Padova candidata Capitale dell’arte contemporanea 2028: Cattelan tra i curatori del progetto

Padova ufficializza la candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 con il progetto “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”. Tra i curatori anche Maurizio Cattelan. Il piano coinvolge istituzioni, università e realtà del territorio

La redazione
Maurizio Cattelan
Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan torna a Padova per affiancare e curare la candidatura della città a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

La candidatura, presentata ufficialmente dall’Amministrazione comunale secondo le modalità previste dal bando ministeriale, nasce da un ampio percorso partecipato che ha coinvolto istituzioni, associazioni, realtà culturali, professionisti, cittadini e numerose espressioni del territorio. Un progetto condiviso che riconosce nell’arte contemporanea uno strumento di confronto, conoscenza e costruzione del futuro.

La candidatura

Il titolo scelto è “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”. L’idea alla base è che Padova possieda già una vocazione profondamente contemporanea, radicata nella sua storia: una città orientata alla libertà di pensiero, alla sperimentazione e alla capacità di mettere in discussione paradigmi consolidati attraverso ricerca scientifica e produzione artistica.

La candidatura mira a valorizzare Padova non solo come città d’arte, universitaria e scientifica, ma come vero e proprio laboratorio interdisciplinare europeo, in cui arte contemporanea, ricerca, innovazione, formazione e spazio pubblico possano dialogare generando nuove forme di conoscenza e partecipazione.

Tra gli obiettivi strategici figurano la rigenerazione di spazi dedicati al contemporaneo, l’ampliamento dell’accesso alla cultura, il coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso percorsi educativi e formativi, il rafforzamento delle reti tra istituzioni pubbliche e private, la cooperazione internazionale e la costruzione di un’eredità culturale stabile e misurabile nel tempo.

I curatori

«Padova ha una lunga tradizione di pensiero indipendente, ricerca e sperimentazione. Il nostro lavoro non sarà quello di importare modelli esterni, ma di mettere in relazione le molte energie già presenti in città, spesso in modo sotterraneo, collegandole tra loro e con artisti, istituzioni e reti internazionali» spiegano i curatori Marta Papini e Maurizio Cattelan.

L’obiettivo è osservare Padova da prospettive diverse: con lo sguardo di chi la scopre per la prima volta, di chi la vive quotidianamente senza accorgersi più delle sue ricchezze, e di chi vi ritorna dopo anni ritrovandola trasformata.

«Ci interessa ciò che accade quando mondi diversi entrano in contatto: l’arte con la scienza, il patrimonio con il contemporaneo, i quartieri con la produzione culturale, le comunità con nuove idee. È da queste intersezioni che nascono nuove possibilità».

Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani e agli oltre 76.000 studenti che ogni anno vivono la città. La candidatura punta infatti a costruire occasioni di incontro, ricerca e sperimentazione capaci di attivare relazioni durature tra formazione e futuro.

Non si tratta soltanto di un programma di eventi: il progetto intende intervenire su infrastrutture culturali, competenze e relazioni, affinché il valore prodotto possa continuare anche oltre il 2028.

«Se la dissidenza è la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste, il lascito più importante sarà rendere Padova ancora più consapevole delle proprie possibilità, aiutandola a continuare a trasformarsi e a non smettere di interrogarsi sul proprio futuro».

Il sistema Padova

Alla regia del Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto, si affianca un ampio sistema di collaborazioni: l’Università di Padova, la Diocesi, le principali fondazioni cittadine e numerose realtà del terzo settore.

Un ruolo centrale è svolto anche dal mondo economico, produttivo e turistico, coinvolto in una rete territoriale che punta a sostenere e rafforzare la candidatura.

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