La natura nelle stampe, così l’arte di Tiziano varcò ogni confine

Disegni e incisioni, la fortuna del contesto ambientale che uscì dall’atelier e divenne immortale, segnando la storia della pittura da Venezia alle Fiandre

Bernard Aikema, Thomas Dalla Costa
Tiziano e il paesaggio, le stampe che cambiarono la storia dell'arte
Tiziano e il paesaggio, le stampe che cambiarono la storia dell'arte

Di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa curatori della mostra: “Tiziano e il Paesaggio”

Al di là dei tre dipinti autografi del maestro, in cui il paesaggio rappresenta una componente importante che si integra nel tessuto pittorico più e meglio di quanto accadeva nelle opere di artisti precedenti, un ruolo determinante lo assumono in questa esposizione le opere su carta.

Fu infatti proprio grazie a disegni, xilografie e incisioni che il modello del paesaggio tizianesco si diffuse e conquistò le generazioni successive di artisti. Se i disegni con sfondi paesaggistici da un lato potevano rivestire una funzione rilevante nel processo creativo dell’artista e della sua bottega, fungendo da elementi ready-made da riutilizzare in occasioni diverse, dall’altro xilografie e incisioni gettarono le basi per la diffusione di una nuova tipologia. Più accessibili ed economiche, viaggiavano e venivano raccolte e utilizzate come repertorio nelle botteghe artistiche.

Tiziano Vecellio: San Giovanni Battista, 1540-42 circa, olio su tela, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tiziano Vecellio: San Giovanni Battista, 1540-42 circa, olio su tela, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Nella Venezia di inizio Cinquecento l’affermazione dei paesaggi incisi dovette anche trovare condizioni favorevoli in un contesto culturale interessato allo studio, all’ordinamento e alla rappresentazione dello spazio naturale, oltre alla presenza di una specifica domanda da parte dei collezionisti attratti dalla capacità degli artisti di descrivere la vasta realtà circostante e nel contempo a rendere il senso di luce e ombra in opere monocrome, senza l’ausilio del colore.

La grande intuizione di Tiziano, abile imprenditore oltre che artista di grido, ebbe un ulteriore punto di svolta grazie all’incontro e alla collaborazione con il padovano Giulio Campagnola e in seguito con l’erede artistico di questi, il figlio adottivo Domenico.

Ancora poco chiare sono le dinamiche che portarono il cadorino a confrontarsi e a collaborare coi Campagnola. Tuttavia è proprio negli esercizi grafici di Domenico, talvolta scambiati dalla critica per opere dello stesso Tiziano, come nel caso del Paesaggio con San Giovannino degli Uffizi (presente in mostra), che sembra possibile riconoscere una certa unità d’intenti, sul piano tecnico e stilistico e sulla struttura compositiva.

Tiziano VeCellio: Orfeo e Euridice - olio su tavola, 1510 ca - Bergamo, Fondaz. Accademia Carrara
Tiziano VeCellio: Orfeo e Euridice - olio su tavola, 1510 ca - Bergamo, Fondaz. Accademia Carrara

Si tratta di disegni particolarmente finiti, in cui l’elemento naturale e il paesaggio pur non essendo il protagonista unico, assumono un ruolo di assoluta preminenza. Sono opere dallo sviluppo tendenzialmente orizzontale, abitate da figure e animali posizionati in primo piano rispetto a paesaggi caratterizzati da terreni ondulati, con macchie di vegetazione e gruppi di edifici, e il cui digradare in profondità è generalmente suggerito dallo scorrere di sinuosi corsi d’acqua. Questi elementi accomunano gli esiti dei due giovani artisti.

È in questo torno d’anni che la loro sperimentazione getta le basi per l’introduzione di una nuova tipologia di immagini, che ritroveremo poi rielaborata nei decenni successivi sia in opere dipinte del Cadorino, sia in altre invenzioni incise a lui riconducibili.

Tiziano e il paesaggio, le stampe che cambiarono la storia dell'arte
Tiziano e il paesaggio, le stampe che cambiarono la storia dell'arte

Per queste ragioni la mostra non poteva prescindere dalla presenza di alcune delle più rappresentative opere grafiche di Campagnola come del Vecellio, incise dai suoi principali collaboratori tra cui Nicolò Boldrini e Cornelis Cort.

Ma c’è di più, ovvero l’impatto dei “paesaggi” tizianeschi sulle successive generazioni di artisti. Se l’apprezzamento per la nuova tipologia di opere aprì fin da subito inedite strade alla sperimentazione da parte di altri artisti, coinvolgendo già i contemporanei di Tiziano come Girolamo Muziano, Paolo Fiammingo e persino Paolo Veronese (per esempio in alcuni suoi affreschi a Villa Barbaro), tale fenomeno non tardò a valicare anche i confini nazionali.

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La redazione
Tiziano Vecellio: San Giovanni Battista, 1540-42 circa, olio su tela, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Ciò fu possibile in primis proprio per via del medium adottato. Nel corso del Cinquecento il commercio internazionale di stampe e libri si era consolidato a tal punto che qualsiasi materiale a stampa diveniva disponibile praticamente in tutti i principali centri commerciali d’Europa entro un anno dalla sua pubblicazione.

Per questo la fortuna dei paesaggi di Tiziano emerge con forza, ad esempio, nel panorama artistico del Seicento fiammingo, manifestandosi in forme diverse e in vari momenti. Sebbene lo specifico genere del paesaggio si sia sviluppato in quelle regioni articolandosi in numerose direzioni, Tiziano rimase un punto di riferimento per tutto il secolo. Nel suo Het Schilder-Boeck del 1604, il pittore e scrittore Karel van Mander spronava gli aspiranti artisti a studiare le xilografie tratte da Tiziano per i loro lavori ( tra questi anche Rubens e Rembrandt) e quelle medesime stampe, integrate da nuovi esemplari, confluirono negli album di collezionisti e artisti della seconda metà del XVII secolo.

Un risvolto ancora diverso assunse la diffusione dei modelli tizianeschi in Francia, un fenomeno culturale importantissimo che vide il contributo di diversi attori: oltre agli artisti, decisivi furono i mercanti, i collezionisti e i critici. Il ruolo giocato dal paesaggio di carattere tizianesco appare evidente. Prima fu André Félibien nelle Entretiens (1666-1688) a celebrare l’abilità di Tiziano nella resa dei paesaggi, tanto che “ non esiste nessun altro pittore che ne abbia creati di paragonabili ai suoi”.

In seguito il giudizio sarebbe passato da puramente qualitativo a un vero e proprio precetto didattico: così Roger De Piles nel suo Cours de peinture par principes (1708), un testo pensato per l’educazione di aspiranti pittori, invitava i suoi lettori a copiare le stampe e soprattutto le xilografie di paesaggio del Vecellio. Artisti quali Jean-Antoine Watteau e Jean-Honoré Fragonard non si sottrassero a questo invito e oltre a copiare direttamente i fogli del Cadorino, imitandone anche la tecnica, nel caso del primo se ne lasci profondamente ispirare per i propri dipinti di storia e di paesaggi – per quanto concerne il secondo.

Fondamentale fu anche il diffondersi dei volumi a stampa che riproducevano collezioni o nuclei omogenei di opere, ovvero le cosiddette recueils (raccolte). A partire dalla seconda metà del Seicento, queste imprese editoriali, assieme ai cataloghi di vendita, costituirono i nuclei fondamentali dello sviluppo della moderna connoisseurship.

 

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