Francesca Michielin: «Esco dal buio e ora canto le donne libere»
La cantautrice bassanese si racconta: «Oggi sento questo disco come se fosse il mio primo. Ho attraversato l’oscurità, anche per l’intervento che ho subito». Le nuove tracce dell’album in uscita il 30 ottobre

L’hanno processata e poi uccisa come una strega, anche se strega non era, Katherina Hetzeldorfer. La sua colpa era avere relazioni con altre donne, un fatto inaccettabile nel 1477. Di quel Medioevo che diventa specchio del nostro mondo e di donne come Hetzeldorfer - altre cinque in particolare - Francesca Michielin si serve per costruire un disco, un concept album, costruito per addizione. A Magia Bianca, uscito il 12 giugno scorso, la cantautrice bassanese ha aggiunto altre sei tracce, sei come le donne-figure guida, per comporre Magia Bianca, Magia Nera, in uscita il 30 ottobre per Columbia Records che parla di stregoneria, di donne che scelgono cosa vogliono essere, di libertà artistica (e quindi, per contro, anche dell’invadenza di una certa industria discografica), di buio e luce, di percorsi di rinascita ed emancipazione. Tanta roba, tutta insieme, in un anno vissuto intensamente, con un matrimonio di mezzo, un bel po’ di live e adesso questo nuovo capitolo che prelude a un altro tour. In partenza l’8 novembre da Trento e poi subito a “casa”, con tappa a Venezia (Malibran, 11 novembre) e poi anche a Trieste (Rossetti, 23 novembre) e a Padova (Geox, 25 novembre).
Il disco è stato anticipato dal singolo La mia ragazza che parla di sorellanza, di autodeterminazione. E che contiene una specie di slogan, quello che accade a una accade a tutte. L’abbiamo sentito spesso negli ultimi anni, dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. È una casualità o c’è dietro una riflessione?
«Stiamo parlando di una vicenda che ha scosso profondamente la coscienza di tutti, come mai prima. Per me che avevo praticamente la sua età e che sono veneta come lei, è stato un momento molto forte. Io poi ho avuto anche il privilegio di partecipare a iniziative della Fondazione. Il brano si ispira a una vicenda storica, ma ha tanti richiami all’attualità, a quel genere di relazioni tossiche dalle quali le donne cercano di sfuggire e non sempre riescono. Quindi sì, il collegamento c’è, non è una casualità».
In queste sei nuove tracce del disco fa riferimento a sei figure guida come Hildegard Von Bingen, la dea Ecate protettrice delle arti magiche, Diana regina delle streghe, Brigid e Artoria Pendragon. Come le ha scelte?
«Più che sceglierle le ho incontrate seguendo un percorso di ricerca che è partito dalla lettura di un libro su figure archetipiche medievali. Donne come Hetzeldorfer che venivano considerate e trattate come figure demoniache solo per la loro aspirazione alla libertà. Dopo la prima, ne ho cercato altre. Questo disco ha apparenti contraddizioni, ma è molto connesso alla spiritualità femminile, all’idea di libertà».
Magia bianca e magia nera hanno, di base, le stesse tecniche. Il risultato dipende dalle intenzioni di chi le pratica. È una metafora che lei usa anche per raccontare la sua idea di libertà artistica?
«Esistono tante visioni differenti sulla magia bianca e sulla magia nera. Mi piace quella di fine ’800 secondo cui la bianca è quella che procura armonia, mentre la nera ha a che fare con la manipolazione. Hanno la stessa forza ma sei tu che decidi se metterla al servizio del bene collettivo oppure usarla per il male. Nel mio disco i due termini sono più associati all’idea di luci e ombre, che sono in qualche modo figli dello stesso momento, della stessa pratica. Dopo la pandemia ho la sensazione che ci sia una forte resistenza verso l’introspezione: Evitiamo di scavare nell’oscurità di noi stessi per cercare quello che non va. Ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Indagare nel buio è un dolore necessario».
Lei infatti canta del buio come spazio da non evitare ma nel quale riconoscere paure e fragilità per arrivare a una nuova consapevolezza. Quanto c'è di autobiografico nel racconto di questo percorso?
«C’è tanto. È un percorso che ho fatto e che continuo a fare. E che mi ha fatto stare meglio. Oggi sento questo disco come se fosse il mio primo. Lo vivo come un ricominciare. Ho attraversato l’oscurità, anche per l’intervento che ho subito (una nefrectomia, ndr). Ho pensato che non sarei mai più riuscita a tornare a fare quello che facevo prima. Esplorare la parte oscura dentro di me mi ha aiutato e sono tornata con motivazioni ancora più forti. Sento però che questo disco è nato più per gli altri che per me, vorrei aiutare gli altri a fare lo stesso percorso per arrivare a sentirsi meglio, a essere più consapevoli».
Crede che questo disco possa segnare un punto di svolta nella sua carriera?
«Tutti diciamo così. Dopo ogni disco si usa dire che è quello della maturità, quello della svolta. Credo che sia normale cercare di alzare un po’ l’asticella e anche creare attesa. Io posso dire che non mi sono mai divertita come in questo periodo. E poi ho sempre sognato di fare un concept album. Esserci riuscita mi riempie di soddisfazione. Mi sento proprio come volevo».
E da questo nuovo tour cosa dobbiamo aspettarci?
«Più che un concerto, sarà un progetto teatrale molto particolare, che onorerà gli spazi in cui sarà accolto. È uno spettacolo in atti, il primo parte dall’ombra, in un’atmosfera cimiteriale, l’ottavo approda alla luce della consapevolezza acquisita. Sarà, un atto dopo l’altro, un racconto di vita, dall’infanzia all’età adulta. Ci saranno, oltre alla mia solita band, performer in costume. Credo che ci divertiremo tutti insieme».
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