«Non sorrido»: Michele Mari vince lo Strega
L’autore de I convitati di pietra è insignito del premio. Era il favorito nonostante le polemiche. Matteo Nucci. Ssecondo con il suo Platone e terza Bianca Pitzorno

Fino a pochi giorni fa rimaneva un’incognita, benché le ultime previsioni lo dessero sempre come favorito. E infatti Michele Mari ha vinto questa 80esima edizione del Premio Strega con “I convitati di pietra” (Einaudi) e 190 voti, oltre ad aver conquistato lo Strega Giovani. Seguono Matteo Nucci (150 voti), Bianca Pitzorno (84 voti), Alcide Pierantozzi (78 voti), Teresa Ciabatti (75 voti) e Elena Rui (64 voti).
Certo la polemica con Teresa Ciabatti – a proposito dell’infelice commento contro l’aspetto di Michela Murgia – qualcosa aveva scalfito, fortunatamente però gli Amici della domenica hanno votato l’opera, non l’autore. Sullo scandalo Murgia – scomparsa nel 2023 – l’altra sera l’argomento era off limits, solo alcune parole, durante l’intervista a Teresa Ciabatti che la evoca nel suo libro: «Tutto questo dibattito su Michela – ha detto – mi ha fatto capire quanto la sua figura rimanga pervasiva. A mio avviso il motivo sta nella sua origine, nasce a Cabras, un paesino sardo e diventa una delle più importanti intellettuali. La risposta sta nella distanza tra Cabras e il mondo e in quella distanza c’è impeto, tenacia, ostinazione, mancanza di paura».
Mari, com’è nel suo stile, con la vittoria in tasca e la bottiglia di Strega in mano, non si è scomposto, pur dichiarando la sua emozione: «Ma non so sorridere – ha sottolineato – ne verrebbe fuori un ghigno poco appropriato», ha invece ringraziato i lettori e si è affrettato a chiamare moglie e figli sul palco per condividere il trionfo.
Così si è concluso il premio letterario più importante d’Italia, sicuramente per numero di vendite. Basti pensare che la sezione della dozzina incrementa di molto il commercio dei libri, per non parlare della rosa dei finalisti dove «L’incremento va dal 30 al 300 per cento», parole di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci promotrice del Premio.
A presiedere lo scrutinio Andrea Bajani, vincitore lo scorso anno con “L’anniversario” (Feltrinelli). «Tra l’altro, per seguire lo spoglio – ha dichiarato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri – per la prima volta sono stati allestiti anche sei maxi schermi in alcune aree della città, dal Parco degli Acquedotti alla borgata di Corviale». In prima fila, tra le autorità, anche il ministro Alessandro Giuli. Vincitore Mari quindi, trionfo meritato, “I convitati di pietra” è tra i pochi romanzi italiani che sa declinare profondità e leggerezza in una situazione tanto ordinaria quanto buffa: una rimpatriata tra vecchi compagni di scuola ma con un obiettivo degno dello sguardo di Maugham, parecchio disincantato sulla natura umana. Tra l’altro i veri compagni della III A, ha confessato il vincitore: «Mi hanno obbligato a offrire una cena, in caso di lieto fine».
Matteo Nucci guadagna il secondo posto con 150 voti con il suo “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli), una riflessione sull’uomo più che sulla teoria platonica: «Un filosofo che ha dedicato tutta la vita alla politica – ha detto – perché appunto, in un mondo ingiusto è impossibile la felicità» con chiaro riferimento alla tragedia palestinese. 84 voti per Bianca Pitzorno e “La sonnambula” (Bompiani) che mette al centro la donna, dà potere alla parola ma in una visione concreta: «Anche nell’antichità sono esistite donne che hanno fatto molto, a patto che fossero indipendenti economicamente, unica condizione per non farsi mettere i piedi sul collo dagli uomini». Non stupisce quindi la sua grande passione: «In realtà mi sarebbe piaciuto fare il falegname», ha detto e non si tratta di una boutade: «A casa ho un magazzino pieno di arnesi e ho costruito parecchi armadi».
Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” si posiziona al quarto posto con 78 voti, ma intanto porta a casa la prima edizione dello Strega Deutschlan e ribadisce come il suo romanzo, pur parlando di malattia psichiatrica, non sia psicologico, ma totalmente fisico.
“Donna regina” (Mondadori) di Teresa Ciabatti ha ricevuto 75 voti, non si tratta di un romanzo inchiesta sulla camorra, piuttosto sulla labilità del bene e del male e questioni come i figli, condivise dal boss ‘O Nasone, al secolo Giuseppe Misso che ha dialogato con l’autrice per anni. “Le vedove di Camus” (L’orma) della padovana Elena Rui guadagna 64 voti, peccato, un romanzo a tratti lirico dal tema letterario ma anche sentimentale affrontando i quattro grandi amori di Camus: «Un uomo che ha dedicato molte energie all’amore, che ha sempre aiutato ognuna di loro e ognuna di loro ha vissuto diversamente questo lutto».
Quest’anno lo Strega ha avuto un’edizione speciale, da numero tondo: 80 appunto, un traguardo omaggiato con la mostra al Macro di Roma “Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega”. In occasione dell’anniversario tre dei sei finalisti lo scorso 2 luglio sono volati in Messico per una serata organizzata dall’IIC e diretta dall’ambasciatore Alessandro Modiano facendo il sold out al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.
Erano presenti Michele Mari, Matteo Nucci e la veneta Elena Rui. In più da quest’anno è stato istituito il Premio Strega Deutschland. Un’edizione internazionale dunque che per ora ha coinvolto otto atenei tedeschi e una settantina di votanti tra docenti e studenti universitari.
La prima edizione è stata vinta da Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” (Einaudi), riconoscimento che gli sarà conferito in autunno all’Ambasciata italiana di Berlino. «L’auspicio – ha osservato Petrocchi – è che questo sia il primo di tanti premi Strega all’estero». E alla domanda sulle principali funzioni del riconoscimento Petrocchi non ha avuto dubbi: «Se qualcuno vuole individuare le opere più importanti del ‘900 basta che dia un’occhiata ai vincitori Strega, se non tutti molti l’hanno vinto, in più garantisce la presenza del libro nel discorso pubblico oltre alla presenza nelle vendite».
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