Rocco Siffredi: «Il porno sta morendo e OnlyFans è un’illusione. Ne parlo nel mio film»
Nei cinema arriva “Blue”, l’attore interpreta un padre che tenta di salvare la figlia da una rete di ricatti online. «Internet è una trappola, anche quando smetti non si cancella niente»

Il 23 luglio arriva nelle sale italiane Blue, film che fin dal titolo richiama il fenomeno OnlyFans, il celebre “sito bianco e azzurro”. Diretto dall’esordiente Eleonora Puglia e interpretato dalla giovane Alexia Cozzi, vede anche Rocco Siffredi in un insolito ruolo drammatico. L’attore veste i panni di un padre che scopre come la figlia sia finita in una rete di ricatti che la spingerà a esporre la propria intimità online per aiutare il fidanzato. Pur trattandosi di un ruolo secondario, è evidente come Siffredi abbia aderito al progetto per portare alla luce le ombre della pornografia contemporanea, quella che si consuma sul web e che, secondo lui, ha progressivamente soppiantato il cinema hard tradizionale.
Il porno in via d’estinzione
«Il porno è in via d’estinzione. Quando ho iniziato io esisteva un vero settore: registi, attori, tecnici. Le regole erano chiare e sapevi cosa stavi facendo. Oggi, con OnlyFans, tutto è più confuso e, per certi versi, ipocrita»: va dritto al punto Rocco Siffredi per raccontare come si sta evolvendo il mondo dell’hard.
«Alle donne viene venduta l’idea di essere completamente autonome: aprono un profilo e pensano di poter decidere tutto. In realtà sei sola nella tua stanza e, per guadagnare, finisci spesso per assecondare i desideri e le perversioni dei tuoi fan. Quello che nasce come un progetto indipendente può trasformarsi rapidamente in qualcosa di difficile da controllare. Si parte con qualche foto osé, poi, se arrivano i soldi, si alza l’asticella; se invece non arrivano, ci si sente comunque costrette a fare di più. Se non sei preparata, dopo sei mesi rischi di ritrovarti dallo psichiatra. Ho fatto questo film per aprire un dialogo su questa realtà».
Il film
Nel film Siffredi interpreta un padre che scopre il profilo online della figlia. «Ho accettato questo ruolo perché sempre più spesso vengo contattato da genitori disperati. Hanno figlie che aspettano di compiere 18 anni per entrare nel porno. Io ci ho costruito una carriera e sento il dovere di spiegare che non è una scelta di passaggio, ma una scelta di vita. Nel mio caso è stato un desiderio autentico: da ragazzo sono andato a Parigi, facevo il cameriere e ogni sera cercavo contatti per entrare in quel mondo.
Oggi basta un click per aprire un profilo. È tutto così semplice che spesso manca il tempo per riflettere davvero sulle conseguenze. Vorrei che si parlasse di consapevolezza. Molte ragazze credono di poter guadagnare facilmente e smettere quando vogliono. Ma anche quando ti fermi, la rete non dimentica. Da giovani si pensa di avere tutto sotto controllo, poi magari ci si innamora, si costruisce una famiglia e ci si rende conto del peso di quella scelta».

Rocco Siffredi ha due figli maschi: inevitabile chiedergli come ha di sessualità con loro. «Io e mia moglie Rosa non abbiamo mai nascosto nulla del mio lavoro. All’inizio è stata soprattutto lei a parlare con i ragazzi, anche per affrontare temi come la prevenzione. Io sono intervenuto negli anni successivi. Ma oggi il porno è entrato nelle case di tutti. Quello che manca è un’educazione capace di affrontare il tabù del sesso. Si continua a far finta che il problema non esista, invece esiste eccome. Se si spiegassero davvero i pro e i contro del lavorare con la propria sessualità, molte persone farebbero scelte più consapevoli».
Le piattaforme
Invece succede che il confine si sposta sempre un po’ più in là, sottovalutando le conseguenze. «Quello che mi sbalordisce di OnlyFans», spiega Siffredi, «non sono tanto i contenuti, quanto il modo in cui vengono promossi. Ci sono ragazze giovanissime che parlano con estrema disinvoltura di pratiche anche molto estreme, lasciando sorpreso perfino me che faccio questo mestiere da quarant’anni. Il problema arriva quando questo diventa un lavoro quotidiano, ne devi fare sempre di più, arrivi alla saturazione e anche se sei molto giovane, ti trovi a non aver più desiderio di dare un bacio».
E naturalmente non va così solo in Italia. «Certo che no, è un fenomeno globale», chiarisce Siffredi. «Negli Stati Uniti stanno crescendo movimenti antiporno molto forti perché di questa abbondanza e di queste storture non ne possono più. Negli anni Novanta sembrava che tutto andasse verso una maggiore libertà, poi Internet ha cambiato tutto: siti gratuiti, revenge porn, contenuti illegali. Le regole sarebbero dovute arrivare molto prima. Sono almeno quindici anni che ripeto che stiamo crescendo una generazione di pornostar e molti mi rispondevano: “Proprio Siffredi ci fa la morale?”.
Non era moralismo, era constatazione. Oggi parlare di educazione sessuale a scuola rischia di essere tardivo dopo venticinque anni di pornografia gratuita. E soprattutto bisogna iniziare a dare informazioni vere. Parlando anche di quanto frutta veramente un profilo. In televisione raccontano che su OnlyFans si guadagnano 30.000 euro al mese mostrando qualche foto, ma non è così. Oggi si aprono migliaia di nuovi profili ogni mese e la concorrenza è enorme. La media dei guadagni è ormai intorno ai 150 euro mensili. Moltissime content creator mi contattano perché vogliono lavorare con me per ottenere visibilità. Non sono pornostar: sono ragazze normali che cercano un rilancio perché con OnlyFans non riescono a vivere. A breve stimo che ci sarà un profilo Onlyfans ogni tre famiglie».
Contenuti
Questa enorme disponibilità di contenuti ha inevitabilmente cambiato anche la sessualità delle nuove generazioni. Siffredi ne è convinto: «Le donne, in molti casi, ne hanno tratto maggiore sicurezza: conoscono meglio il proprio corpo e i propri desideri. I ragazzi, invece, spesso risultano più confusi. Crescono con un’immagine della sessualità costruita dalla pornografia, fatta di corpi perfetti e prestazioni estreme, e finiscono per sentirsi inadeguati sovrastati da un femminile giustamente molto più libero, ma che li inibisce e allora ci si trova a vent’anni a prendere il Viagra».
Questa non è la prima volta di Rocco Siffredi al cinema fuori dal mondo dell’hard. Nel 1999 fu scelto da una delle più brave registe del cinema francese Chaterine Breillat nel film Romance. «Ammetto che l’arrivo delle piattaforme ha condizionato la mia modalità di guardare i film», conclude lui. «Esco meno, ma quando c’è qualcosa che veramente vale la pena vedere in sala ci vado molto volentieri, come mi succede con i film di Matteo Garrone, il mio regista preferito. Chissà se in futuro le nostre strade troveranno il modo di incrociarsi»
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