Gli itinerari scarpiani tra acqua, geometrie e forme da riscoprire

Il 2 giugno sono 120 anni dalla nascita dell’architetto e designer Carlo Scarpa. Fai, Ca’ Foscari, Iuav e Querini uniscono le forze con un programma di attività dal 2 al 6 giugno, tra visite guidate, letture e workshop

Marina Grasso

«Voglio vedere le cose, non mi fido che di questo»: l’affermazione di Carlo Scarpa è già una dichiarazione di metodo, prima ancora che di poetica. Vedere, per l’architetto veneziano, non significava soltanto guardare, ma verificare, misurare, pensare con gli occhi e con la mano, trasformare il disegno in uno strumento di conoscenza dello spazio. Da questo presupposto prende avvio Itinerari Scarpiani, il programma promosso dal Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) con le Università Ca’ Foscari e Iuav e la Fondazione Querini Stampalia di Venezia per il centoventesimo anniversario della nascita di Scarpa.

Dal 2 al 6 giugno

Dal 2 al 6 giugno un ideale percorso punteggiato di incontri e visite riunirà opere già molto studiate e celebrate, distribuite lungo più di quarant’anni di lavoro e ancora capaci di sorprendere a ogni nuovo sguardo. Non una celebrazione a distanza, dunque, ma un invito a tornare dove anche una lastra di pietra, un taglio di luce o un riflesso d’acqua raccontano come Scarpa facesse lavorare insieme materia, spazio e pensiero.

L’anniversario alla Gypsotheca

Due gli appuntamenti in programma nel trevigiano il 2 giugno, giorno della nascita di Scarpa, a Venezia, nel 1906. A Possagno, dalle 10, il Museo Gypsotheca Antonio Canova gli dedica Con le parole di Carlo Scarpa. Pensieri sulle arti: la storica dell’architettura Orietta Lanzarini presenterà brani tratti da A lezione con Carlo Scarpa di Franca Semi, già assistente dell’architetto allo Iuav; seguirà la visita guidata alla mostra “Carlo Scarpa e le arti alla Biennale. Opere e vetri dalla Collezione Gemin” con l’architetto Mario Gemin, curatore con Lanzarini dell’esposizione nell’ultimo giorno di apertura. Alle 12, infine, Lanzarini condurrà una visita all’ala del museo realizzata da Scarpa, tra il 1956 e il 1957 accanto all’aula basilicale ottocentesca. Per Scarpa non si trattò solo di un ampliamento, ma di mettere le opere di Canova in diretto rapporto con la luce naturale, l’acqua, il paesaggio. A renderlo evidente è soprattutto il Cannocchiale, asse visivo orientato verso il modello in gesso delle Grazie<: nella piscina esterna l’acqua raccoglie la luce e la restituisce in riflessi mobili; la luce modula i corpi, cambia le ombre e sembra far danzare le tre celeberrime figure. Proprio l’acqua, elemento ricorrente nella progettazione scarpiana, ha reso necessario un approfondito restauro appena concluso, che dopo quasi un anno di chiusura restituisce all’allestimento la luce morbida, non abbagliante, pensata da Scarpa come parte integrante dell’opera.

Il Memoriale Brion

Nella vicina Altivole, alle 11, Il Memoriale visto da vicino, visita guidata alla straordinaria tomba della famiglia Brion, oggi bene Fai, con J.K. Mauro Pierconti, storico dell’architettura e curatore responsabile di Ca’ Scarpa a Treviso, centro della Fondazione Benetton Studi Ricerche dove la lezione scarpiana continua ad aprirsi a nuove letture. Il Memoriale, capolavoro della maturità di Scarpa -ultimato sui suoi progetti dopo la morte improvvisa dell’architetto in Giappone nel 1978- sorge ai margini del piccolo camposanto di San Vito di Altivole: per realizzare la tomba richiesta dalla famiglia Brion, l’architetto diede forma a un grande giardino del silenzio in cui architettura, acqua, prato e paesaggio accompagnano una meditazione sulla vita e sulla morte tra cemento, luce, canali, vasche di ninfee e prati che richiamano paradisi islamici e giardini giapponesi. Un capolavoro di materia e di luce cui Scarpa lavorò per gli ultimi otto anni della sua vita e dove volle essere sepolto, in piedi, in una tomba discreta, appartata, quasi assorbita da quel paesaggio “altro” cui ha dato forma.

Gli itinerari a Venezia

Da giovedì 4 giugno gli Itinerari Scarpiani si spostano a Venezia: alle 17 la Fondazione Querini Stampalia propone il talk Architetture del sentire: corpo, spazio, percezione, affidato agli architetti Consuelo Agnesi, Liselotte Corigliano e Mario Gemin. Il punto di partenza sarà il piano terra di Palazzo Querini, ripensato da Scarpa tra il 1959 e il 1963 con una delle sue soluzioni più radicali: l’acqua alta non viene respinta, ma accolta, contenuta, governata. Si potranno anche osservare le soluzioni pratiche che, con l’intervento di Scarpa, hanno acquistato forza poetica: una finestra affacciata sul canale è diventata l’ingresso dal Campiello Querini; un ponte in legno e ferro introduce al palazzo; l’atrio rimette in relazione porta d’acqua e giardino, dove un filo d’acqua disegna la Q della Querini ai piedi dei papiri. Il Negozio Olivetti, bene Fai in Piazza San Marco, si potrà visitare venerdì 5 giugno, alle 17, con la guida speciale di Francesco Zanon, il fabbro che tra il 1957 e il 1958 lavorò al fianco di Scarpa agli elementi metallici dello showroom voluto da Adriano Olivetti, affidato all’architetto nel 1957, l’anno dopo il conferimento del Premio Olivetti per l’Architettura. Zanon presenterà dal vivo alcuni dettagli del negozio, mettendoli anche in funzione: un’occasione rara per osservare dal punto di vista dell’officina uno degli spazi più riconoscibili del Novecento italiano, dove ogni dettaglio esprime l’essenza del progetto.

Qui Ca’ Foscari, Aula Baratto

Infine, sabato 6 giugno, visite guidate di Ca’ Foscari nell’Aula Baratto, affacciata sul Canal Grande e segnata da due interventi di Scarpa: negli anni Trenta, con la prima Aula Magna e le grandi finestre sul canale; negli anni Cinquanta, con la trasformazione in aula di lezione e la boiserie, capace di isolare la sala dal corridoio senza sottrarle la luce. Un’aula ancora viva, dove materiali, arredi e dettagli compongono una misura moderna senza cancellare la storia del luogo e anche il passaggio più quotidiano, dentro un palazzo abitato dall’università, invita a fare ciò che Scarpa chiedeva prima di tutto: «Vedere le cose».

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