Gli Oscar blindati: l’attesa e i pronostici
La 98esima cerimonia a Los Angeles avrà luogo nella notte di domenica 15. Perde terreno Chalamet, favoriti “Una battaglia dopo l’altra” e “I peccatori”

Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 si celebrerà, per la 98esima volta nella storia, la cerimonia di consegna degli Oscar che, in Italia, potrà essere seguita in diretta televisiva su Rai 1 a partire dalle 23.30. I riflettori del Dolby Theatre di Los Angeles sono pronti ad accendersi per illuminare il palco di una edizione blindatissima a causa delle forti tensioni internazionali che proiettano un’ombra minacciosa sulla manifestazione.
L’Iran è lontano ma anche vicinissimo, considerando che sono candidati all’Oscar anche tre artisti iraniani: su tutti, il dissidente Jafar Panahi in corsa per il premio alla sceneggiatura del suo film, già Palma d’oro a Cannes, Un semplice incidente (tra i favoriti nella categoria della miglior opera internazionale).
Ma anche Mohammad Reza Eyni e Sara Khaki, candidati per il documentario Scalfire la roccia, dedicato alla prima donna eletta nel consiglio del suo villaggio, in Iran. Impensabile che la cerimonia possa svolgersi in una bolla impenetrabile di glamour e frivolezza: sono attese proteste e manifestazioni (per non parlare delle allerte di attacchi con droni) ma la drammatica realtà geopolitica potrebbe insinuarsi anche nei discorsi dei vincitori, scompaginando la liturgia di una manifestazione che vorrebbe evitare imbarazzi mediatici.
Ma separare l’arte dalla politica (come aveva auspicato Wim Wenders al Festival di Berlino, suscitando accese polemiche) non si può. Per di più nell’anno in cui i due titoli più nominati (I peccatori con il record di 16 candidature e Una battaglia dopo l’altra con 13) traggono la loro linfa proprio dalla realtà politica e sociale dell’America di ieri e di oggi: quella che ha vampirizzato, oppresso e sfruttato la cultura black e quella caotica di un presente intossicato da derive suprematiste e militari.

Sono i film che dovrebbero conquistare più statuette (tra cui le più ambite), considerando anche i segnali arrivati nelle scorse settimane dai premi che precedono l’Oscar. Se Una battaglia dopo l’altra è favorito come miglior film in assoluto, regia e sceneggiatura non originale (entrambe firmate da Paul Thomas Anderson), fotografia e montaggio; I peccatori di Ryan Coogler - affascinante contaminazione di dramma d’epoca, blues, western e horror – potrebbe agguantare 4 statuette: miglior sceneggiatura originale, casting e colonna sonora.
La quarta, la più sorprendente, arriverebbe dalla categoria per il miglior attore protagonista: la performance di Michael B. Jordan (“doppia”: nel film interpreta due gemelli) ha trovato molti estimatori, tanto che nelle ultime ore il favoritissimo Timothée Chalamet (Marty Supreme) sembra aver perso terreno.

Non tanto per alcune sue discutibili dichiarazioni (le “sparate” sulla inutilità del balletto e dell’opera sono state rese note a votazioni già chiuse) ma per una esposizione mediatica dell’attore divenuta estenuante. Sul fronte delle interpretazioni, quella n. 98 resta, in ogni caso, una delle edizioni più incerte: fatta eccezione per l’Oscar (sicuro) a Jessie Buckley come miglior attrice protagonista per Hamnet e detto del testa a testa Jordan/Chalamet (con Di Caprio a fare da terzo incomodo), nella categoria dei non protagonisti il pronostico resta aperto.
Tra gli uomini è sfida tra Sean Penn (per il suo colonnello Lockjaw nel film di Anderson) e il veterano Stellan Skarsgård (Sentimental Value). Tra le donne è favorita la “strega” Amy Madigan (Weapons) su Teyana Taylor (Una battaglia dopo l’altra). Anche nella cinquina per il miglior film straniero, il vincitore non è scontato: potrebbe trionfare il danese Sentimental Value (un classico dal sapore bergmaniano) o L’agente segreto (il Brasile bisserebbe il successo dello scorso anno dopo l’Oscar a Io sono ancora qui) o, appunto, Un semplice incidente (che, formalmente, è il candidato della Francia, essendo stato girato clandestinamente in Iran) con la sua potente e attualissima carica emotiva antiregime.

Poche possibilità, invece, per The Voice of Hind Rajab il cui attore protagonista, il palestinese Motaz Malhees, non ha ottenuto il visto per gli Stati Uniti: «Puoi bloccare un passaporto, ma non una voce», è stato il suo commento. Altri premi prevedibili: il fenomeno Kpop Demon Hunters (migliore animazione e canzone) e il Frankenstein di Del Toro, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, favorito nelle categorie tecniche (scenografia, costumi e trucco).
Infine, nella tendenza “distributiva” degli ultimi anni, potrebbero tornare a casa con una statuetta a testa anche l’automobilistico F1 per il sonoro e Avatar. Fuoco e cenere per gli effetti visivi.
La cerimonia sarà condotta per la seconda volta consecutiva dal comico Conan O’Brien mentre sul palco si avvicenderanno decine di presentatori: tra gli altri, Javier Bardem, Demi Moore, Adrien Brody, Anne Hathaway, Robert Downey Jr., Nicole Kidman e Gwyneth Paltrow.
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