Primo Maggio, il messaggio della Gran Loggia d’Italia: “Il lavoro resta la vera sfida del nostro tempo”
In occasione della Festa del Lavoro, Luciano Romoli, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, riflette sul valore del lavoro tra dignità, innovazione, inclusione e sfide tecnologiche. Un appello a rimettere la persona al centro

In occasione del Primo Maggio, giornata simbolo dedicata al lavoro e ai diritti dei lavoratori, arriva la riflessione del Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Alam, Luciano Romoli, che pone al centro del dibattito pubblico il ruolo del lavoro nella società contemporanea.
“Il lavoro è dignità, è crescita individuale, armonizza le diseguaglianze, promuove talento e intelligenza”, sottolinea Romoli, definendo il tema occupazionale come una delle grandi sfide del nostro tempo. Secondo il Gran Maestro, la contemporaneità impone una nuova visione dello sviluppo: non soltanto economico, ma autenticamente umano e civile.

Lavoro come valore collettivo e strumento di inclusione
Per Romoli, il lavoro rappresenta molto più di una semplice attività produttiva. È il collante che rafforza la comunità, genera dialogo e crea relazioni positive tra individui.
“L’Officina Massonica si fonda sulla centralità del lavoro come valore condiviso”, spiega, evidenziando come attraverso l’impegno professionale si sviluppino competenze, sapere e professionalità capaci di superare ogni confine.
Una visione che rifiuta l’idea di produttività come alienazione: nella prospettiva della libera muratoria, il lavoro deve valorizzare l’individuo, alimentarne creatività e desiderio di innovazione, senza impoverirne l’identità personale.
La sfida della tecnologia e dei nuovi modelli produttivi
Nel suo intervento, Romoli richiama anche la necessità di affrontare il cambiamento imposto dalla trasformazione tecnologica, ormai sempre più centrale nei processi produttivi.
Il riferimento è alla Costituzione italiana, che tutela il lavoro “in tutte le sue forme e applicazioni”, principio che oggi assume nuova rilevanza davanti alle sfide dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e della ridefinizione degli spazi professionali.
Non bastano, secondo Romoli, salario e contratti: serve ripensare ambienti di lavoro sicuri, inclusivi e realmente a misura d’uomo, capaci di consentire a ciascuno di contribuire al progetto collettivo.
Impresa, diritti e innovazione: l’equilibrio possibile
Un altro punto centrale del messaggio riguarda la funzione sociale dell’impresa. Innovazione e produttività, afferma il Gran Maestro, devono conciliarsi con i diritti e con un sistema normativo in continua evoluzione.
L’obiettivo è costruire un modello in cui crescita economica e benessere esistenziale possano procedere insieme, superando una visione puramente finanziaria del lavoro.
Lo sguardo al futuro
In chiusura, Romoli ribadisce il valore del lavoro come strumento di libertà e crescita individuale, patrimonio identitario della Gran Loggia d’Italia fin dalle origini.
Un messaggio che guarda al futuro con attenzione: investire sul lavoro significa, oggi più che mai, investire sullo sviluppo sano della comunità e sulla costruzione di una società più equilibrata, inclusiva e consapevole.
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