Sanremo è Pippo Baudo: il mito del “Re” torna all’Ariston nell’anno del record di conduzioni

Alla vigilia della 76ª edizione, ripercorriamo la storia del Festival attraverso il suo innovatore assoluto. Da Cavallo Pazzo al salvataggio (posticcio) in galleria, fino alla vittoria dimenticata del 2025

La redazione
Pippo Baudo e Giorgio Faletti nell'edizione del 1987
Pippo Baudo e Giorgio Faletti nell'edizione del 1987

Sanremo è Pippo Baudo. Non c’è storia.

Dici Alberto Lupo e pensi a Teatro 10. Mina è Studio Uno. La Carrà è Canzonissima. Enzo Tortora è Portobello. Corrado è la Corrida. Quelli della notte è Renzo Arbore.

Adesso, però, ci interessa Pippo al Festival perché martedì 24, con un comprensibile ritardo olimpico invernale, la Riviera si riempirà di musica e di presentatori. Ben nove. Anzi, dieci. Se n’è aggiunto uno nuovo: Giorgia Cardinaletti. E trenta saranno i gorgheggiatori con pedigree. Cinque restano le serate canoniche che, per fortuna, non aumentano grazie alle entrature di Santo Remo, né — purtroppo — diminuiscono. Fino a sabato 28 Raiuno monopolizzerà il tubo catodico dell’intero Paese.

Per la settantaseiesima volta l’Italia sceglierà il motivo dell’anno che ci rimbalzerà per due o tre mesi nelle orecchie, per poi svanire come il fantasma di Fosco Lorean in zona Rialto, a Venezia.

Chi ha vinto l’edizione 2025? Avete dieci secondi per rispondere senza guardare il telefonino. Non ve lo ricordate, vero? Oddio, qualcuno sì, mi auguro. Ve lo dico fra un po’. Intanto pensateci.

Baudo se n’è andato il 16 agosto 2025; Beppe Vessicchio, l’8 novembre. Quale palco migliore di quello dell’Ariston per una preghiera televisiva con rievocazioni e osanna incorporati? Non a caso il camerino di Conti è intitolato a Pippo Baudo, per dire, con targa imbullonata sulla porta.

Il primo Sanremo del catanese è del 1968, anno psicologicamente gravato dal riverbero tragico della morte di Luigi Tenco, avvenuta nel ’67. Vinse Endrigo con “Canzone per te”. Anche il buon Sergio, va detto, era incline alla malinconia.

Ne disegnò ben tredici di Festival: l’ultimo di Pippo è del 2008. Un record difficilmente attaccabile. Il Re, per l’atto conclusivo, scelse tre compagni di palco: Piero Chiambretti, Bianca Guaccero e Andrea Osvárt. Soltanto tre? Be’, all’epoca l’esposizione era ancora una virtù moderata.

Pippo esagerò nel 1984, l’annata del rilancio nonché dell’arrivo delle Nuove Proposte, con ben quattro colleghi in giro per l’Ariston: Edy Angelillo, Elisabetta Gardini, Iris Peynado (un’attrice di Santo Domingo) e Tiziana Pini, che posò per Playboy nel ’79.

Se oggi questa lussuosa ammucchiata musicale ligure è più show televisivo che festival della canzone, il merito (o la colpa) è soprattutto suo. Nel 1985, quando vinsero i Ricchi e Poveri con “Se m’innamoro”, Baudo ribaltò i canoni dei gioiosi anni Cinquanta. Il vertice della collezione? Quello del 1987: un trionfo. Si passò a quattro serate. E morì Claudio Villa. Il trio Tozzi-Raf-Morandi con “Si può dare di più” è ancora un monumento pop.

Poi il 1992. Turbolento: Tangentopoli vi dice qualcosa? E qui serve un pit stop, con un tempo da Ferrari, ovviamente, per rispolverare l’incursione di Cavallo Pazzo che gridò dal palco: «Questo festival è truccato e lo vincerà Fausto Leali». Non andò così: Fausto arrivò nono. Trionfò Luca Barbarossa con “Portami a ballare”.

Nel 1995 Baudo è ancora lì, smoking impeccabile. Giorgia ipnotizzò gli italiani con “Come saprei”, ma a infiammare l’Auditel ci pensò uno sconosciuto: il quarantenne disoccupato Pino Pagano, che minacciò di lanciarsi nel vuoto dai tralicci della galleria del cinema/teatro sanremese. Super Pippo lo raggiunse convincendolo a scendere. Anni dopo scoprimmo che la scena era posticcia. Diavolo d’un Baudo.

Rammentiamo l’impegno civile festivaliero del 2007: c’è il podio di Cristicchi con “Ti regalerò una rosa”, un canto dolente sulla solitudine del manicomio.

Qualche data è rimasta nella penna, certo, ma non volevamo offrirvi un banale elenco particolareggiato di ciò che accadde in ordine cronologico, bensì tratteggiare e onorare un grande innovatore televisivo, il vero presentatore come si concepiva nel Novecento: preciso e professionista, capace di reggere qualunque imprevisto. Anche quando Benigni, nel 2002, gli strizzò gli zebedei in diretta, Pippo incassò. Perché l’ospite comanda e il conduttore sa fare un passo indietro.

Non scordiamoci del tutto di Mike Bongiorno, con undici conduzioni. Né i cinque festival consecutivi di Amadeus, una stagione d’oro culminata nel quasi oblio. Vedremo se Carlo Conti riuscirà a superare il Conti Carlo del 2025. Servirà l’impresa.

Ah, a proposito: l’anno scorso vinse Olly con “Balorda nostalgia”.

Riproduzione riservata © il Nord Est