La Cina rilegge Palladio: lezioni di spazio e stile

L’eredità del genio vista da quattordici architetti contemporanei a Pechino. La mostra “Chinese Voices on Palladio” sarà aperta fino all’11 ottobre, alla Tsinghua University

Marina Grasso

Che cosa può dire Andrea Palladio, oggi, all’architettura cinese contemporanea? È la domanda che si pone la mostra Chinese Voices on Palladio. From Classical Architecture to Contemporary Experiment al Tsinghua University Art Museum di Pechino, aperta fino all’11 ottobre. A rispondere è un Palladio sottratto all’immagine immobile dell’icona occidentale e riportato alla sua forza più concreta: un pensiero ancora attivo, capace di parlare di misura, proporzione, rapporto tra edificio e paesaggio, natura come interlocutrice del progetto, legame tra memoria e invenzione. Dopo averlo presentato al pubblico cinese con Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antico al Classico, ospitata dal Museo Nazionale della Cina dal 4 febbraio al 15 maggio e visitata da oltre mezzo milione di persone, il programma promosso dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina sposta ora lo sguardo sul presente.

Una rilettura con quattordici architetti cinesi contemporanei

In un Paese dove l’architettura è stata negli ultimi decenni uno dei motori più potenti della trasformazione urbana e sociale, Chinese Voices on Palladio porta questa eredità fuori da ogni reverenza celebrativa: non un modello da imitare, ma una materia di confronto per l’architettura contemporanea. E lo fa nel campus della Tsinghua University, tra le più autorevoli istituzioni accademiche cinesi, la cui Scuola di Architettura è un riferimento nella formazione delle nuove generazioni di progettisti. Il cuore della mostra è affidato a quattordici architetti di primo piano della scena cinese contemporanea, che si sono misurati con Palladio in installazioni, disegni, modelli, opere site-specific e videointerviste realizzate dai curatori e dal videomaker Andrea Verdelli. Quasi tutti hanno scoperto l’architetto durante gli studi, nei corsi dedicati alla storia dell’architettura occidentale, ma per loro il passaggio decisivo è stato il viaggio in Italia, e soprattutto in Veneto, tra le architetture palladiane che ancora oggi ordinano il paesaggio per cui sono nate.

Una lezione concreta di spazio

Nella grande civiltà delle ville venete, Palladio ha smesso di essere solo un capitolo di manuale per diventare lezione concreta di spazio, proporzione e paesaggio. Nel confronto con Palladio, molti architetti cinesi non guardano soltanto al Veneto: tornano anche alla propria storia. Le ville e i paesaggi palladiani richiamano ponti, acque, templi, giardini, Città Proibita, mausolei, luoghi della memoria cinese che riemergono non come paragoni decorativi, ma come presenze profonde. Il dialogo con Palladio diventa allora anche un modo per interrogare il rapporto della Cina contemporanea con il proprio passato. Accanto alla sezione architettonica, presenta una nuova serie fotografica di Lois Conner, artista americana che fotografa la Cina da quattro decenni e che per il progetto ha lavorato anche nel Veneto, con due campagne realizzate tra il 2024 e il 2025. Nei dodici dittici, le architetture palladiane e i paesaggi della Cina contemporanea sono messi in relazione per forme, proporzioni e corrispondenze visive.

Il percorso espositivo

Il percorso della mostra comprende anche la sezione “Palladio. Echi nel Contemporaneo”, curata da Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi, con opere degli artisti Luca Pozzi, Matteo Basilé, Davide Sebastian, Davide Bramante e Pietro Ruffo, che reinterpretano l’eredità palladiana con linguaggi diversi. Completa il progetto espositivo un volume in italiano, inglese e cinese, edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, che sostiene la mostra e ne accompagna la dimensione scientifico-editoriale. In autunno è inoltre prevista la giornata seminariale “Palladio Universale”, dedicata alle relazioni tra architettura cinese e architettura palladiana, con studiosi, esperti e accademici dei due Paesi. In pochi mesi Pechino accoglie così due mostre complementari su Palladio: la prima l'ha presentato nella profondità della sua storia, la seconda lo mette alla prova del presente, raccontando al pubblico cinese lo scalpellino divenuto architetto universale e, insieme, chiedendo alla Cina contemporanea di guardarlo senza reverenza sterile, con la libertà di chi interroga davvero un maestro. Perché un maestro, quando è ancora vivo, non vuole essere soltanto ammirato. È sempre pronto a rimettersi al lavoro.

Riproduzione riservata © il Nord Est