Il fenomeno K-Pop contagia il Nord Est

Sold out in Veneto lo show che celebra musica e cultura coreane

fondendo coreografie spettacolari, visual e narrazione

Cristiano Cadoni
Gli artisti dello show “K-Pop is coming"
Gli artisti dello show “K-Pop is coming"

Piace ai ragazzini, vero. Ma questo è davvero troppo poco per farsi un’idea del K-Pop, fenomeno che negli ultimi anni è letteralmente dilagato, incurante di qualsiasi confine, geografico e culturale. L’ultima ondata, quella in corso, figlia del successo planetario di K-Pop Demon Hunters, 236 milioni di visualizzazioni su Netflix – titolo più visto di sempre sulla piattaforma – oltre che miglior film d’animazione e miglior colonna sonora agli ultimi Oscar, è prevalentemente musicale. E si traduce in una proliferazione di tributi e show ispirati a che fa la gioia dei fan, ai quali non sembra vero di potersi abbandonare per un’ora e mezza alle suggestioni di musica, performance ed effetti speciali del repertorio coreano.

Tra questi c’è lo show “K-Pop is coming” che, dopo aver fatto tappa sabato 12 aprile  a Bassano del Grappa, si prepara a sbarcare anche a Fossalta di Portogruaro il 10 maggio ed ad Este il 22 luglio (biglietti sono ancora disponibili per tutte le date a 34,50 euro) all’interno di un tour di oltre trenta tappe che sta registrando sold out anche in grandi città come Firenze, Napoli e Roma. Certo, qualche problemino legale dev’esserci stato se un paio di mesi fa lo spettacolo si presentava fin dal titolo (Demon Hunters and Soda Pop) direttamente connesso con il film distribuito da Netflix. La piattaforma, per quanto si sa, avrebbe richiesto una correzione in corsa, sia formale (nel titolo, appunto), che sostanziale (con trucchi e scenografie più neutre, non direttamente riconducibili alle tre protagoniste del film). Ma intanto lo show va avanti, presentandosi come una «esperienza immersiva che fonde musica dal vivo, narrazione e visual scenografici: ritmo, coreografie spettacolari e atmosfere intense accompagnano il pubblico in un viaggio dove suono, luce e movimento si incontrano in una grande esplosione di energia». Al centro dello spettacolo c’è l’esibizione dei dieci componenti del corpo di ballo. Più sfumata, dunque, la presenza di una prima linea a tre, che richiamerebbe le eroine Rumi, Mira e Zoey.

Se il prodotto avrà o meno lo stesso successo sarà il pubblico a dirlo. Il regista Giuseppe Stancampiano è fiducioso: «Il fenomeno della musica K-Pop è entrato in maniera irruente nel panorama nazionale, conquistando un pubblico sempre più ampio. Ha coinvolto in primis i bambini, diventando per loro un punto di riferimento musicale, estetico e culturale».

Un altro momento dello spettacolo
Un altro momento dello spettacolo

E proprio i più piccoli sono quelli che subiscono il fascino dei giovani idoli coreani, che macinano record sulle piattaforme di streaming e sui social, che riempiono stadi e palazzetti, che sono contesi per i featuring dalle grandi star del pop e che affollano anche sfilate di moda e altri eventi. La musica, a volerla descrivere, è una dance-pop contaminata dal rap, dall’hip hop, dalla dance e dall’elettronica, ma ci si trovano dentro anche un po’ di rock e perfino jazz e musica classica. I testi sono semplici, qualche frase in inglese. Ma attenzione: gli show, costruiti con rigore militare, sono veramente spettacolari.

In quanto al K-Pop, la musica è solo una piccola parte. Il fenomeno è assai più vasto, coinvolge letteratura e arti. Discende dagli idol giapponesi, protagonisti angelici e patinatissimi dei cosiddetti drama (poi declinati in k-drama) che hanno per protagonisti bravi ragazzi che conquistano – anche con la loro gestualità kawaii (il cuore fatto con la mano, per esempio) - una fascia di pubblico che va dalla prima adolescenza fino alla soglia dell’età adulta. Musicalmente i pionieri sono stati i Seo Taiji and Boys che dal 1992 hanno portato sulla scena elementi di hip-hop e musica occidentale, contaminando la musica coreana. Vent’anni dopo è arrivato il Gangnam Style di PSY. Nel 2020 c’è stata l’esplosione del ciclone BTS, prima boyband di K-Pop a conquistare le classifiche con Dynamite. Da allora le band si sono moltiplicate e così, inevitabilmente, anche gli spettacoli, perché il fenomeno è tutt’altro che al tramonto. —

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