San Valentino, da Hayez ai Perugina: due secoli di baci e simboli
Tra vicende personali e risvolti politici, un viaggio nel tema caro al pittore franco-veneziano. Il suo quadro più celebre ripreso dal cinema e dalla pubblicità

Il grandissimo e venezianissimo Francesco Hayez (1791-1882) mai avrebbe immaginato che il suo dipinto intitolato “Il bacio” sarebbe stato così famoso e apprezzato, anche dopo secoli, da diventare il logo di un cioccolatino. Hayez, infatti, era un pittore di storia, aveva dipinto grandi quadri mitologici, biblici, della storia medievale, aveva ritratto grandi personaggi come Alessandro Manzoni o Gioacchino Rossini. Per questo pensava che la sua fama sarebbe stata legata a questo. Eppure, la maggior parte delle persone lo conosce tramite “Il bacio”. Ripercorriamo la storia del celeberrimo dipinto.
La storia del bacio
Francesco nasce a Venezia nel 1791 da padre francese, di Valenciennes, e madre muranese. Da qui il suo esotico cognome. La famiglia, che comprende anche quattro fratelli, è così povera che il piccolo viene affidato a uno zio, il quale lo avvia alla pittura con lo scopo di fare di lui un restauratore per la sua attività di antiquario. Ma Hayez è così bravo che non dovrà vivere restaurando dipinti altrui. Dopo aver frequentato l’Accademia di Venezia, va a studiare a Roma, sotto l’ala protettiva di Antonio Canova e poi, a trentun anni, nel 1822, si trasferisce definitivamente a Milano, dove resterà fino alla morte, avvenuta sessant’anni dopo, nel 1882. Il tema del bacio Hayez lo affronta fin da giovanissimo, quando studia a Roma.
Rinaldo e Armida
Tra il 1812 e il 1813, dipinge, per un concorso all’accademia di Venezia, Rinaldo e Armida, i due personaggi della Gerusalemme Liberata del Tasso. Come lui stesso detta nelle proprie memorie, non è facile per un giovane come lui, che “non ne lascia una”, dipingere avendo di fronte una modella così attraente. E infatti tenta, senza riuscirci, di sedurla. La grande tela è conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Nel dipinto i due amanti hanno i volti molto vicini, ma ancora non si baciano.
Dieci anni dopo: Giulietta e Romeo
Dieci anni dopo, nel 1823, Hayez fa scandalo con l’opera dal titolo L'ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, che obbligato a fuggire, sta per iscendere la finestra.

Il dipinto, commissionato dal collezionista Giovanni Battista Sommariva, viene esposto a Brera, risultando essere, per taluni, troppo realistico, sensuale e voluttuoso. Stavolta il bacio c’è. E il realismo è ancora più forte se si pensa che la modella è l’amante “storica” di Hayez, l’artista e litografa Carolina Zucchi, soprannominata la “Fornarina dell’Hayez”. Non pago, dieci anni dopo, nel 1833, nonostante i critici d'arte lo avessero scoraggiato a replicare quel soggetto scandaloso, dipinge L'ultimo addio di Giulietta e Romeo, una copia del precedente ma in cui allontana leggermente i due volti, quasi avesse dato retta alle critiche. Anche questo dipinto ha grandissimo successo.
Il bacio
Passano più di trent’anni e nel frattempo Hayez diventa un pittore importante e titolare della cattedra di pittura all’Accademia milanese di Brera. Nel 1859, per il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto, dipinge il bacio che tutti conosciamo oggi. Il titolo completo è “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV”. L’opera viene esposta dal 9 settembre 1859 in una rassegna allestita all’indomani della conclusione della seconda guerra in indipendenza, in una Milano appena liberata dal dominio straniero.

