Il Pompidou prende casa al Roverella di Rovigo
La città veneta nel circuito delle grandi mostre internazionali: tra il 2027 e il 2028 da Parigi arrivano il Cubismo e Mirò. Sette mostre in due anni. A novembre le foto di Man Ray

Rovigo entra nella geografia internazionale del Centre Pompidou. Lo ha annunciato ieri la Fondazione Cariparo, presentando la programmazione 2027-2028 di Palazzo Roverella e Palazzo Roncale: sette mostre, tra le quali una rassegna sul Cubismo nel 2027 e una dedicata a Joan Miró nel 2028, entrambe costruite sulle collezioni del museo parigino.
Il nuovo biennio è stato illustrato dal presidente della Fondazione, Rosario Rizzuto, insieme ad Alessia Vedova, responsabile del patrimonio artistico e degli eventi espositivi.
Grazie all’accordo, definito storico, siglato da Fondazione Cariparo con il Centre Pompidou, Palazzo Roverella sarà l’unica sede italiana ad accogliere due grandi mostre dell’istituzione parigina durante la trasformazione dell’edificio progettato da Renzo Piano e Richard Rogers, la cui riapertura è prevista nel 2030.
L’intesa rientra in “Centre Pompidou Constellation”, il programma con cui, durante i lavori, il museo continuerà a presentare le proprie collezioni e attività in importanti istituzioni culturali francesi e internazionali.
Per la prima volta il raggio d’azione del Pompidou si estende anche all’Italia, con una mostra su Kandinskij a Palazzo Bonaparte a Roma e i due progetti previsti a Rovigo: un dato che misura la posizione conquistata dalla città grazie a Palazzo Roverella e alla rete di rapporti costruita negli anni da Fondazione Cariparo.
L’annuncio arriva a poche settimane dalla chiusura, il 28 giugno, di “Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi”, conclusa con 40 mila visitatori. Un risultato che si inserisce in una storia cominciata nel 2005: da allora Palazzo Roverella ha richiamato oltre un milione e duecentomila visitatori, facendo delle mostre una ragione precisa per raggiungere Rovigo.
Kandinskij aveva totalizzato 88 mila ingressi nel 2022, Renoir 73 mila nel 2023, Toulouse-Lautrec 63 mila nel 2024. Ma anche titoli meno popolari hanno trovato un pubblico consistente: “Hammershøi e i pittori del silenzio” ha superato i 43 mila visitatori, mentre la prima grande monografica italiana dedicata a Rodney Smith ne ha richiamati 31 mila. Numeri che mostrano come il pubblico non risponda più soltanto al nome in cartellone, ma anche alla continuità e alla credibilità della programmazione.
«Le mostre del Roverella e del Roncale rappresentano un patrimonio importante: contribuiscono alla crescita culturale delle comunità, rafforzano l’attrattività di Rovigo e generano opportunità che coinvolgono il turismo, l’economia e il tessuto sociale. Fondamentale è la collaborazione con le istituzioni culturali e civili del territorio, a partire dal Comune di Rovigo e dall’Accademia dei Concordi», ha sottolineato Rizzuto, ricordando inoltre il sostegno di Intesa Sanpaolo alla realizzazione dei grandi progetti espositivi.
Il primo dei due progetti realizzati con il Pompidou prenderà forma nel febbraio 2027: un’ampia mostra tematica sul Cubismo, curata da Christian Briend, responsabile del dipartimento delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne.
Picasso, Braque e Léger saranno al centro di una rassegna dedicata al movimento che nei primi decenni del Novecento cambiò radicalmente il modo di guardare e rappresentare la realtà, scomponendo le forme e moltiplicando i punti di vista. Nel 2028 seguirà la mostra su Joan Miró, con un’ampia scelta di opere che la renderà la più importante rassegna italiana dedicata all’artista catalano.
La nuova stagione del Roverella inizierà però già il prossimo 13 novembre con una grande monografica dedicata a Man Ray, protagonista delle avanguardie tra Dada e Surrealismo, che trasformò la fotografia in un laboratorio di invenzione. Aperta fino al 31 gennaio 2027, l’esposizione conferma la linea autunnale dedicata ai grandi maestri internazionali della fotografia.
Nel corso del 2027 è prevista inoltre una quarta grande mostra, ancora coperta dal riserbo ma indicata dalla Fondazione come sorprendente.
A questo respiro internazionale si affianca l’attività di Palazzo Roncale, seconda sede espositiva di Fondazione Cariparo, a pochi passi dal Roverella, che dal 2020 ospita la serie “Storia e storie del Polesine”. Un ciclo che riporta in primo piano personalità, opere e vicende del territorio, spesso a partire da ricerche inedite, come “Gian Antonio Cibotto. Il gusto del racconto”, conclusa il 28 giugno.
La prossima mostra si aprirà il 4 dicembre con “Luigi Groto, il Cieco d’Adria. L’uomo dell’impossibile”, curata da Antonio Lodo e Antonio Giolo e visitabile fino al 27 giugno 2027. Poeta, drammaturgo e oratore, Groto fu una delle figure più originali del Cinquecento italiano ed europeo, cui il progetto espositivo intende restituire il rilievo di un’opera capace di circolare ben oltre i confini polesani.
Tra dicembre 2027 e giugno 2028 sarà poi la volta di “Elisabetta Marchioni. Il linguaggio dei fiori”, a cura di Alessia Vedova. Per la prima volta una mostra tenterà di dare un volto e un profilo più definito alla pittrice attiva a Rovigo tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, ammirata per il virtuosismo delle sue composizioni floreali ma ancora avvolta da molte incertezze biografiche e attributive, nonostante le siano attribuite numerose opere conservate nei musei o comparse sul mercato antiquariale.
Una terza mostra, ancora in preparazione, completerà nel 2028 la programmazione del Roncale. Sette appuntamenti, quindi, che dal Centre Pompidou alla riscoperta del Polesine, consegnano a Rovigo un altro biennio espositivo di grande rilievo.
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