Le Alchimiste di Anselm Kiefer: arte, memoria e riscoperta

La mostra dell’artista tedesco, curata da Gabriella Belli, apre a Palazzo Reale, Milano, dal 7 febbraio. I rimandi all’esposizione di Palazzo Ducale a Venezia, quelle donne dimenticate dalla storia

Michele Gottardi
L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio
L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio

Alchimiste, scienziate, semplicemente donne. La nuova grande mostra di Anselm Kiefer, dedicata alle Alchimiste, site specific nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, è tanto emozionante quanto imperdibile. Organizzata dal Comune di Milano e da Marsilio Arte all’interno del programma culturale delle Olimpiadi Milano-Cortina (apre il 7 febbraio, ma resta aperta sino al 27 settembre), assieme a molte altre manifestazioni parallele (come la vicina mostra sui Macchiaioli), l’esposizione di Kiefer prosegue modi e temi di quella ospitata nel 2022 nella sala dello Scrutinio a palazzo Ducale, a Venezia (è curata, come la mostra veneziana, da Gabriella Belli), per altri riafferma alcuni temi, come quello dell’attenzione al mondo femminile, che rappresentano una continuità nel lavoro del Maestro tedesco.

Oltre 40 opere

L’idea di fondo è stata quella di riportare alla luce, in molti casi di far conoscere ex-novo, una quarantina di donne di ogni epoca, la cui scienza, o magia, venne contrastata e perseguitata, portandole spesso alla morte e all’oblio. A ognuna di loro corrisponde un enorme telero (570 x 280 cm), per complessive 42 opere allestite quasi tutte nella sala delle Cariatidi, una scelta non casuale. Le opere infatti dialogano con le statue, le donne di Caria, decapitate, martoriate, mutilate dal bombardamento alleato e dall’incendio seguente del 1943: 40 sculture (il numero ritorna) che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente.

L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio
L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio

Così, come nella grande mostra di Picasso, allestita nel 1953 proprio qui, con Guernica a dialogare con le statue e un mondo uscito da poco dalla seconda guerra mondiale, anche le Alchimiste di Kiefer e la Cariatidi mostrano di tendere insieme verso un traguardo di visibilità, di (pari) dignità e sicurezza. Perché queste donne immortalate (si fa per dire conoscendo la fine che fanno le opere di Kiefer, concluse le mostre) da questi 42 grandi teleri, di visibilità e sicurezza in vita ne hanno avute ben poche, condannate da una cultura dominante, maschile, a vite secretate, se non bruciate al rogo.

L’allestimento: un gioco di riflessi

L’allestimento moltiplica immagini e suggestioni attraverso un gioco di riflessi e di rimandi dagli enormi specchi della sala, in una sorta di percorso labirintico tra i teleri, pensati da Kiefer come degli autentici paraventi della storia. Certo, Kiefer avrebbe voluto appenderle in alto, come a Venezia, e qui non è stato possibile, ma l’effetto non è di minor impatto. Invece continua la traccia filosofica del maestro, che dopo i riferimenti di palazzo Ducale al veneziano Andrea Emo, qui sottolinea il valore palingenetico della pittura, «tra nascita, morte e rigenerazione, perché l’arte ha un potere persuasivo», come ha ricordato lo stesso Kiefer durante la vernice di martedì, aggiungendo che «la mostra non è femminista, ma esprime la mia sensibilità, perché io sono metà donna».

L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio
L'allestimento di "Kiefer. Le Alchimiste", ph. Ela Bialkowska, Okno Studio

Le figure e i corpi femminili che emergono dalle tele esprimono proprio questo senso simbolico della trasformazione, spesso ardente di un fuoco che prima di condannarne alcune fuori le ha animate tutte dentro.

La natura si mischia all’oro

Tutt’attorno è natura, spesso brulla e ostile, come fu l’ambiente intorno a loro, ma ricca di possibilità di essere forgiata, plasmata, (ri)generata, ingravidata. Per cui ecco che dalle emulsioni di olio, acrilico e oro («si usa da sempre in pittura, perché traspare» ha ricordato il Maestro), su sedimenti di elettrolisi, emerge una pittura materica fatta di steli e petali di rosa, cotone, vischio essiccato, paglia, argilla, fiori secchi. Ma chi sono queste donne, celebri o sconosciute, cui Anselm Kiefer dedica il suo gigantesco pantheon? Un ruolo centrale, anche alla luce del legame con la città, ha Caterina Sforza, figlia del duca di Milano Galeazzo Maria, scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto con 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche.

Una delle opere in mostra
Una delle opere in mostra

La veneziana Isabella Cortese

O la veneziana Isabella Cortese, che scrisse un celebre libro di segreti nel Rinascimento; Kleopatra, egiziana del III secolo d.C, tra le pochissime donne della tradizione alchemica greca; la regina Cristina di Svezia, immortalata nel biopic con Greta Garbo (Rouben Mamoulian, 1933), che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo; Margaret Cavendish, una delle pochissime filosofe del Seicento; Mary Anne Atwood, sua omologa dell’Ottocento; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte nella Germania riformata, condannata al rogo nel 1575 e molte altre cui le biografie del catalogo Marsilio danno finalmente cittadinanza e memoria.


 

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