Le mille forme del vetro incantano il Canal Grande
L’artista americano Dale Chihuly torna in Laguna con tre sculture monumentali

«Non c’è nulla che possa essere paragonato a Venezia. La sua luce, la sua storia e la sua architettura mozzafiato sono state per me una fonte costante di ispirazione». Parola di Dale Chihuly, l’artista del vetro, americano di Tacoma nello stato di Washington, di origini slovacche da parte paterna, che ha scelto di rinnovare il suo rapporto con la città. Trent’anni fa vi sbarcò con 14 installazioni, ora, a quasi 85 anni (li compirà a settembre), torna in Laguna con tre nuove sculture monumentali site-specific, collocate lungo il Canal Grande e visibili fino a novembre dal Ponte dell’Accademia nel periodo della Biennale arte.

Gold Tower coi suoi oltre 9 metri di altezza e 1.600 pezzi in vetro soffiato si staglia come una colonna tortile barocca nel giardino di Palazzo Franchetti in un dialogo cromatico dorato di suggestivo impatto, quasi ad attrarre lo sguardo all’interno dei suoi viticci ambrati, corni appuntiti, cigni e serpenti, laddove la Blue Tower nel giardino di Palazzo Balbi Valier a San Vio, trascolorando dal blu al verde fino al giallo acido, si anima nelle spire di serpenti marini medusei in movimento, in un simbolismo di colori. Invece sulla terrazza di Palazzo Querini alla Carità è collocato End of the Day Chandelier, un arcobaleno che riprende la consuetudine in fornace di utilizzare gli scarti di colore a fine giornata, uno sfoggio multiforme di cromatismi mutanti col variare della luce.

Opere imponenti realizzate in vetro soffiato a Seattle, spostate coast to coast via camion in Virginia, e da lì caricate in quattro container oceanici, sbarcate a fine marzo in Laguna. Sono visibili en plein air dal 7 aprile, in anteprima, ma dal 5 maggio, in concomitanza con le giornate frenetiche della Biennale, si accompagneranno a una esposizione di materiali d’archivio nella sede di Palazzo Loredan attraverso foto, schizzi a penna – che inviava in corso d’opera via fax al suo team – e un video biografico, si potrà ricostruire l’intera evoluzione del suo percorso creativo.
Il progetto “Chihuly: Venice 2026” promosso dalla Pilchuck Glass School e dal Frederik Meijer Gardens & Sculpture Park conferma quel forte, imprescindibile legame con la città da cui l’artista americano apprese segreti e tecniche e dove si formò grazie a una borsa di studio che gli valse nel 1968 l’ingresso nelle fornaci muranesi della Venini, dove imparò il design applicato all’arte millenaria risalente ai Fenici, unita ad un fondamentale lavoro di squadra, che di seguito avrebbe riproposto nella Pilchuck School of Glass fondata nel 1971 nello stato di Washington.
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