Il Settembre dell’Accademia con i giganti del sinfonismo
Quattro orchestre, quattro direttori e quattro solisti d’eccezione al Teatro Filarmonico di Verona dall’8 al 30 settembre

Dalla tensione drammatica di Mahler all’intimità di Beethoven, dalla luminosa distensione di Brahms all’impeto di Čajkovskij, fino all’ampio canto di Rachmaninov: quattro orchestre, quattro direttori e quattro solisti percorreranno tutti i registri del grande sinfonismo romantico nei cinque concerti del XXXV “Settembre dell’Accademia”, dall’8 al 30 settembre al Teatro Filarmonico di Verona.
Sarà Daniele Gatti, fra i direttori italiani più autorevoli sulla scena internazionale, a inaugurare il festival con la Sächsische Staatskapelle Dresden, una delle più antiche e prestigiose orchestre europee, della quale è direttore principale. Insieme daranno vita a una breve residenza, con due concerti in sere consecutive. Martedì 8 settembre la Sinfonia n. 6 “Tragica” di Mahler occuperà da sola il primo programma. Gatti ha avviato con la Staatskapelle l’integrale delle sinfonie mahleriane, un progetto inedito per l’orchestra di Dresda. Da tempo interprete di riferimento di questo repertorio, ne governa l’ampiezza formale senza smarrirne le fratture interne. Marce, slanci lirici e improvvise aperture conducono ai colpi di martello dell’ultimo movimento. L’imponenza dell’organico non cancella gli istanti di fragilità: è proprio su di essi che si abbatte l’idea del destino, spingendo il linguaggio tardoromantico verso il punto di rottura.

La sera successiva, mercoledì 9 settembre, l’ouverture da “Egmont” e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol maggiore di Beethoven precederanno la Sinfonia n. 2 in re maggiore di Brahms, dove la serenità di fondo lascia affiorare ombre e inquietudini. Al pianoforte Beatrice Rana, oggi ospite delle maggiori sale del mondo e particolarmente attesa nel Quarto Concerto, fra i titoli più riconoscibili del suo repertorio. Il suo tocco limpido è congeniale all’insolito attacco del pianoforte solo, poche battute raccolte dalle quali nasce il rapporto con l’orchestra. Il Filarmonico l’ha accolta fin dagli esordi e lo scorso anno l’ha applaudita con la Dresdner Philharmonie diretta da Dima Slobodeniouk.
Proprio il russo-finlandese Slobodeniouk, interprete di grande energia e precisione, tornerà mercoledì 16 settembre, questa volta alla guida della Bergen Philharmonic Orchestra, premiata da “Gramophone” come Orchestra dell’anno 2025. Con loro il norvegese Leif Ove Andsnes, uno dei grandi pianisti del nostro tempo, sarà il solista del Concerto n. 2 in si bemolle maggiore di Brahms. Le dimensioni quasi sinfoniche della partitura sono congeniali al suo modo di interpretare Brahms, saldo nella costruzione e libero nel fraseggio. Seguirà la Sinfonia n. 4 di Čajkovskij, con il motivo del destino annunciato dagli ottoni e i tentativi di sottrarsi alla sua pressione affidati al valzer, alla memoria e alla danza. La più giovane protagonista del festival sarà la tredicenne Charlotte Melkonian, violoncellista armeno-tedesca già avviata a una carriera internazionale.
Mercoledì 23 settembre sarà la solista delle Variazioni su un tema rococò di Čajkovskij, nelle quali il virtuosismo deve conservare eleganza, controllo e libertà del suono. Con lei suonerà un’orchestra di giovani musicisti, la Baltic Sea Philharmonic, guidata dallo statunitense Robert Treviño, una delle bacchette più innovative della sua generazione. Ad aprire la serata sarà l’Interludio dalla cantata “Sången” di Wilhelm Stenhammar; dopo le Variazioni, la Sinfonia n. 1 in do minore di Brahms, pagina che dalla severità dell’inizio guadagna a poco a poco l’ampiezza lirica del Finale.

La conclusione sarà affidata mercoledì 30 settembre a una delle orchestre più amate dal pubblico veronese, quella dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il programma interamente dedicato a Rachmaninov riunirà due musicisti russi: Stanislav Kochanovsky, direttore dal gesto incisivo e dal forte temperamento sinfonico, e Nikolai Lugansky, interprete d’elezione del compositore e pianista capace di dare profondità poetica a una tecnica formidabile. Il Concerto n. 3 in re minore, fra le prove più ardue del repertorio pianistico, sarà seguito dalla Sinfonia n. 2 in mi minore, vasta architettura orchestrale costruita sul continuo ritorno e sulla trasformazione dei temi.
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