Un nuovo museo diffuso per Treviso, riapre la Casa dei Carraresi

Il primo tassello del progetto di Fondazione Cassamarca prenderà forma con la Casa dei Carraresi: dal 2 ottobre accoglierà oltre 300 opere delle collezioni

Marina Grasso

Tre palazzi storici nel cuore di Treviso daranno forma a un nuovo museo diffuso che Fondazione Cassamarca realizzerà nelle proprie sedi. Il primo tassello prenderà forma il 2 ottobre con la riapertura di Casa dei Carraresi, dopo un attento riallestimento durato due anni: il complesso di origine duecentesca, per anni sede di mostre temporanee, accoglierà stabilmente oltre trecento opere delle collezioni artistiche della Fondazione, distribuite su più di duemila metri quadrati. Nei mesi successivi il progetto si estenderà alla vicina Ca’ Spineda e si completerà nel 2027 con l’apertura al pubblico dell’antico Monte di Pietà.

La Casa dei Carraresi

Un interno
Un interno

Affacciata sul Cagnan e sulla penisola della Pescheria, Casa dei Carraresi è da decenni uno dei luoghi espositivi più noti della città dove, negli anni a cavallo del secolo, Marco Goldin firmò una stagione di mostre rimasta nella memoria, capace di richiamare a Treviso un pubblico vastissimo da tutta Italia e non solo. Negli anni successivi gli spazi hanno continuato a ospitare esposizioni molto diverse per dimensioni e rilievo, ma ora quella sede è pronta a cambiare natura: non più soltanto un luogo per iniziative temporanee, ma una casa stabile per un patrimonio raccolto nel tempo, finora visibile solo in parte, con un’attenzione particolare all’arte del Novecento. Le oltre trecento opere che vi saranno esposte fanno parte di una raccolta cresciuta negli anni fra acquisizioni, lasciti e donazioni, accompagnando la storia stessa della Fondazione, erede della Cassa di Risparmio della Marca Trivigiana, che dal 1992 ha destinato all’arte e alle attività culturali oltre 210 milioni di euro fra restauri, mostre, editoria, musica e teatro, insieme alla cura delle sedi storiche e delle collezioni.

Il fondo Bortolan

L'allestimento
L'allestimento

Particolarmente rilevante, nel patrimonio artistico, è il Fondo donato nel 2008 da monsignor Gino Bortolan, figura molto nota nella Venezia artistica del secondo Novecento, dove raccolse soprattutto opere ricevute direttamente dagli autori: un fondo imponente (circa tremila opere di novecento artisti) che restituisce molte delle esperienze che hanno animato la scena veneziana dal secondo dopoguerra in poi. Vi compaiono Emilio Vedova, Lucio Fontana, Giuseppe Santomaso, Renato Guttuso, Mario Sironi e Fabrizio Plessi, insieme a numerosi altri autori veneti e italiani. A questo patrimonio si sono aggiunte acquisizioni e altre donazioni, componendo una raccolta che dall’Ottocento veneto arriva alla ricerca contemporanea e comprende, fra gli altri, i Ciardi, Luigi Serena, Nino Springolo, Giovanni Barbisan e Juti Ravenna.

Il nuovo percorso

Da questa ricchezza nasce il percorso permanente curato da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri dell’Università Ca’ Foscari, articolato non secondo una successione rigidamente cronologica, ma in tre grandi ambiti che esplorano le trasformazioni del paesaggio, della figura umana e dei linguaggi visivi del Novecento. Accanto alla collezione principale vi saranno sale destinate ad approfondimenti a rotazione. All’interno del complesso, le magnifiche sale medievali di Ca’ dei Brittoni ospiteranno i quattro grandi cicli scultorei donati nel 2025 da Grisha Bruskin a Fondazione Cassamarca e riuniti sotto il titolo Sull’orlo del tempo, con i quali l’artista ha voluto assicurare alla propria ricerca una presenza permanente in Italia.

Grisha Bruskin

Tra le figure di maggior rilievo dell’arte russa contemporanea, Bruskin lavora da decenni sulla memoria, sulla persistenza dei simboli, sulle ideologie e sulle forme assunte dal potere e dalla paura, temi già presenti anche nei progetti portati a Venezia in occasione delle Biennali del 2015 e del 2017. Due dei quattro cicli saranno esposti per la prima volta in Italia e, con le loro candide figure scultoree, entreranno nelle sale di Ca’ dei Brittoni in rapporto con le antiche decorazioni dell’edificio, accostando epoche lontane intorno a temi comuni: la memoria, il conflitto, la fragilità dell’esistenza, il rapporto fra individuo e storia.

Il complesso
Il complesso

Lo sviluppo dell’archivio

Negli spazi adiacenti troverà sede anche l’Archivio Grisha Bruskin, destinato a svilupparsi come luogo di documentazione e ricerca. Ma la nuova vita di Casa dei Carraresi sarà soltanto la prima tappa di un percorso più ampio. A poca distanza, Ca’ Spineda, sede della Fondazione, promuove da anni visite guidate che hanno già richiamato migliaia di persone nelle sale storiche e nell’area espositiva, dove sono raccolte circa cento opere fra dipinti, disegni e acqueforti dell’Otto e Novecento, oltre alla biblioteca e agli archivi. A breve, gli spazi destinati all’esposizione saranno ampliati, consentendo di esporre nuovi nuclei della collezione con sezioni dedicate anche alle nature morte, alle icone e alle installazioni.

Nel 2027 il Monte di Pietà

Nel 2027 arriverà poi l’apertura forse più attesa: il Monte di Pietà, uno dei luoghi più affascinanti e meno accessibili della città. La Fondazione lo ha acquisito nel 2004 impegnandosi a mantenere unito il corpo storico e a rendere fruibili autentici gioielli come la cinquecentesca Cappella dei Rettori, con affreschi, tele di Ludovico Pozzoserrato e i preziosi cuoi dorati di Cordova. Finora il complesso, a pochi passi da Piazza dei Signori, è stato visitabile soltanto in occasioni straordinarie, sempre accolte da una grande partecipazione di pubblico. La sua apertura con maggiore continuità consentirà quindi non soltanto di ampliare gli spazi destinati alle collezioni della Fondazione, ma anche di restituire al pubblico uno degli ambienti storici più preziosi e meno conosciuti della Treviso rinascimentale.

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