Da Picasso a Cocteau: a Venezia nasce il museo del Carnevale

Il nuovo spazio espositivo apre a palazzo Dolcetti, alle Zattere. È la collezione di Arnold Uvarov: «Questo è un luogo di venezianità»

Camilla Gargioni

Una ceramica bianca, a forma di piatto. Due barrette per tracciare un sorriso, occhi come bottoni, un prisma appena accennato a mo’ di naso. Poi, il tocco del genio nella semplicità: una mascherina nera, che connota il Carnevale. È “Testa con maschera” di Pablo Picasso (1956), una delle opere esposte nel neonato Venice Carnival Museum a palazzo Dolcetti, alle Zattere. Il percorso si snoda in cinque sale tematiche, dal diciassettesimo al ventesimo secolo, con opere di artisti da Joan Mirò a Gino Severini, oltre a ceramiche di Geminiano Cozzi e Luigi Fabris (dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19, www.venicecarnivalmuseum.com).

Come nasce il museo

Se già incuriosisce la scelta di dar vita a un museo dedicato al Carnevale, è da scoprire la storia della sua genesi non veneziana, ma russa. Il nuovo spazio espositivo, infatti, prende forma dalla collezione di Arnold Uvarov, che insieme alla moglie Elena si è trasferito a Venezia ormai otto anni fa. L’amore per la Serenissima, però, nasce da lontano. «Siamo stati per la prima volta a Venezia come turisti, venticinque anni fa», ricorda Uvarov, «da allora, la cultura veneziana mi ha sempre ispirato. Ho iniziato a notare opere veneziane in mercati, gallerie, collezioni private».

Galeotta fu una composizione in porcellana di Luigi Fabris, raffigurante una dama veneziana e Arlecchino. Da lì, è partito tutto. «Non ho avuto da subito l’idea di aprire un museo», precisa Uvarov, «e nemmeno di dar vita a una collezione. È come se fosse cresciuta da sola, seguendo il tema del Carnevale».

Dalla collezione al museo

Un lavoro di recupero di opere, abiti e testimonianze provenienti da collezioni private, gallerie e mercati internazionali, fino alla messa in mostra negli spazi alle Zattere, dove alcuni anni fa aveva chiuso la filiale di una banca. Ogni sala è concepita come un capitolo indipendente: dalla Venezia settecentesca dei ciarlatani e dei Mori, fino alle atmosfere sofisticate dei primi del Novecento, passando per la pittura europea del diciannovesimo secolo fino al Novecento.

«Quando ci siamo trasferiti a Venezia, otto anni fa, abbiamo capito che volevamo portare un po’ di Venezia a Venezia», continua Uvarov, «poi, abbiamo voluto che tutti potessero vedere queste opere». Il museo non solo mette insieme opere legate al Carnevale e alla Commedia dell’Arte, ma indaga anche l’influenza che questi hanno avuto sui protagonisti della storia dell’arte.

Le influenze sul Novecento

Nell’ultima sala, infatti, il viaggio approda nel Novecento: le figure della Commedia dell’Arte, da Arlecchino a Pulcinella e Pierrot, ritornano come simboli di libertà e metamorfosi nelle opere di Pablo Picasso, Jean Cocteau e Gino Severini. Il Carnevale qui non è più celebrazione collettiva, ma indagine intima e introspettiva.

Nel viaggio tra i secoli, non mancano gli abiti: trova casa infatti anche un “Delphos” (1920-1930) di Mariano Fortuny, simbolo di emancipazione femminile ed espressione artistica. Una chicca, poi, la coppia di sculture raffiguranti una donna e un cavaliere in maschera di Geminiano Cozzi, maestro veneziano della ceramica del diciottesimo secolo, fondatore di una delle più note manifatture di porcellana di Venezia.

Uvarov: «Venezia è viva»

E ancora, tornando nella sala dedicata al Novecento, non manca un’incisione a colori di Chagall, “Le Pierrot”. Un clown malinconico, simbolo al contempo di amore, nostalgia e magia. In quest’opera, Pierrot vaga in un mondo fiabesco, tra colori appena accennati e tratti decisi.

«Venezia è la nostra città preferita, vogliamo sostenerne cultura e architettura», conclude Uvarov, «a volte si perde la dimensione residenziale di questa città, che è ancora viva. Noi vogliamo essere veneziani e vivere questa bellezza. Creare un luogo dove questi oggetti possano essere mostrati al pubblico, che possa riscoprire la città».

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