Da Tiepolo a Canaletto: la collezione Favaretto Rubelli arriva a Ca’ Rezzonico

Ventinove disegni della donazione Favaretto Rubelli in mostra a Ca’ Rezzonico: da Palma il Giovane a Tiepolo. Nel segno di Venezia. La donazione Alessandro Favaretto Rubelli sarà visitabile fino all’11 gennaio

Michela Luce
Una parte dell'allestimento
Una parte dell'allestimento

Circondato dai dipinti di Alessandro Magnasco, da volumi antichi e incunaboli tra i quali spicca un’edizione del Sabellico dedicato al doge Barbarigo, in un’atmosfera accogliente impreziosita da divani dagli inconfondibili motivi floreali usciti dai telai della tessitura di famiglia, l’avvocato Alessandro Favaretto Rubelli racconta momenti della sua vita, nella casa delle Zattere, luminosissima per le sei finestre ad angolo spalancate sul Canale della Giudecca con vista dal Redentore fino allo skyline di Marghera. Acquistata dal nonno negli anni Venti, vi nacque 95 anni fa, abitandola ininterrottamente; come testimonia un atto catastale che orgogliosamente esibisce, quella stessa casa fu affittata da Giambattista Piazzetta.

E come se il pittore rococò gli avesse trasferito idealmente la passione per l’arte dei maestri veneti, Favaretto Rubelli aiutato dal suo compagno di classe poi divenuto antiquario Italico Brass – nipote dell’omonimo pittore – iniziò a collezionare oggetti d’arte, libri di storia e guide di Venezia, fino ad una selezionata raccolta di disegni, tutti di maestri veneti, dal Cinquecento al Settecento.

«In occasione dei miei viaggi di lavoro dagli Stati Uniti all’Europa, entrando nelle case dei clienti, seguendo gli appuntamenti delle aste di Christie’s e Sotheby’s ho iniziato ad appassionarmi. Puntavo le cose belle, e soprattutto rigorosamente veneziane». Come poi abbia deciso di staccarsene lo spiega lui stesso: «Quando il mio amico Paolo Galli ex ambasciatore a Londra, decise di donare la sua raccolta ai Musei Civici, iniziai a pensarci. Nel frattempo dal 2018 era nata la Fondazione Rubelli, così decisi anch’io di arricchire il fondo del museo del Settecento trasferendovi la mia collezione».

I 29 disegni di maestri veneti sono da oggi esposti nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico, museo del Settecento, nella mostra Nel segno di Venezia. La donazione Alessandro Favaretto Rubelli fino all’11 gennaio proponendo, come spiega il curatore Alberto Craievich, un percorso insieme tematico e cronologico.

Partendo da un primo nucleo con Studi di Figura di Palma il Giovane il Cristo tentato dal demonio dal tratto preciso seppur veloce, affiancato dall’Aliense e dal Vicentino di cui è presente Minerva e Mercurio ricompongono la Scuola delle 7 Maniere, per passare alla Pittura di Storia del Settecento dove un Sebastiano Ricci del periodo fiorentino particolarmente riuscito ha tratteggiato le torsioni delle figure con una volumetria resa attraverso una matita sfumata, mentre Gaspare Diziani svela la sua vena di decoratore e disegnatore in due disegni, uno disordinato, studio pensato per l’esecuzione del dipinto, l’altro dettagliato e quadrettato più esplicativo e didascalico per il committente.

Nella sezione Disegni di vedute un grande foglio di Marco Ricci fissa un paesaggio con mulino di gusto olandese, rifinito virtuosisticamente nei dettagli per essere da subito esposto, realizzato a penna, inchiostri e acquerello, che svela nelle successive ossidature causate dall’umidità, l’utilizzo di due inchiostri diversi.

Due gradevoli vedute di Giuseppe Zais, di cui un Capriccio con la Chiesa di santa Maria Formosa, quasi pastellate, mentre si affiancano le piccole macchiette di Luca Carlevarijs, quei popolani che animavano le sue vedute, e che potranno così arricchire il già importante nucleo del museo, provenienti dalla raccolta di Tito Miotti.

In un gruppo di soggetti eterogenei, immancabili le caricature di Giambattista Tiepolo dal tratto veloce e sintetico proveniente dall’Album Valmarana riconoscibile per gli angoli tagliati, un Albero genealogico considerato un intruso per il soggetto di matrice lombarda, infine un disegno che ricorda il fiorire di falsi novecenteschi, peraltro riconoscibili dalla carta e per i soggetti ripetitivi, e un divertente repertorio di scarpe e cappelli.

Ma per un appassionato cultore di arte veneziana non poteva mancare un disegno di Canaletto: si tratta di uno studio della parte sinistra della facciata, dalla raccolta Algarotti. «Un’occasione che non volevo farmi sfuggire: tra l’altro, il grande foglio, tagliato per motivi commerciali in due parti, raffigurava la facciata dei Gesuati, che è anche la mia parrocchia. Non ho resistito».

 

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