L’eredità di Sebastião Salgado: oltre 160 scatti a Bassano

La mostra attesa in autunno al museo Civico di Bassano del Grappa, con la Maison Européenne de la Photographie. Reportage, natura, sociale: visione e poetica del fotografo brasiliano

Camilla Gargioni, Inviata a Milano

Un uomo di spalle, la canottiera raggrinzita e logora che pare una seconda pelle, terra e fango, in primo piano. Poi a perdita d’occhio decine di uomini, chini, lo sguardo fisso tra le crepe del terreno alla ricerca di un guizzo d’oro, chiusi nella realtà della miniera di Serra Pelada in Brasile. È una realtà senza sovrastrutture quella che fissa nell’obiettivo Sebastião Salgado (1944-2025), fotografo brasiliano mancato un anno fa, autore di scatti di migrazione, sradicamento, urbanizzazione. Ma soprattutto autore di storie, raccontate non con le parole ma con lo sguardo. Saranno oltre 160 suoi sguardi, quindi, a comporre la mostra Sebastião Salgado. Fotografie della collezione Maison Européenne de la Photographie, Parigi, in arrivo al museo civico di Bassano dal prossimo 24 ottobre al fino al 4 aprile 2027, a cura di Pascal Hoël (www.museibassano.it).

La presentazione a Milano

Un primo assaggio della mostra, che è organizzata e promossa da comune e musei civici di Bassano del Grappa, Maison Européenne de la Photographie di Parigi e Silvana Editoriale e patrocinata dalla Regione del Veneto, è stato dato a Palazzo delle Stelline, negli spazi del Parlamento Europeo, a Milano. La mostra si propone come la prima in Italia a voler raccontare in maniera organica 50 anni di carriera del fotografo, che ha lavorato per le agenzie Sygma, Gamma, Magnum Photos. Se la prima parte della mostra presenta una panoramica delle serie Other Americas, Sahel, Serra Pelada Gold Mine – Brazil, Workers, Kuwait, Exodus e Children of the Exodus e documenta i suoi primi 25 anni di attività, la seconda è incentrata sul progetto, durato oltre sette anni, Genesis, omaggio alla bellezza e alla fragilità di un pianeta rimasto al riparo dalla follia degli uomini.

ll ruolo della Maison Europeenne de la Photographie

«È negli anni Ottanta che nasce l’amicizia tra Salgado e la Maison Europeenne de la Photographie», sottolinea Pascal Hoël, responsabile delle collezioni della Mep, «dal 1987 al 2000, la Mep acquisisce centinaia di sue stampe per sostenerlo nella realizzazione di grandi progetti come La mano dell’uomo ed Esodo». Il sostegno si traduce nella donazione da parte di Sebastião e Lelia Wanik Salgado, nel 2018, di 75 stampe della serie Genesis e trenta della serie sulla coltivazione del caffè nel mondo. E ancora, nel 2025, una quarantina della serie Amazonas. In totale, la collezione conta 454 stampe di Salgado.

Lo sguardo tra verità e documento

Lo sguardo di Salgado è metodico, tra verità e documento, in bianco e nero. 1978, Guatemala: una bambina guarda nella lente dell’obiettivo, in testa in equilibrio una tavoletta di legno con file di dolci caramellati. Il nostro occhio va subito a lei, a quei dolci in contrasto con la vegetazione: ma a destra, nello stesso scatto, si mischiano inquietudine e malinconia nello sguardo di un ragazzo, chiuso in un edificio di legno, il volto che emerge tra le tavole. 1996, Afghanistan: siamo in Jade Maiwan Avenue a Kabul. Volti nascosti, una quotidianità spezzata, un equilibrio di pieni e vuoti che fa sembrare le macerie piccole e al contempo enormi. Se i primi reportage di Salgado affrontano la condizione dei lavoratori immigrati in Europa e ripercorrono l’America Latina, seguono la ricerca delle industrie in via di scomparsa che impiegano ancora il lavoro manuale (un percorso di sei anni e 35 Paesi) e gli Esodi dedicato ai grandi movimenti migratori.

Bassano e la fotografia

Dopo le retrospettive dedicate a Ruth Orkin, Dorothea Lange e Brassaï, la grande fotografia torna protagonista a Bassano del Grappa. «Se guardiamo il documentario Il sale della terra che Wim Wenders ha dedicato a Salgado, viene spiegata la differenza tra una fotografia e una riproduzione», sottolinea Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa, «Salgado ci ha consegnato un messaggio visivo potente, dato dal senso innato per la composizione, dalla capacità di entrare in una connessione profonda con i soggetti. C’è un perfetto equilibrio tra etica ed estetica, tra forma e contenuto». La mostra sarà accompagnata dall’omonimo catalogo in lingua italiana e inglese, edito da Silvana Editoriale. «Cinquant’anni di lavoro, centosessanta immagini: emergeranno le tappe fondamentali della sua ricerca, dai reportage sociali alle migrazioni alle crisi», chiosa Michele Pizzi, direttore generale di Silvana Editoriale, «il suo sguardo ha tenuto insieme rigore documentario e forza poetica».

Le iniziative verso la mostra

Tra le iniziative che anticipano l’esposizione, due appuntamenti cinematografici durante i quali verrà proiettato Il sale della terra, il documentario capolavoro diretto da Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado: il primo sarà già domenica 21 giugno (ore 21) in occasione dell’anteprima cinema di Operaestate al Giardino Parolini a Bassano. Un modo per avvicinarsi all’eredità, alla poetica, alla visione di Salgado.

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