Hayez appende il suo Bacio, un dipinto di piccole dimensioni tra grandi dipinti patriottici, battaglie e immagini simili. Vi compaiono due figure strette tra loro in un abbraccio, i volti nascosti da un cappello e dallo scorcio. Si vedono però le loro labbra che si incontrano e che rappresentano il fulcro della scena. Cosa ci fa una scena d’amore in mezzo a opere risorgimentali e patriottiche? E perché quel titolo? Il riferimento al bacio è chiaro. Non si capisce a che giovinezza si riferisca, quanto ai costumi, in effetti, rispetto alla ricercatezza e precisione del ricostruire personaggi e abiti storici consueta del pittore, qui il Medioevo è solo accennato. Abbiamo detto che Hayez è un pittore di storia. Ebbene, come Manzoni ambienta I promessi sposi nel Seicento sotto il dominio spagnolo per denunciare la realtà contemporanea del dominio asburgico, così Hayez dipinge il Medioevo per denunciare la contemporaneità e abbracciare gli ideali risorgimentali. In sostanza: dà il suo personale contributo alla causa a colpi di pennello.
Il significato patriottico
Ecco allora che Il bacio assume un nuovo significato se letto in chiave patriottica, tanto che venne ribattezzato dai critici “Il bacio del volontario”. Non una scena di guerra, di battaglia, ma ciò che avviene prima: il commiato del patriota. Ma sul destino dei due amanti ecco piombare un’ombra, visibile sulle scale, sulla destra. Qualcuno ci ha visto il disagio del pittore, orgogliosamente veneziano (in questo dipinto si firma: “Francesco Hayez veneziano”), di fronte al compromesso per cui il suo Veneto ancora non era stato annesso all’Italia. Il Bacio, dipinto dal duplice e universale significato, ebbe immediatamente grande successo in Italia e all’estero. In una delle successive versioni, dipinta nel 1867, il significato patriottico è ancora più evidente grazie a due varianti: ai piedi della donna compare un velo bianco e il risvolto del mantello dell’uomo diventa verde.

Questi colori, accostati al rosso della calzamaglia dell’uomo, sono un chiaro rimando al tricolore. Se aggiungiamo anche l’azzurro della veste della donna, ecco anche il tricolore francese. L’alleanza con la Francia fu determinante per la liberazione dell’Italia. Abbiamo così due nazioni sorelle che si abbracciano gioiosamente, pur essendo presente l’ombra della non completezza dell’unità. Oltre alle due repliche del 1861 e del 1867, Hayez ne dipinge un’altra, molto più piccola e ad acquerello, ora conservata alla Biblioteca Ambrosiana. Da subito circolano molte stampe dell’opera, che diventa popolarissima, come si vede, se aguzziamo la vista, nel dipinto del 1862 di Giuseppe Reina dal titolo “Triste novella” o in quello di Gerolamo Induno, “Triste presentimento”.
L’ispirazione dei Baci Peruginae i simboli di oggi
Nel 1923 Hayez ispira i due amanti immortalati nelle confezioni dei Baci Perugina, i cioccolati che ancor oggi, grazie ai cartigli all’interno del loro involucro, inviano messaggi e frasi d’amore.

Qualche anno dopo, nel 1954, il regista Luchino Visconti si ispira al bacio di Hayez quasi alla lettera per la scena madre del film Senso, in cui i due protagonisti, una contessa e un ufficiale tedesco, amanti dannati, si danno l’ultimo bacio.

E veniamo ai nostri giorni. Il Bacio compare ovunque: magliette, tazze, gioielli, gadget. Recentemente, nel 2010, ha ispirato una scultura dedicata agli Alpini dal titolo Il bacio. Premesso che il protagonista del dipinto di Hayez indossa un cappello che assomiglia al cappello degli Alpini, il nostro dipinto è del 1859 e il Corpo degli Alpini nasce più tardi; quindi, ovviamente il pittore non può essersi ispirato a loro. Il cappello del giovane potrebbe essere un "cappello alla Ernani", ossia un cappello simile a quello che indossava il personaggio di Ernani nell'opera di Verdi (1844). Cappello divenuto simbolo della lotta per la libertà e la giustizia. Oppure potrebbe essere un semplice cappello medievale, alla Robin Hood, per intenderci. Lo scultore Severino Morlin immortala, dunque, due giovani, un alpino e la sua bella, che si abbracciano e baciano vicino al Ponte di Bassano: “Sul ponte di Bassano / noi ci darem la mano / noi ci darem la mano / ed un bacin d'amor”. Hayez, col suo carattere esuberante, stravagante e giocoso, sicuramente avrebbe apprezzato tutto ciò, cioccolatini compresi.
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