Open Call cui sarà possibile aderire fino al 22 marzo attraverso email diarioveneziano@gmail.com o format online, prestando un oggetto simbolico (dimensioni massime cm. 40x30x30 rigorosamente di piccolo valore economico) accompagnato da un breve testo esplicativo di massimo mille caratteri che ne spieghino il significato e il legame con la città. Il progetto, curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate col patrocinio del Comune verrà presentato l’8 maggio a Ca’ Tron sede dello Iuav nell’ambito della 61a Esposizione Internazionale d’Arte e renderà l’intero piano nobile del palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande una sorta di mappa concettuale di oggetti dove le opere saranno raggruppate per temi ed esposte come fossero un albero tematico trasformato in installazione totale, capace di intrecciare le storie private in un ritratto corale della città; non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia.

L’evento a Ca’ Tron

Il progetto che diviene evento, ambizioso quanto frutto di un amore profondo nei confronti della città, affonda le sue radici nel 1993 a seguito di un’installazione che realizzarono a Gand e basata su una scrittura condivisa. Come spiega con entusiasmo Emilia Kabakov, «Venezia è un faro di speranza per ciò che può accadere quando i vicini si sostengono a vicenda e condividono la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future».

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