Players, molto più di un gioco: al museo M9 il videogame parla di noi
Da Pong al Nintendo, fino alla Playstation: come è cambiato il modo di divertirsi con la tecnologia. Una mostra esplora l’evoluzione delle passioni dagli anni Novanta a oggi

Piccole tv da una ventina di pollici, il Nintendo con le cartucce e il Super Nintendo con Super Mario Kart. Un arco composto da pannelli Led che celebrano Doom, uno dei primi sparatutto anni Novanta. Poco distanti, i cabinati di Nba Jam e di Double Dragon fanno riecheggiare serate marittime in sala giochi, per chi c’era, quelle con i gettoni in tasca. E, prima ancora, gli esperimenti videoludici degli anni Cinquanta e Sessanta, in un percorso che conduce alla fruizione dei videogiochi di oggi, fino alla PlayStation; non più solo un affare da sbrigare in prima persona, il videogame, ma un’arte (per molti la Decima) da guardare, come si gusta un film.
Presentata martedì 13 ottobre all’M9-Museo del ‘900 di Mestre e aperta da mercoledì 14, la nuova mostra “Players. Giochi, videogiochi, cultura e società” curata da Fabio Viola (docente e game designer) con Michelangela Di Giacomo, Giuseppe Cosenza e Damiano Bordoni racconta la storia dei videogiochi abbracciando epoche e stili di vita differenti. Osservando Pong, uno dei primi prodotti commercializzati da Atari, Pac-Man o il raro cabinato di Dragon’s Lair, al terzo piano del museo mestrino si respira non solo il cambiamento del modo di divertirsi di fronte a uno schermo, negli ultimi cinquant’anni, ma si traccia anche un breve bilancio del mutamento degli usi e dei costumi di una nazione.

L’esposizione dialoga strettamente con i due piani sottostanti dell’M9, dove prende vita, sempre da mercoledì 14 ottobre, anche “Giocare all'italiana. Storia, costume e società attraverso il giocattolo del Novecento” (curatela della direttrice di M9 Serena Bertolucci e di Giuseppe Saccà); ovvero l’homo ludens, che, decennio dopo decennio, ha costruito la propria Storia anche con basilari momenti passati a divertirsi. Un verbo apparentemente tanto semplice, quasi banale, “giocare” contiene intere galassie di significati: uno specchio ingranditore dei passaggi di tempo, dalla ruralità al boom, arrivando alla digitalizzazione e all’educazione interattiva.
Accanto ai dispositivi e ai giochi, “Players” ospita oggetti e materiali inediti, mai esposti prima, provenienti da collezioni e realtà culturali legate al mondo del gioco. Ad arricchire il percorso ci sono interviste realizzate per la mostra a protagonisti internazionali della storia del videogioco come Sid Meier, Yuka Kitamura e Jon Wilcox, affiancate da oggetti originali messi a disposizione da loro. Un contributo importante è anche quello dei prestatori e delle istituzioni culturali che hanno messo a disposizione opere, oggetti e materiali, come Arcade Story, elettroLudica-Museo dell’intrattenimento elettronico, Lucca Comics & Games, il Museo della Cultura Pop, il Museo Nazionale del Cinema, Nintendo e Sony Interactive Entertainment Italia.
Il progetto espositivo curato dall’architetto Valentina Babolin e dal multimedia designer Vinicio Bordin interpreta dunque l’universo del videogioco attraverso una rilettura contemporanea dell’immaginario pop; il percorso di visita affianca all’allestimento tradizionale ambienti immersivi, fondendo linguaggi architettonici, grafici e multimediali per offrire in ogni sala un’esperienza differente.
Tre le sezioni, con ampie possibilità di interazione. La prima, #Play, ripercorre la storia del videogioco come mezzo e come pratica sociale; #Watch esplora la giocosità visiva come spettacolo, il suo dialogo con il cinema e le arti visive, la nascita degli eSport e le nuove forme di intrattenimento condiviso, tra sequenze cinematografiche, fotografia virtuale e cultura dello streaming. #Create, infine, entra nel cuore della creazione videoludica raccontando il lavoro di autori e autrici che hanno fatto del loro mestiere una forma d’espressione originale, mostrando come si possa diventare a propria volta protagonisti ideando livelli, mondi, regole ed esperienze.
“Players” e “Giocare all’italiana” saranno visitabili fino al 14 febbraio, dal mercoledì al venerdì (10-18), il sabato e la domenica (10-19); lunedì e martedì chiuso. Biglietti: m9museum.it.
Riproduzione riservata © il Nord Est








