Restauratori detective: ecco gli strati di storia della Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale
Svelato il restauro del soffitto e dei quattro portali policromi. I lavori sono iniziati nel 2023, grazie al sostegno di Save Venice. La presidente dei Musei Civici di Venezia Gribaudi: «Spiegare questo lavoro significa parlare di futuro»

Raggi X, mappature al millimetro, indagini chimiche. E la scoperta: i dipinti che abbelliscono il soffitto della Sala della Quattro Porte di Palazzo Ducale a Venezia non sono affreschi, ma colori a olio stesi su una preparazione di gesso e colla. Non un dettaglio tecnico da poco per procedere al restauro, iniziato nel 2023 e concluso nei giorni scorsi. I restauratori si sono trasformati in detective tra gli strati della storia. Si parte dal dato certo: 1574, l’incendio che danneggia pesantemente la sala, la ricostruzione con Andrea Palladio, Giovanni Antonio Rusconi (1576) con proto Antonio Da Ponte, con l’ingaggio di Jacopo Tintoretto.
Un soffitto fragile
Poi, pochi anni dopo, cominciano i primi problemi e, di secolo in secolo, nuove mani aggiungono, correggono, riparano. Non solo soffitto: la sala ha i caratteristici quattro portali policromi che danno il nome alla stanza, sormontati dai gruppi scultorei del tardo Cinquecento veneziano realizzati da Alessandro Vittoria, Girolamo Campagna, Francesco Caselli e Giulio dal Moro.
La mappatura
Ma, appunto, la fragilità del soffitto è nota fin dalla ricostruzione della sala. Ed è riemersa durante la mappatura dettagliata di Palazzo Ducale effettuata tra il 2022 e il 2023, scandagliando migliaia di metri quadrati di superficie cercando le necessità conservative più impellenti: la Sala delle Quattro Porte aveva lanciato un Sos. A rispondere, è arrivato un team di restauratori e Save Venice, con un contributo di 662 mila euro su 747 mila euro di investimento complessivo, completato grazie all’Art Bonus con il sostegno del Gritti e investimenti di Fondazione Muve. Il laboratorio di restauro non ha chiuso la fruizione della sala, grazie all’impalcatura metallica sopra la quale lavoravano i restauratori.

«Una stratificazione complessa»
«Il nostro è stato l’ennesimo intervento su una struttura molto sensibile», spiega l’architetto Arianna Abbate del Servizio Tecnico della Fondazione Muve, «abbiamo enumerato decine di interventi manutentivi già nel diciassettesimo secolo, addirittura nel diciottesimo erano stati ingrigiti gli stucchi per far risaltare le dorature. Anche i dipinti hanno una stratificazione molto complessa, tanti artisti e artigiani nei secoli hanno tentato di restituirne un’unità. Infatti, molte parte dei dipinti non esistevano più e ne era stato commissionato il rifacimento». Particolarità nella particolarità, quello che c’è dietro il soffitto: una struttura tradizionale fatta di centine lignee con tappeti di canne, una scelta insolita per il peso degli stucchi.
L’indagine scientifica
Il punto di partenza, quindi, è stata l’indagine scientifica per scandagliare i materiali e tentare di separare gli strati dei secoli: il restauro è conservativo, con puliture selettive (soprattutto delle aggiunte del Novecento che avevano ingiallito le superfici). «Abbiamo ritrovato anche nomi importanti, come Jacopo Guarana», sottolineano i restauratori.

Valentina Piovan, restauratrice padovana, si è occupata della cura dei dipinti. »La scoperta inedita è che non abbiamo lavorato su affreschi, ma su dipinti murali, pitture a olio su gesso e colla stesa su muro», sottolinea Piovan, «Abbiamo analizzato quali campioni avessero questa marcatura, individuando così i pigmenti cinquecenteschi, trovandoli su Zeus e sull’allegoria di Venezia. Tintoretto emerge anche sulle due figure allegoriche barbute, anche in alcune figure nei tondi. Nel gruppo dell’Olimpo, invece, emergono mani ottocentesche».
Il lavoro sugli stucchi
Al lavoro incentrato sulle pitture, si è aggiunto quello legato agli stucchi: intaccati nei secoli da sali e ossido, hanno subito anche distacchi nel Settecento ed erano caratterizzati da fessure. Quindi si è lavorato sulla messa in sicurezza di tutti gli elementi, ripristinati gli ancoraggi, avviato sostituzioni dove necessario anche utilizzando fibra di vetro.

«Ogni restauro ci ricorda quando sia fragile il nostro patrimonio e quanto sia importante raccontare questa fatica conservativa», sintetizza Maria Cristina Gribaudi, presidente dei musei civici di Venezia, «spiegare questo lavoro significa parlare di futuro».
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