Il coraggio della responsabilità, ecco i vincitori del Premio Masi
Il riconoscimento giunto alla 45esima edizione. Cinque i premiati: Luigi Carlon, Nello Cristianini, Adele Re Rebaudengo, David Khayat e Thibaut Bruttin

La firma sulla storica botte di Amarone, che riunisce e celebra i cinque vincitori del Premio Masi 2026, per un’edizione nel segno del coraggio della responsabilità. Nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre, nelle cantine nel cuore della Valpolicella, si è rinnovata la tradizione del premio che valorizza da 45 anni personalità italiane e internazionali che si sono distinte per il loro contributo alla cultura, alla scienza, all’arte e alla società. Ad apporre la firma per il Premio Masi Civiltà Veneta sono Luigi Carlon, imprenditore e collezionista veronese con il suo museo di Palazzo Maffei, Nello Cristianini, scienziato goriziano docente di Intelligenza Artificiale all’università di Bath in Inghilterra, e Adele Re Rebaudengo per la Venice Gardens Foundation, l’associazione che promuove la cultura del verde a Venezia.
Le voci dei premiati
«Mi ha sempre affascinato pensare che molti degli artisti oggi esposti a Palazzo Maffei abbiano vissuto e lavorato a Verona, contribuendo con il loro talento a costruire la storia artistica della città», afferma Carlon, «Ritrovarne le opere e restituirle al contesto in cui sono nate ha rappresentato per me, appassionato collezionista, un modo per condividere con la comunità una parte della sua memoria e della sua identità culturale». Poi, Cristianini riflette sull’Ai: «Ho sempre pensato che le cose interessanti accadano ai margini, dove un territorio ne incontra un altro, e alla fine ho scelto di passare la vita a studiare l'intelligenza artificiale, al confine tra statistica e linguaggio, tra macchina e mente». Re Rebaudengo si concentra sul lavoro di tutela di Venice Garden Foundation: «La nostra premura è che i Giardini Reali e l’Orto Giardino del convento della chiesa del Santissimo Redentore crescano nel tempo, nella consapevolezza del ruolo cardinale che i giardini ricoprono in un contesto sociale e, prima ancora, comunitario».
Il Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino
Per il Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino, invece, tocca all’oncologo e divulgatore francese David Khayat, che nel suo ultimo libro Arretez de vous privee enfatizza il lato positivo del consumo moderato del cibo e del vino. «Nel mio lavoro passo le giornate a parlare di prevenzione. A dire “attenzione”, “prudenza”, “equilibrio”. Comunico diagnosi, accompagno in visita i pazienti durante le loro terapie, vedo la paura nei loro occhi e la forza nelle loro famiglie. È un lavoro che porta con sé una grande responsabilità», le parole di Khayat, «Ma la sera, quando torno a casa, ho bisogno di bellezza, di lentezza, di terra. Ed è lì che il vino è entrato nella mia vita. Non come consumo, ma come respiro».
Il Grosso D’Oro Veneziano
Infine, per il Grosso D’Oro Veneziano, Thibaut Bruttin, in rappresentanza di Reporters Sans Frontières, no-profit impegnata nella difesa della libertà di stampa e nella tutela del giornalismo. «È un riconoscimento significativo del nostro impegno incondizionato nella difesa della libertà di stampa e del diritto a un’informazione attendibile in tutto il mondo», dichiara Bruttin, «in un momento in cui il giornalismo indipendente deve affrontare sempre più minacce, questo premio ribadisce l’importanza di difendere coloro che rischiano la vita per portare alla luce la verità. Lo dedichiamo a tutti i giornalisti che continuano a svolgere il proprio lavoro con coraggio, spesso correndo grandi rischi personali, al servizio del diritto all’informazione dei cittadini».
La fondazione Masi
La tradizione di anno in anno si rinnova assieme ai membri della Fondazione Masi, guidati dalla presidente Isabella Bossi Fedrigotti, dal vicepresidente Sandro Boscaini (anche Presidente di Masi Agricola) e dal segretario Marco Vigevani.«La responsabilità, per chi fa impresa, si misura nella capacità di saper guardare lontano pensando alle generazioni che verranno e ancora nell’assumersi il rischio di scelte coraggiose e di mantenere fede ai propri valori specialmente in contesti che cambiano velocemente», sottolinea Sandro Boscaini, Mister Amarone, «Il vino ci insegna proprio questo: rispettare i tempi della natura, valorizzare il sapere che ci è stato tramandato e, allo stesso tempo, saper evolvere».
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