Il mondo e i suoi conflitti si ritrovano a Venezia: l’arte che vedremo

Da Marina Abramović a Baselitz, i nomi attesi nei giorni della vernice della Biennale a maggio. Tra gli eventi collaterali, un progetto su Gaza a Palazzo Mora

Camilla Gargioni
Un'opera di Anish Kapoor esposta a Palazzo Manfrin nel 2022
Un'opera di Anish Kapoor esposta a Palazzo Manfrin nel 2022

Marina Abramović, Anish Kapoor, Joseph Kosuth, Georg Baselitz. Fuori dai confini materiali della Biennale, il mondo dell’arte si dà appuntamento a Venezia, per concentrare nell’isola un macrocosmo di equilibri e tendenze. Perché, come ogni anno, la Biennale Arte che apre il 9 maggio diventa specchio della geopolitica mondiale: sia oasi sia terreno di scontro, tra mostre collaterali e inevitabili colpi di scena.

I nomi, le anticipazioni

Si riaccendono le luci di Palazzo Manfrin: Anish Kapoor a maggio apre le porte della sua fondazione, nata nel 2022 con il palazzo a due passi dal ponte delle Guglie ancora in ristrutturazione e la doppia mostra insieme alle Gallerie dell’Accademia, tra specchi illusori e il mitico Vantablack (nero assoluto). Ora, il palazzo ospiterà diverse opere e installazioni che copriranno cinquant’anni di attività dell’artista, tra cui At the Edge of the World (1998) e Descent into Limbo (1992). Alle Gallerie dell’Accademia, invece, ci sarà l’attesa “Marina Abramović: Transforming Energy” (dal 6 maggio): la mostra segna l’ottantesimo compleanno dell’artista e si svilupperà sia nelle sale della collezione permanente sia negli spazi delle temporanee. Parola d’ordine l’interattività e non mancheranno opere come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) accanto a proiezioni di performance storiche e nuove creazioni. Tra gli altri, ci sarà un confronto diretto tra Pietà (with Ulay) (1983) e la Pietà di Tiziano.

Un photo rendering dell'opera di Joseph Kosuth per la Casa dei Tre Oci
Un photo rendering dell'opera di Joseph Kosuth per la Casa dei Tre Oci

Anticipa i tempi Joseph Kosuth, esponente dell’arte concettuale, che già il 28 marzo inaugura alla Casa dei Tre Oci, sede del Berggruen Institute Europe, “The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero” (Il valore di scambio del linguaggio è sceso a zero). Kosuth porterà una nuova installazione su larga scala, Chain of Resemblance (2026): partendo dal filosofo Michel Foucault, l’artista apre a una riflessione sul ruolo del contesto nella costruzione del significato. Sarà invece sempre nel clou dei giorni della vernice Georg Baselitz: l’artista tedesco, già protagonista nel 2019 alle Gallerie dell’Accademia con una retrospettiva, poi ancora a Palazzo Grimani, quest’anno sarà alla Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio dal 5 maggio con “Eroi d’oro”, a cura di Luca Massimo Barbero. Altro tassello sarà la nuova Fondazione Dries Van Noten che trasformerà Palazzo Pisani Moretta in uno spazio dedicato all’artigianato e ai giovani talenti (per la città si vedono i manifesti con frasi da Cocteau a Lacroix).

Le geografie dei conflitti

“_ _ _ _ _ _ _ _ _ _”* *Gaza - No Words – See the Exhibit, organizzata dal Palestinian Museum US, troverà casa a Palazzo Mora in Strada Nova a Cannaregio. Il progetto è legato al Gaza Genocide Tapestry, una cronaca attraverso pannelli che raccoglie la testimonianza di quanto sta accadendo nel territorio. Uno spazio espositivo a debita distanza da Israele che – come è stato ribadito – non esporrà nel consueto padiglione ai Giardini (in ristrutturazione), ma sarà collocato all’Arsenale. Proprio all’Arsenale si intrecceranno i conflitti: qui espone anche l’Ucraina (e tornerà anche la Victor Pinchuk Foudation con un evento collaterale a Palazzo Contarini-Polignac), mentre non è ancora definito che cosa farà l’Iran. C’è il commissario del padiglione, ma non il progetto: nel 2024, aveva trovato casa a Palazzo Malipiero (lontano dall’Arsenale, vicino invece a San Samuele sul Canal grande), che quest’anno invece ospita la Bosnia-Erzegovina. Nel mondo in miniatura della Biennale, incontri e distanze creano una mappa nella mappa. Anche la Repubblica popolare cinese, di casa “dietro” al padiglione Italia, non si sfiora con Taiwan che sviluppa il suo spazio al palazzo delle Prigioni, di fianco a palazzo Ducale.

E gli artisti italiani?

È il tasto dolente di “In Minor Keys”. La presenza italiana è risicata. Tra gli altri, Spazio Taverna (studio curatoriale fondato nel 2020) ha inviato tramite Artribune una lettera aperta al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, dove propongono un tour dei migliori artisti italiani: «Trenta studio visit di artisti selezionati da un comitato di curatori italiani, nominato in seno alla Biennale, che renda pubbliche le scelte, motivate da carriere oggettive e documentabili», sottolineano. E proprio martedì 10 marzo, a Roma, verrà presentato il padiglione Italia: “Con te con tutto”.

La richiesta dell’Ucraina

Ancora tensioni per il ritorno della Russia alla Biennale Arte, che nel suo padiglione porterà il progetto espositivo “The tree is rooted in the sky”. Mentre prendono vita le raccolte firme sulla piattaforma change.org, compresa quella lanciata dal gruppo punk russo Pussy Riot, contro la partecipazione della Federazione Russa, è arrivata anche la presa di posizione ufficiale dei ministri ucraini: quello degli Esteri, Andriy Sybiga, e quella della cultura, Tetyana Berezhna.

«Invitiamo gli organizzatori a riconsiderare la loro decisione» e a «mantenere la posizione di principio dimostrata nel 2022» quando gli artisti e il curatore del padiglione russo si erano ritirati. «Dal 2022, la guerra condotta dalla Russia ha causato la morte di 346 artisti ucraini e stranieri e di 132 professionisti dei media», ha ricordato Kiev, sottolineando come siano stati danneggiati anche migliaia di siti culturali. Sulla questione, è intervenuto anche il Mic alcuni giorni fa, con una nota in cui ha messo nero su bianco che la partecipazione della Russia è stata una decisione presa in «totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del Governo Italiano».

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