Strippoli e l’Oscar: «Una vera sorpresa la scelta de L’estranea»

Il regista del film segnalato dall’Italia all’Academy presiederà la giuria del festival Science+Fiction a Trieste

Paolo Lughi

 

Giovanissimo ma già al suo quarto film, è decisamente il regista italiano del momento. La sua favola nera “L’estranea” con Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca, dopo il successo critico anche internazionale a Venezia e la designazione per l’Italia agli Oscar, è un successo pure in sala dove lo spinge il passaparola.

Lui, il 33enne pugliese Paolo Strippoli, diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e già assistente di Gianni Amelio, torna adesso al Trieste Science+Fiction come presidente di giuria dopo essere stato in concorso nel 2022 con il suo secondo lungometraggio “Piove” (vincitore del premio Wonderland-Rai), e terrà anche una masterclass (“Nuovi incubi italiani”) domenica alle 17 allo Sci-Fi Dome (in collaborazione con Casa del Cinema).

L’abbiamo intervistato al telefono, gentilissimo nonostante mille impegni, tra la fresca vittoria del Méliès d’argento al festival di Sitges per “L’estranea”, e la partenza per il Festival di Chicago.

Iniziamo dalla sorprendente corsa all’Oscar per “L’estranea”. Lei ci crede alla candidatura? Come vi state preparando?

«Ci stiamo sicuramente provando, anche se la designazione è stata una sorpresa, nonostante le buone risposte di pubblico e critica a Venezia. Siamo stati presenti a Toronto - dove “L’estranea” è risultata seconda al People's Choice Midnight Madness Award - al Fantastic Fest di Austin, a Sitges dove il film ha ottenuto il Méliès d’argento e il premio per l’interpretazione a Jasmine Trinca. Ovunque l’accoglienza degli spettatori e della stampa è stata molto positiva. Ora stiamo andando al Festival di Chicago e infine torneremo negli Usa per le date classiche di promozione a novembre a New York e Los Angeles. Poi, cosa accadrà lo scopriremo insieme».

“L’estranea” è il primo film di genere ufficialmente designato dall’Italia per gli Oscar, e lei è il regista più giovane dopo Bellocchio nel 1967. Come giudica questi fatti?

«Si tratta di un segnale molto importante per il cinema di genere italiano, che può dare fiducia e aprire porte ad altri registi giovani, che pure ci sono e che adesso soffrono un mercato assente in questo settore. Sono convinto che oggi il nuovo cinema d'autore sia il cinema di genere. Anzi, di “generi”, ibrido, un incontro-scontro fra diverse culture ed elementi, come lo è in fondo “L’estranea”, che gioca con il thriller e con l’horror. La designazione rappresenta anche un'apertura alla nuova generazione di registi italiani. All'estero ho riscontrato un grande amore per il nostro cinema contemporaneo. Negli Usa le persone mi hanno parlato di Carolina Cavalli, Laura Samani, Gabriele Mainetti. La luce su di loro è super accesa».

Parliamo del suo cinema, che pur restando dentro il fantastico, sembra cambiare pelle di film in film, dallo slasher di “A Classic Horror Story” all’horror psicologico di “Piove”, al folk-horror de “La Valle dei sorrisi”, fino al soprannaturale de “L’estranea”. Questa varietà è una sua scelta predefinita?

«In realtà, i miei film sono poco preparati a tavolino, senza decisioni a priori. Parto da uno spunto e poi seguo lo sviluppo che la storia o la sceneggiatura prendono. Prima di tutto è importante per me la volontà di raccontare la storia migliore nel modo migliore. E poi le mie ispirazioni non provengono sempre da altri film, perché sono uno spettatore e un lettore onnivoro. Ne “L’estranea” c’è molta letteratura, ci sono “I Buddenbrook”, il “Faust”, la tragedia greca, per quello che definirei un thriller psicologico con specifiche situazioni di horror. Il mio cinema è il risultato complesso dei film, dei libri, della musica che amo».

A Trieste sarà presidente di giuria. Come giudica il ruolo dei festival di genere e come giudicherà i film che vedrà?

«I festival per me sono una forma d’arte a parte. Amo in particolare quelli di genere, perché riescono a raccogliere un pubblico enormemente appassionato, come lo è il pubblico di Trieste che ricordo benissimo. Sarò curioso di vedere tutti i film del concorso, che proverò a vedere prima possibile, per parlarne e discuterne con gli altri giurati in maniera meditata. Cercherò in particolare i film più sinceri, quelli che veramente importano a chi li fa e a chi li racconta».

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