Russia alla Biennale, Giuli chiede le dimissioni della rappresentante del Mic nel cda della Fondazione
Il ministro spiega la sua decisione: «Non ha avvisato né della possibile presenza della Russia né del suo voto favorevole». Zaia sta con Buttafuoco: «L'arte non serve a dividere i popoli, ma a mantenere aperto un terreno di confronto e di dialogo anche quando la politica fatica a trovarlo»

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, «ha chiesto alla rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia». Lo annuncia il Mic in una nota.
«Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione», spiega la nota del ministero.
Cos’è successo
La presentazione del Padiglione Italia alla 61/a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia che aprirà il 9 maggio è stata martedì 10 marzo la miccia che ha riacceso la polemica tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco per la partecipazione della Russia.
Le cancellerie europee con i ministri della Cultura e degli Esteri di ben 22 paesi, Ucraina compresa hanno sottoscritto una lettera per invitare la dirigenza della Biennale a "riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa" all'Esposizione perché "inaccettabile nelle attuali circostanze".
E anche Bruxelles ha condannato "fermamente" la presenza di Mosca e si è detta pronta, nelle parole della vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen e del commissario alla Cultura Glenn Micallef a esaminare "ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell'Ue in corso alla Fondazione Biennale". La lettera dei 22 ministri non porta in calce la firma dell'Italia, paese ospitante, ma Giuli ha ribadito la netta contrarietà dell'esecutivo alla partecipazione dei russi.
«Come ministro della Cultura», ha detto in un videomessaggio che è stato mostrato durante la presentazione del Padiglione italiano , «ritengo che l'arte di un'autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell'espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, la libertà».
Buttafuoco ha replicato: «perché questa diversità di posizione, dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, conclama l'autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della Fondazione La Biennale».
Zaia: costruiamo ponti
«La guerra in Ucraina va condannata senza ambiguità e l'aggressione russa è un fatto gravissimo. Ma altra cosa è cancellare una cultura o trasformare un grande evento artistico internazionale in uno spazio di esclusione», dichiara Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale Veneto, sulla partecipazione della Russia alla Biennale Arte di Venezia.
«La Biennale», aggiunge, «nasce come luogo di libertà artistica e di confronto tra i popoli. Se iniziamo a stabilire chi può esprimersi e chi no sulla base degli equilibri geopolitici del momento rischiamo di negare proprio il principio universale dell'arte. Per questo esprimo stima e sostegno al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che con equilibrio e senso culturale sta difendendo l'idea di una Biennale aperta al confronto tra le espressioni artistiche del mondo».
«Può essere utile ricordare», dice, «che negli anni passati alla Biennale hanno esposto anche Paesi attraversati da profonde crisi democratiche o da forti tensioni internazionali come l'Iran, ma gli esempi potrebbero essere molti. La cultura non può essere selezionata con criteri geopolitici: limitarla significherebbe snaturarne il senso più profondo. Vale la pena ricordare anche che negli anni della Guerra fredda, quando il mondo era diviso in blocchi contrapposti, proprio il Consiglio regionale Veneto promosse con l'Unione Sovietica due mostre di straordinario valore come L'oro degli Sciiti nel 1977 e I tesori dell'Eurasia nel 1986».
«Venezia», conclude Zaia, «deve continuare a costruire ponti e non ad alzare barriere: l'arte non serve a dividere i popoli, ma a mantenere aperto un terreno di confronto e di dialogo anche quando la politica fatica a trovarlo».
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